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aereo_okAereo non ce l’ha fatta. Barry Diller, il patron del progetto, ha dichiarato “It’s over”. Aereo è la start-up che costruisce e distribuisce, per 8 dollari al mese, un’antenna a forma di orecchi di coniglio in grado di captare il segnale televisivo del digitale terrestre e inviarlo a tutti i dispositivi collegati a Internet dotati di uno schermo. Secondo uno studio di eMarketer già il 36% degli americani ha un apparecchio televisivo connesso a Internet che salirà al 54% nel 2017. La presenza di Aereo è una sorta di bomba a orologeria per i grandi network televisivi che fanno affari miliardari vendendo i diritti di ritrasmissione dei propri palinsesti alle televisioni a pagamento. I diritti di ritrasmissione portano ai bilanci dei broadcast network (ABC, NBC, CBS, Fox ecc.) 4 miliardi di dollari l’anno che saliranno a 7 nei prossimi anni. Un business che potrebbe essere rovinato definitivamente dal coniglio di Aereo che già è operativo in 12 città americane tra cui New York City. La minaccia per la TV non a pagamento non è poi così aleatoria. Ecco spiegata la crociata per scamozzare gli orecchi di Aereo.

Le reti televisive commerciali a grande diffusione negli USA che si sono costituite contro Aereo.

Le reti televisive commerciali a grande diffusione negli USA che si sono costituite contro Aereo.

Naturalmente ne è nata una battaglia legale di proporzioni epiche come l’ha definita il “Financial Times”. Aereo viola il diritto d’autore ed è un’attività fraudolenta dicono i network televisivi: no dice Barry Diller, è innovazione che spinge avanti il sistema sfruttandone le falle ed è il naturale approdo della tecnologia. Finora Aereo aveva vinto tutti gli scontri nei tribunali ordinari per perdere la super-finale alla Corte Suprema che, con un verdetto netto (6 giudici contro 3), ha dato ragione ai network televisivi: Aereo viola il diritto d’autore come definito nel Copyright Act del 1976. Proprio su una falla legislativa di questa normativa si fondava l’azione di Aereo.

A schierasi con Aereo Sono stati i 3 giudici ultraconservatori che hanno espresso un netto dissenso nei confronti della sentenza perché crea un precedente devastante per lo sviluppo del cloud computing, la tecnologia più calda del momento, destinata a cambiare le abitudini di miliardi di consumatori. Anthony Scalia ha commentato

Non è compito della Corte Suprema identificare e colmare le falle legislative della legge sul copyright. Spetta al Congresso farlo.

L’imbarazzo dei giudici progressisti si è espresso nella dichiarazione del relatore di maggioranza che sembra una “excusatio non petita” nei confronti delle start-up impegnate in una politica di innovazione a rottura.

Sta di fatto che dopo anni orribilmente torridi per i grandi gruppi media tradizionali, paragonabili agli ultimi due mondiali dell’Italia, il vento è cambiato e adesso le nuove e rivoluzionarie iniziative delle start-up tecnologiche non incantano più e anche le istituzioni iniziano a guardarle in modo differente. In Europa questo già avviene da anni, negli USA è una bella novità. Se n’è accorto anche Chet Kanojia, fondatore di Aereo, che ha colto il senso della sentenza quando ha affermato che si sta andando verso un sistema che esige l’autorizzazione per l’innovazione tecnologica. In effetti la massima della Silicon Valley “Meglio chiedere scusa che il permesso” non piace più alla Corte Suprema. Il commento dell’“Economist” è il più appropriato “the disruptor has been disrupted”.

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