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Un’astronave alla conquista dell’universo

spazioJeff Bezos ha una passione sconfinata per Star Trek. Lo scorso luglio si è presentato sul set di Star Teck Beyond per una comparsata nel ruolo di un anonimo alieno. Si dice che sia arrivato sul set con nove guardie del corpo e tre limousine e che abbia aspettato tutto il giorno per attendere la scena da girare. La passione per l’epica serie televisiva lo ha portato a fondare la Blue Origin, un’impresa di proprietà dello stesso Bezos, che si prefigge di praticare il turismo spaziale e magari, in futuro, colonizzare l’universo. Quella per l’esplorazione spaziale è una passione che Bezos condivide con altri visionari di lusso come Elon Musk e Sir Richard Branson. Per il momento l’astronave di Bezos, che si chiama Amazon, sta colonizzando il pianeta Terra a ritmi furiosi.

Probabilmente la febbre per le imprese spaziali ha formato anche il pensiero e l’azione imprenditoriale di Amazon. Una impresa che pensa e agisce nel lungo periodo e non si fa per niente ammaliare dalle sirene dello shortism che Bezos acqueta con la sua esplosiva risata.

Adesso la visione a lungo termine di Amazon inizia a raccogliere i suoi frutti anche tra i più diffidenti e censòri analisti di Wall Street. Dall’inizio del 2015 le azioni di Amazon sono cresciute del 173% portando la capitalizzazione a 400 miliardi di dollari che la pone al quinto posto tra le società con maggiore valore borsistico. Morgan Stanley prevede una crescita del 16% annuo tra il 2016 e il 2025, più sostenuta di quella di Google e di Facebook. Credit Suisse stima che se Amazon mantiene una crescita del 15% metterà a segno la più “veloce, duratura, consistente e aggressiva espansione di una grande azienda nella storia del business moderno”.

Oltre l’e-commerce
capitalizzazione

Fonte: The economist

Nel 2017 Amazon investirà 4,5 miliardi di dollari in contenuti per la televisione e il cinema, più di HBO e di Netflix. Amazon Web Service (AWS), l’insieme di servizi di cloud computing per terzi, nel 2016 ha raggiunto 12 miliardi di ricavi con un incremento del 150% annuo dal 2014. La piattaforma di e-commerce, resa disponibile a terzi parti, genera ancora il doppio dei ricavi di AWS. Amazon può altresì facilmente espandersi in altri comparti come la logistica, la pubblicità, i big data e via dicendo. Sir Martin Sorrell, il boss di WPP che è la più grande agenzia pubblicitaria del mondo, recentemente ha dichiarato “Sapete che cosa mi preoccupa di più quando alla sera mi addormento e al mattino mi risveglio? È Amazon!” Lo stesso Sorell ha inventato il termine per definire le relazioni con le imprese tecnologiche come Amazon: frenemy (friend+enemy). Infatti per molte imprese Amazon è una piattaforma di marketplace sui cui sviluppare il proprio business e al contempo un temibile e risoluto competitor di quello stesso business. Amazon ha dichiarato che ci sono più 100mila aziende che sviluppano sul suo marketplace un’attività che genera ricavi superiori ai 100mila dollari. Alcuni analisti ipotizzano che il futuro di Amazon è quello della utility.

Nubi all’orizzonte
Washington_Post

Ecco il post di Donald Trump che accusa Bezos di usare il Washington Post come un giocattolo per i suoi scopi politici: evadere le tasse e scongiurare l’intervento dell’antitrust. Trump scrive a chiare note che Bezos ha “un enorme problema di antitrust perché controlla troppo. Del Post non gle ne frega niente, lo sta usando per scopi politici per salvare Amazon dalle tasse e per salvare Amazon dall’antitrust”

Sopra Amazon non c’è solo cielo terso e stellato, ci sono anche delle nuvole che si stanno addensando in modo minaccioso. C’è l’ostilità di Donald Trump che inizia a non soffrire più il cane da guardia del Washington Post, che, nel 2013, Bezos ha acquistato dalla storica famiglia Graham. Un’inchiesta del Washington Post ha portato alle dimissioni di Michael Flynn, il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. Secondo “L’Hemingway di Twitter”, come si autodefinisce Trump ambendo al Nobel per la letteratura, Bezos ha un enorme problema antitrust e potrebbe essere proprio l’antitrust a fermare la corsa di Amazon, come è accaduto con Microsoft.

Il magazine “The Economist” ha dedicato due ampi servizi ad Amazon dai quali abbiamo ricavato le informazioni dei paragrafi precedenti. Uno di questi, Amazon Empire, sintetizza bene il momento magico dell’impresa fondata da Bezos. Lo offriamo ai nostri lettori nella traduzione italiana di John Akwood. Benvenuti a bordo dell’Amazon enterprise.

* * *

Ce n’est qu’un début
170%

La percentuale di crescita della capitalizzazione di Amazon dal 2014

Amazon è un’impresa straordinaria. Per ogni dollaro speso online negli USA, Amazon se ne aggiudica mezzo. È il fornitore leader di cloud computing a livello mondiale. Quest’anno Amazon spenderà il doppio di HBO in contenuti televisivi. Tra i prodotti commercializzati con il proprio marchio ci sono pile, mandorle, vestiti e altoparlanti da connettere a dispositivi di assistenza vocale virtuale in grado di controllare, tra l’altro, l’accensione e lo spegnimento delle luci e degli irrigatori del giardino.

Gli investitori di Amazon stanno agendo in base alla premessa che siamo solo all’inizio. Dalla fine del 2015 il suo valore azionario è schizzato del 173%, sette volte tanto gli anni precedenti e 12 volte superiore all’incremento medio dell’indice S&P 500. Con un valore di 400 milioni di dollari è la quinta società più capitalizzata del mondo. Mai un’impresa ha registrato una capitalizzazione così elevata con profitti così bassi: il 92% del suo valore è dovuto ad aspettative di profitto che potranno verificarsi solo dopo il 2020.

Questo succede perché gli investitori prevedono una crescita straordinaria dei ricavi dai 136 miliardi di dollari del 2016 al mezzo trilione di dollari nel prossimo decennio. C’è la speranza che Amazon possa diventare l’impresa in grado di generare i profitti più alti di ogni altra corporation. C’è molto scetticismo a questo proposito: Amazon deve crescere più velocemente di qualsiasi altra grande impresa nei tempi moderni per giustificare questa valutazione. Può ragionevolmente farcela?

È facile individuare alcune difficoltà. I rivali non stanno fermi. Microsoft ha progetti ambizioni nel cloud computing; Walmart ha già ricavi che sfiorano i 500 miliardi di dollari e sta rafforzando la sua presenza online. Se succede qualcosa a Jeff Bezos, il fondatore e il boss di Amazon, il vuoto sarà eccezionalmente difficile da colmare. Ma il quesito più appariscente è: quante possibilità ha Amazon di raggiungere un obiettivo che non ha precedenti?

Un nuovo tipo di approccio

La crescita di Amazon è ampiamente dovuta all’insolito approccio a due aspetti della vita di un’impresa. Il primo di questi è il tempo. In un’epoca in cui la routine è lavorare per risultati a breve termine, Amazon è decisamente focalizzata sul lungo periodo. Bezos non manca di sottolineare l’importanza di sviluppare i due business principali di Amazon, l’e-commerce e il servizio di cloud computing (AWS). Nel comparto dell’e-commerce più consumatori Amazon riesce a portare sul proprio negozio, più rivenditori vogliono vendere su quello. Questo porta ad Amazon più risorse per nuovi servizi come la consegna in due ore o lo streaming di audio e video che, a loro volta, attraggono nuovi consumatori. Il terzo circolo virtuoso inizia a girare intorno ad Alexa, se viene sempre più usato dai consumatori. Così gli sviluppatori saranno stimolati a creare sempre più servizi.

Fino a quando gli azionisti mantengono la loro fiducia in questo modello, la valutazione strabiliante di Amazon sembra una profezia che si autoavvera. L’impresa continuerà ad investire e questi investimenti contribuiranno a renderla più forte. Questa fiducia è sostenuta dai record di Amazon, anche se ha avuto i suoi bravi problemi – il suo tentativo di costruire uno smartphone è stato un fallimento. Ma il business sta iniziando a macinare soldi. Lo scorso anno il cashflow (prima degli investimenti) è stato di 16 miliardi, più del quadruplo del livello raggiunto cinque anni fa.

Se l’approccio di Amazon alla crescita è insolito, lo è anche l’enorme varietà delle sue attività. La lista dei potenziali competitor, come affermato nel suo report annuale, comprende imprese manifatturiere, motori di ricerca, social network, industrie alimentari, produttori di servizi e media di ogni tipo. Una tale ampiezza di attività è più consona a un conglomerato che a un rivenditore; il che rende la valutazione borsistica di Amazon ancor più sorprendente: i mercati azionari generalmente applicano uno  “sconto conglomerato” che riflette le loro oggettive inefficienze.

Molti di questi servizi sono a supporto della espansione di Amazon e anche di quella di altre imprese. L’esempio ovvio è AWS che motorizza l’operatività di Amazon così come quella di altre imprese. Infatti Amazon noleggia spazio ad altri soggetti nei suoi centri di smistamento. Nel Kentucky è in costruzione, con un investimento di 1,5 miliardi di dollari, un centro per lo smistamento di merci con una flotta di aeromobili. Amazon ha inoltre varato una nuova tecnologia, Amazon Go, il primo supermercato al mondo senza casse. Sta inoltre sperimentando i droni per le consegne a domicilio. Presumibilmente questi nuovi strumenti saranno resi disponibili ad altri eventuali clienti. Alcuni pensano che Amazon possa trasformarsi in un nuovo tipo di utility che fornisce infrastrutture per il commercio, dalla potenza di calcolo ai pagamenti e alla logistica.

Un gigante che non può nascondersi

E qui sta il reale problema delle aspettative su Amazon. Se riesce a completare questo suo programma, senz’altro richiamerà l’attenzione dei regolatori. Per il momento è improbabile un’azione antistrust. Amazon non è ancora il più grande rivenditore al minuto, il mercato più maturo in America. L’antitrust interviene quando una situazione interessa i consumatori e i prezzi. Visto in questa ottica Amazon appare fuori da ogni pericolo. I consumatori amano Amazon: secondo una indagine di Harris è l’azienda più altamente considerata in America. Inoltre AWS è un vantaggio per le startup.

Ma più Amazon cresce, più sale la febbre per il suo potere. Sul piano prettamente antitrust ciò pone una questione: se riesce a fare tanti soldi quanti se ne aspettano gli investitori – un calcolo all’ingrosso stima che i suoi guadagni potrebbero valere l’equivalente il 25% della somma di tutti i profitti delle società occidentali quotate nell’area media e vendita al dettaglio – nasce oggettivamente una questione di antitrust. I regolatori, però, stanno cambiando il loro approccio alla tecnologia. In Europa  Google è sotto inchiesta perché stringe la sua morsa su business adiacenti. L’immunità delle piattaforme digitali nei confronti delle responsabilità legali delle loro attività –  come la pubblicazione di Facebook di contenuti infiammatori o l’inquadramento dei conducenti per Uber – è fortemente sotto scrutinio.

Il modello di business di Amazon spingerà i regolatori a pensare diversamente.  Gli investitori valutano la crescita di Amazon in base ai profitti; il che rende la politica dei prezzi predatori ancor più allettante. In futuro, le imprese dipenderanno sempre più dagli strumenti forniti dal loro maggiore competitor.  Se Amazon diventa un’utility per il commercio, dovrà essere regolata come tale. Gli azionisti hanno ragione nel confidare nelle potenzialità di Amazon. Ma il suo successo la metterà in collisione con una bestia ancora più grande, il governo.

 

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