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Il primo atto a favore degli animali
Nella illustrazione un particolare della copertina “Questione animale e veganismo. Scritti di Peter Singer, Leonardo Caffo e altri”, appena uscito con goWare.

Nella illustrazione un particolare della copertina “Questione animale e veganismo. Scritti di Peter Singer, Leonardo Caffo e altri”, appena uscito con goWare.

Nel 1679 re Carlo II d’Inghilterra emanò l’Habeas Corpus Act che, dopo sei secoli dava forza di legge all’articolo 15 della Magna Charta Libertarum. L’habeas corpus sanciva questo principio giuridico:

nessun uomo libero potrà essere arrestato, imprigionato, privato dei suoi beni, proscritto, esiliato o in altro modo punito, né noi useremo la forza nei suoi riguardi, né comanderemo ad altri di compiere tali atti, se non in virtù di un legittimo giudizio dei suoi pari o in applicazione della legge del paese.

La questione che discuteremo presto in questo secolo sarà quella dell’estensione del principio dell’habeas corpus agli animali. Sta già succedendo qualcosa di significativo nel rapporto tra gli animali e la legge. Con l’aiuto di un reportage realizzato dallo staff di “The Economist” desideriamo rendervene conto. Si tratta di qualcosa che è ancora nella sua infanzia, ma una cosa è certa: a breve ci sarà un nuovo status giuridico degli animali che potrebbe essere la prima pietra per la costruzione di un codice civile, e successivamente anche penale, degli animali.

Ha ormai due secoli il Martin’s Act (1822), il primo provvedimento legislativo che tutela un gruppo di animali collegati all’attività dell’uomo. Fu incoraggiato da due noti abolizionisti e filantropi inglesi del tempo, Sir Thomas Buxton e William Wilberforce, promosso dal deputato irlandese Richard Martin e approvato dal parlamento inglese il 22 luglio 1822 con il nome “Act to Prevent the Cruel and Improper Treatment of Cattle”, meglio noto come Martin’s Act dal cognome del promotore. Gli animali che l’atto andava a tutelare erano: cavallo giumenta, castrone, mulo, asino, bue, mucca, giovenca, manzo e pecora. Diceva: “Qualsiasi persona che arbitrariamente e crudelmente avesse battuto, abusato, o maltrattato uno qualsiasi di questi animali, se trovato colpevole dal giudice di pace o dalla magistratura competente territorialmente, sarebbe stato sottoposto a una multa non superiore a 5 sterline e non inferiore a 10 scellini oppure, in caso di indisponibilità della somma dovuta, con reclusione fino a 3 mesi.

Elefanti e scimpanzé
Il processo a Bill Burn, primo condannato della storia per violenza sugli animali. Questa stampa di Charles Hunt, da un dipinto di P. Mathews, è una simpatica caricatura del primo processo per abuso contro gli animali secondo quanto prescritto dal Martin’s Act del 1821. Un asino, che ha deposto il proprio pesante fardello, viene condotto proprio dal parlamentare Richard Martin, promotore della legge, a testimoniare davanti a una corte sui torti subiti dal proprio padrone che rivolge un gesto di scherno al povero animale.

Il processo a Bill Burn, primo condannato della storia per violenza sugli animali. Questa stampa di Charles Hunt, da un dipinto di P. Mathews, è una simpatica caricatura del primo processo per abuso contro gli animali secondo quanto prescritto dal Martin’s Act del 1821. Un asino, che ha deposto il proprio pesante fardello, viene condotto proprio dal parlamentare Richard Martin, promotore della legge, a testimoniare davanti a una corte sui torti subiti dal proprio padrone che rivolge un gesto di scherno al povero animale.

Uno dei principi giuridici fondanti per poter ottenere una lo status legale di “persona” è che il soggetto abbia consapevolezza di se stesso, riesca cioè a riconoscersi per potersi dare un’identità formale. Per la maggior parte degli animali e anche per i neonati umani è un test pressoché impossibile da superare. C’è invece riuscita una elefantessa di origine thailandese di nome Happy, tenuta in cattività negli Stati uniti.

Happy ha superato il “mirror self-recognition test”, considerato un indicatore di autocoscienza. Gli scienziati hanno dipinto una grossa croce bianca sopra l’occhio sinistro e posto l’elefantessa di fronte a uno specchio. Messavi di fronte, Happy si è ripetutamente toccata con la proboscide il segno sopra il suo occhio dimostrando di riconoscere se stessa nella forma riflessa nello specchio. È subito diventata una sorta di celebrità scientifica e adesso lo sta diventando anche dal punto di vista del diritto. Il 14 dicembre 2018 un tribunale dello stato di New York ha discusso un’istanza volta a riconoscere a Happy lo status di habeas corpus. Steven Wise, l’avvocato di Happy, ha sostenuto che, come essere intelligente e consapevole di sé, Happy ha diritto alla piena protezione della legge. L’habeas corpus, un antico precetto della common law, protegge, come abbiamo visto, da qualsiasi atto arbitrario di limitazione della libertà.

Finora, in America e in Europa, tutte le istanze di habeas corpus per gli animali sono state respinte nei tribunali.

L’habeas corpus secondo Peter Singer
L’elefantessa Happy che ha superato il test dello specchio diventando una celebrità scientifica.

L’elefantessa Happy che ha superato il test dello specchio diventando una celebrità scientifica.

Sul tema è intervenuto anche il filosofo australiano, oggi docente a Princeton, Peter Singer, unanimemente riconosciuto come il teorico degli animal rights fin dal suo primo e più famoso libro, Animal Liberation. Singer è intervenuto sul piano filosofico chiedendosi, prima di tutto, che cosa è una persona. Seguiamo brevemente il suo ragionamento:

“Cos’è una persona? Possiamo risalire al diritto romano e mostrare che il termine non era limitato agli esseri umani. I primi teologi cristiani discutevano sulla dottrina della Trinità — che Dio è “tre persone in una”. Se “persona” significa “essere umano”, quella dottrina sarebbe chiaramente contraria alla credenza cristiana, poiché i cristiani affermano che solo una di quelle “persone è stato un essere umano.
Nell’uso più contemporaneo, nei film di fantascienza, non abbiamo difficoltà a comprendere che gli alieni come gli extraterrestri in E.T. o i Na’vi in Avatar, sono persone, anche se non appartengono alla specie Homo Sapiens”.

Questo e altri brevi interventi di Peter Singer sono raccolti nel volume Questione animale e veganismo (goWare, 2019).

I principali pensatori antispecisti. Forse è proprio Cartesio il filosofo più specista. Egli negava agli animali ogni capacità senziente.

I principali pensatori antispecisti. Forse è proprio Cartesio il filosofo più specista. Egli negava agli animali ogni capacità senziente.

Leggendo il lavoro di scienziati come Jane Goodall o Dian Fossey, non abbiamo difficoltà a riconoscere che le grandi scimmie sono persone. Hanno relazioni personali strette e complesse con gli altri membri del loro gruppo. Si addolorano per la perdita dei propri cari. Sono esseri auto-consapevoli, capaci di pensare. La loro lungimiranza e visione consente di pianificare in anticipo le loro azioni. Possiamo persino riconoscere i rudimenti dell’etica nel modo in cui rispondono ad altre scimmie che non sanno restituire un favore.

Contrariamente alle caricature che fanno gli oppositori di questa causa, dichiarare uno scimpanzé una persona non significa dare a lui o a lei il diritto di votare, frequentare la scuola o fare causa per diffamazione. Significa semplicemente riconoscere a lui o a lei il diritto fondamentale di avere una posizione legale, piuttosto che essere considerato un semplice oggetto.

Purtroppo la corte di New York nel giugno del 2017 con una votazione netta, 5 a 0, ha respinto l’istanza di trasferire lo scimpazé Tommy a un santuario della Florida perché gli scimpanzé non sono persone giuridiche e, in qualche modo ha riconosciuto la sua incompetenza a decidere su questo argomento, perché — a detta dei giudici — spetta ai legislatori definire quali siano i diritti degli animali. Una linea, questa, tenuta anche in appello, quando il tribunale non ha accettato il ricorso degli animalisti riconoscendo “la inadeguatezza della legge come veicolo per affrontare i difficili dilemmi etici insiti nella questione”.

Uno dei giudici, però, ha dichiarato che riteneva errato l’argomento principale usato per negare lo status di habeas corpus al primate. L’argomento principale per negarlo è appunto che gli scimpanzé non hanno la capacità di svolgere atti con valenza legale e quindi di essere ritenuti titolari delle loro azioni. Come ha sottolineato il giudice dissidente:

“Lo stesso principio è vero per i bambini umani e gli adulti umani in coma, ma nessuno supporrebbe che sia improprio cercare un atto di habeas corpus per conto del proprio bambino o del proprio congiunto in coma”.

Nonostante Tommy non abbia tratto alcun vantaggio da questa sentenza, gli animalisti l’hanno considerata come un grande passo in avanti della loro causa.

Il caso di Tommy e dell’elefantessa Happy probabilmente andranno ancora per le lunghe, ma, una volta risolto il caso in favore dell’habeas corpus, verrebbe radicalmente a cambiare il modo in cui alcuni animali, specialmente le grandi scimmie, sono adesso configurate e trattate a livello giuridico.

Molti passi in avanti
Un tribunale negli Stati Uniti ha deliberato che, in caso di divorzio, l’affidamento degli animali di famiglia debba essere equiparato a quello dei figli e nona quello delle proprietà.

Un tribunale negli Stati Uniti ha deliberato che, in caso di divorzio, l’affidamento degli animali di famiglia debba essere equiparato a quello dei figli e nona quello delle proprietà.

Negli ultimi decenni, la scienza sulla cognizione animale ha cambiato il modo in cui le persone guardano alle altre specie che popolano il pianeta. I ricercatori hanno scoperto che molti animali hanno emozioni, sono intelligenti e hanno comportamenti cognitivi una volta considerati prerogativa esclusiva degli esseri umani. Ma la legge è cambiata lentamente, e per certi versi, è stata appena toccata da queste scoperte scientifiche. La maggior parte dei sistemi legali tratta gli argomenti di legge in termini di persone o di proprietà. Non c’è una terza categoria. Le persone giuridiche possiedono protezioni garantite da diritti. La proprietà no. Poiché gli animali domestici sono beni economici, la legge ha sempre considerato gli animali come proprietà.

Avvocati e difensori dei diritti degli animali affermano che è giunto il momento di cambiare questo argomento nei loro confronti, asserendo che è giustificato dalla scienza e dal crescente consenso pubblico sul benessere degli animali. Gli oppositori rispondono che dare diritti agli animali non solo sarebbe un passo senza precedenti ma, cancellando le distinzioni tra loro e le persone, minerebbe le intere basi giuridiche del diritto che regola la vita sociale sulla Terra.

Per anni, gli animalisti hanno sponsorizzato le leggi sul benessere degli animali. A novembre 2018, gli elettori della California hanno approvato un’iniziativa popolare (un referendum) che richiede spazi minimi più ampi per gli animali allevati in batteria. Negli ultimi dieci anni, dopo l’Unione Europea, l’India, la Colombia, Taiwan, sette stati brasiliani e la California hanno bandito tutti i test cosmetici sugli animali. New York e Illinois hanno vietato gli elefanti nel circo, mentre gli elettori della Florida hanno vietato le corse dei levrieri.

Recentemente, gli animalisti hanno cercato di far estendere le leggi sul welfare animale esistenti in nuove regioni. In Iowa, l’Animal Legal Defense Fund ha citato in giudizio uno zoo privato per aver infranto la legge che protegge le specie minacciate di estinzione e gli animali selvatici. Ha vinto, e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha revocato la licenza allo zoo. La stessa organizzazione, visto che la legislazione dell’Oregon consente alle vittime di violenza di intentare una causa di risarcimento, ha aperto una causa per i danni procurati a un cavallo da corsa di otto anni che era stato trovato assiderato e malnutrito e il cui proprietario era già stato condannato per negligenza. La causa per risarcimento è stata respinta, ma adesso e in fase di appello.

Almeno otto nazioni, inclusa l’UE (in uno dei suoi documenti fondamentali, il Trattato di Lisbona) e la Nuova Zelanda hanno scritto nel loro corpo giuridico che gli animali sono esseri senzienti, Queste “leggi senzienti” hanno avuto però assai poco impatto. Nessun caso è stato portato davanti a un tribunale in Nuova Zelanda, il cui parlamento nel 2017 ha modificato la legge sul benessere degli animali per affermare che sono essere senzienti. Ma ci sono stati tre stati americani che hanno approvato leggi sulla custodia degli animali che imprimono al principio di essere senziente un significato pratico. Queste leggi dicono che se una coppia divorzia e non c’è d’accordo sui termini della separazione, nel definire l’oggetto dell’accordo deve essere preso in considerazione l’interesse e il sentimento di qualsiasi animale della famiglia. Con questo principio giuridico gli animali sono trattati più alla stregua dei figli che dell’arredamento.

Per alcuni animalisti, perfezionare le leggi esistenti sul benessere, o scriverne di nuove, non è abbastanza. Dicono che tali leggi non proteggono gli animali dalla cattività e dallo sfruttamento e che alcune specie altamente intelligenti, come le grandi scimmie e gli elefanti, non dovrebbero essere trattate come proprietà, ma come esseri dotati di diritti.

Gli animali in tribunale
Il recente libro edito da goWare che fa il punto sulla questione animale e il veganismo. In sette brevi scritti il filosofo Peter Singer, il teorico della liberazione animale, spiega con candore e umiltà, senza alcuna forzatura e con casi concreti, le ragioni dell’etica animale e del veganismo. Un saggio di Leonardo Caffo affronta analiticamente alcuni problemi fondamentali dell’etica animale analizzando le tendenze contemporanee della riflessione filosofica e dei movimenti di liberazione animale. Infine il famoso saggio di Derrida sullo sguardo del suo gatto.

Il recente libro edito da goWare che fa il punto sulla questione animale e il veganismo. In sette brevi scritti il filosofo Peter Singer, il teorico della liberazione animale, spiega con candore e umiltà, senza alcuna forzatura e con casi concreti, le ragioni dell’etica animale e del veganismo.
Un saggio di Leonardo Caffo affronta analiticamente alcuni problemi fondamentali dell’etica animale analizzando le tendenze contemporanee della riflessione filosofica e dei movimenti di liberazione animale. Infine il famoso saggio di Derrida sullo sguardo del suo gatto.

C’è una storia importante in cui gli animali sono comparsi in un tribunale come imputati. A Clermont Ferrand, in Francia, un maiale è stato processato e condannato per aver ucciso e mangiato la figlia di Jehan e Gillon Lenfant il giorno di Pasqua del 1494. Fu condannato alla pena capitale e messo a morte per strangolamento. Ad Autun, all’inizio del XVI secolo, Bartolomeo Chassenée difese i ratti contro l’accusa di distruggere il raccolto di orzo. Riuscì a convincere i giudici ecclesiastici che i topi potevano ignorare legalmente la convocazione perché per loro sarebbe stato pericoloso intraprendere il viaggio per recarsi in tribunale. Ciò che è oggi cambiato rispetto al passato è che gli animali sono i querelanti piuttosto che gli imputati, e gli avvocati piuttosto che essere i difensori sono i pubblici ministeri che chiedono il riconoscimento dello status di persona per questi essere non umani.

Questa richiesta non è così inverosimile come potrebbe sembrare. Una persona giuridica può anche non essere umana. Le società commerciali sono da lungo tempo persone giuridiche, in grado di agire in tribunale a pieno titolo. Nel 2017 la Nuova Zelanda ha conferito personalità giuridica al fiume Whanganui, al fine di rafforzare il potere dei Maori nell’intento di proteggerlo. Nello stesso anno, l’Alta Corte dello stato indiano di Uttarakhand ha conferito personalità giuridica ai fiumi Gange e Yamuna che scorrono sul suo territorio, sebbene questa sentenza sia stata poi annullata dalla Corte Suprema dell’India.

Gli attivisti hanno cercato di dare protezione legale agli animali anche attraverso le leggi ordinarie, non solo attraverso le norme sul benessere degli animali. Gli attivisti del trattamento etico degli animali (PETA), un gruppo molto attivo, hanno fatto causa a un fotografo, David Slater. Mentre stava facendo un servizio fotografico sui macachi ha dato la macchina fotografica a uno di loro che è riuscito a farsi un selfie di cui Slater ha iniziato a vendere i diritti di riproduzione. La PETA ha portato in tribunale il fotografo con l’accusa di aver violato la proprietà intellettuale del machaco ritrattosi nella foto. La causa è stata respinta da giunta per incompetenza. Ha affermato: “Non siamo noi le persone a cui rivolgersi. Questo è un problema per il Congresso e per il presidente. “

Altri casi sono andati oltre. Nel 2013 il ministro indiano per l’ambiente ha affermato che i cetacei (un ordine di mammiferi acquatici che include delfini e balene) sono “persone non umane” con “i loro specifici diritti”, imponendo ai governatori degli statali di respingere qualsiasi richiesta volta a usare questi animali per scopi di intrattenimento.

L’anno seguente, la Corte Suprema dell’India ha stabilito che la Costituzione riconosce il diritto alla vita a tutti gli animali, sebbene possano ancora essere considerati una proprietà. Il caso dibattuto riguardava l’uso di una pratica chiamata jallikattu, in base alla quale gli uomini potevano domare i giovani tori attraverso la mutilazione. La Corte Suprema ha invece deliberato che “ogni specie ha il diritto alla vita e alla sicurezza [e] –che la vita — significa qualcosa di più della mera sopravvivenza … o del mero valore strumentale per gli esseri umani”. Tuttavia, la corte ha affermato il principio che spetta al parlamento varare le leggi che salvaguardino tali diritti. La sentenza non ha comunque mutato lo status degli animali come proprietà.

La sfida legale più audace è quella di chiedere per gli animali i diritti dello status di habeas corpus. In Brasile, nel 2005, le organizzazioni per i diritti degli animali hanno chiesto la protezione per habeas corpus per Suiça, uno scimpanzé tenuto in uno zoo. Purtroppo l’animale è stato trovato morto nella sua gabbia prima della sentenza, sollevando così i giudici da una decisione difficile. Nel 2007 gli attivisti austriaci hanno fatto richiesta di custodia legale di Hiasl, uno scimpanzé liberato da un laboratorio farmaceutico. Il caso si è concluso con la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha respinto la richiesta.

In ogni caso ci sono stati anche decisioni favorevoli per lo status di habeas corpus. Nel 2015 un tribunale di New York lo ha riconosciuto per due scimpanzé, Hercules e Leone. Il giorno seguente, però, il giudice ha cambiato la motivazione della sentenza cancellando ogni riferimento all’habeas corpus. Un altro tribunale di New York ha respinto richieste simili per Tommy e Kiko, altri due scimpanzé.

Una storia lieto fine?
Il selfie scattato dal machaco indonesiamo del parco nazionale di Tangkoko dalla Canon 5D montata sul treppiede dal fotografo naturalista David Slater. La PETA ha rivendicato per il primate il diritto d’autore dello scatto che Slater stava abbondantemente utilizzando.

Il selfie scattato dal machaco indonesiamo del parco nazionale di Tangkoko dalla Canon 5D montata sul treppiede dal fotografo naturalista David Slater. La PETA ha rivendicato per il primate il diritto d’autore dello scatto che Slater stava abbondantemente utilizzando.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli avvocati specializzati in diritti degli animali hanno iniziato a vincere le cause. Nel 2014 una corte argentina ha deliberato che Sandra, un orango tango nello zoo di Buenos Aires, era una persona non umana. Dato, però, che quella corte era chiamata a trattare un caso di crudeltà sugli animali, quella è stata una decisione sul benessere animale, non sull’habeas corpus. La vittoria più grande è arrivata nel 2016, quando un giudice di Mendoza, Argentina, ha stabilito che Cecilia, uno scimpanzé, era una persona non umana la quale era stata arbitrariamente privata della sua libertà nell’essere tenuta segregata nello zoo della città. La corte ordinò di portare l’animale in un santuario in Brasile, dove è tutt’oggi. È stata la prima sentenza del suo genere. Nel 2017 è arrivata un’altra sentenza molto importante. La Corte Suprema della Colombia ha stabilito che Chucho, un orso dagli occhiali, è una persona non umana e ha ordinato di portarlo nella riserva naturale di Barranquilla.

Ma finora, tranne che in Sud America, il rigetto dei diritti legali degli animali è stato all’ordine del giorno. La questione è che non è chiaro quali specie dovrebbero essere protette dalla legge e quali diritti dovrebbero essere riconosciuti. Per esempio, dare diritti alle grandi scimmie potrebbe ostacolare la ricerca medica; dare ad alcuni animali diritti limitati potrebbe aprire la porta a dare agli animali da allevamento il diritto di non essere macellati. Inoltre, se la coscienza e la cognizione danno origine a diritti legali, questi, poi, si dovrebbero applicare anche alle macchine artificialmente intelligenti.

Il risultato è che “la legge è un mosaico”, ha affermato Kristen Stilt, che insegna diritto animale alla Harvard Law School. Gli animali mancano ancora dei diritti, ma la linea netta che li separa dalle persone è stata offuscata dalle leggi e dalle sentenze senzienti in India, Argentina e Colombia. Come disse il giudice nel caso di Tommy, “alla fine dovrà essere affrontata la questione centrale per la legge: un animale è una persona o una proprietà, cioè una cosa?” Nel frattempo, Happy attende la sentenza del tribunale in isolamento, uno stato innaturale per un’elefantessa. Lei è, alla fine, ancora proprietà di qualcuno, cioè una cosa.

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