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Arriverà il giorno in cui il concetto di telefonino cambierà radicalmente. Un tempo, il Nokia 3310 era l’emblema del dispositivo indistruttibile, del monolito eterno. Nel 2007 l’iPhone ha cambiato le carte in tavola e oggi, a sei anni di distanza, gli smartphone sono (quasi) ovunque. A essere precisi, i vecchi cellulari sono ancora i padroni indiscussi delle comunicazioni vocali. Lo dice il Mobility Report di Ericsson, lo studio sullo stato attuale e le previsioni di crescita del mercato globale della telefonia e della banda larga mobile. 

Oggi esistono circa 4,64 miliardi di abbonamenti ai telefoni cellulari, contro gli 1,78 miliardi di contratti smartphone. Tuttavia, secondo l’aggiornamento di agosto, più della metà di tutti i cellulari venduti nel secondo trimestre 2013 sono smartphone: 55% per l’esattezza, mentre nell’intero 2012 erano il 40%. Le previsioni dicono che l’anno fatidico sarà il 2017: nel mondo, tra quattro anni, esisteranno più sottoscrizioni per smartphone (4 miliardi) che per telefoni cellulari di vecchia generazione (3,9 miliardi).

sorpasso smartphone

I numeri sono questi: 105 milioni nuove sottoscrizioni alla telefonia mobile nel secondo trimestre del 2013 hanno portato a quota 6,5 miliardi il numero di abbonamenti nel mondo, per un totale di 4,5 miliardi di utenti unici. A guidare la cordata degli abbonamenti cellulari c’è la Cina, che nell’ultimo trimestre ha guadagnato 30 milioni di nuove sottoscrizioni. Seguono l’Indonesia con 9 milioni di nuovi abbonamenti, l’India con 8 milioni, il Bangladesh con 5 milioni e la Nigeria con 4 milioni.

Sempre più smartphone, sempre più Internet

In poche parole, più aumenta il numero di cellulari più cresce il traffico di informazioni. Il tasso di penetrazione della telefonia mobile nel mondo ha raggiunto quota 91%, con punte del 139% in Europa Centrale e dell’Est e del 126% in Europa Occidentale (le percentuali superano il 100% semplicemente perché un utente può avere due o più tipi di sottiscrizione). Di conseguenza, il traffico dati mobile è raddoppiato tra il secondo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2013. Il traffico voce invece registra un aumento del 2% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno.

Non a caso, le rilevazioni Ericsson mostrano una crescita esplosiva soprattutto per il traffico dati, cresciuto del 14% tra il primo e il terzo trimestre 2013. Guarda a caso, secondo Ericsson il 2017 sarà anche l’anno in cui le connessioni mobile staccheranno sempre di più quelle da laptop (5.264 contro 5.009 Petabyte al mese), mentre il traffico voce non dovrebbe mutare nei prossimi cinque anni. Secondo il report si attesterà su una media di 300 minuti al mese per ogni abbonamento (Ericsson calcola che nel 2013 la media globale si aggiri intorno ai 298 minuti).

data traffic

Follow the money: i contenuti vanno su mobile

La crescita del traffico internet su smartphone non è una novità. Le aziende che vivono di contenuti come mass media e social network se ne sono già accorte da tempo: i dispositivi mobile sono un territorio vergine ancora poco esplorato dal quale ricavare una montagna di soldi. Lo ha capito Facebook, che oggi intercetta il 15,8% dei ricavi di mobile advertising a livello globale. Niente a che vedere con la quota di mercato di Google, saldamente in prima posizione con più della metà della torta, ma sufficiente a far intendere che il futuro di Zuckerberg dipenderà soprattutto da chi – tra il suo miliardo di utenti – installerà l’app del social network.

Ma all’interno della rete del mobile advertising c’è spazio anche per le piccole aziende che offrono contenuti o prodotti: raggiungere utenti e clienti attraverso i loro smartphone diventa remunerativo solo quando si è messa a tavolino una strategia coerente. Promuovere un sito o un servizio online è relativamente più facile dato che la pubblicità che gira sul web non è cambiata molto negli ultimi anni. Invece, per arrivare efficacemente agli smartphone e alle persone giuste ci vuole un tecnico non indifferente: siti ottimizzati per i dispositivi mobili, sistemi di pagamento intuitivi e sicuri, app e strumenti ad hoc per potenziare le offerte legate a personalizzazione e localizzazione dei clienti.

Provarci è bene, ma non è affatto gratis

Come suggerisce il post 10 Things NOT To Do With Your Mobile Visitors, adottare una strategia mobile errata – o non averla proprio – produce danni che possono rivelarsi letali sul lungo periodo. Per di più, potreste accorgervene troppo tardi perché chi monitora solo il traffico web da computer spesso non ha la minima idea di tutto quello che sta succedendo sugli schermi di smartphone e tablet. E non si tratta solo di layout ottimizzati e integrazione con le app: prima o poi tutti i servizi che offrono contenuti sul web dovranno fare i conti con quei 4 miliardi di sottoscrizioni smartphone previste per il 2017. Fare finta che non esistano non è saggio.

Di conseguenza, ogni scelta – sbagliata o mai fatta – nel campo dell’internet mobile avrà un prezzo. Vale sia per chi ha un sito di e-commerce che per chi gestisce un quotidiano locale: là fuori sta succedendo qualcosa e il web è molto diverso da quello dei primi anni 2000. Esiste un’unica consolazione: in questo campo quasi nessuno ha in mano le chiavi del successo assoluto. Ogni realtà ha di fronte il proprio corso fatto di eccezioni, pregi e difetti. Averci provato è l’unico elemento certo che può fare la differenza.

E adesso che succede?

Guardate per esempio Medium, il fratello long-form di Twitter che non vi sareste mai immaginati. Ha un senso andare contro la carica virale dei 140 caratteri e la vendita di tweet sponsorizzati per creare qualcosa di lento e riflessivo? Forse sì, forse no. Non ha assolutamente la minima importanza. Testate, modificate, aggiornate e mescolate le vostre idee per creare qualcosa di nuovo. È un’operazione difficile che assorbe grandi quantità di tempo, ma se in quello che fate è ancora rimasto un minimo di essenza creativa dovete per forza scendere a compromessi.

Lo schermo di uno smartphone o di un tablet è una sorta di campo di sfida. Stare su computer è diventato quasi troppo facile. Prendetela come una sfida. O come il segnale che è arrivato il momento di prendersi una pausa e pensare ad altro.

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