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Pubblichiamo di seguito un articolo apparso lunedì 26 agosto su Melablog la rivista on line per appassionati del mondo Apple. L’autore dell’articolo è Giacomo Martiradonna, tech editor  e coordinatore  della redazione di Melablog.it e community manager di Blogo/Populis. E sì, è anche blogger.
È indubbia l’importanza delle classifiche che appaiono sull’App Store o su iBookstore. Sono la prima cosa che l’utente ha sotto gli occhi quando entra nello store ed è anche la prima cosa che cerca. Di conseguenza, l’esserci è di per sé una spinta forte all’acquisto e può veramente determinare il successo dell’app o dell’ebook. Per questo tutti vogliono essere nelle classifiche e intorno alle classifiche si è costruito un vero e proprio business.

Ma cosa muove la classifica? Come sono costruite le classifiche? Non vi è mai capitato di chiedervi come sia possibile che certe app o ebook, siano magicamente nelle prime 10 posizioni da un giorno all’altro? Si sa che non è solo il numero dei download a determinare la posizione delle app nelle classifiche, ma vi sono altri elementi che vi influiscono come il trend, il giudizio degli utenti e via dicendo. Si tratta di una miscela che viene tenuta segreta come la formula della Coca Cola. Si tratta di una formula che viene continuamente rivisitata, migliorata e raffinata soprattutto per evitare manipolazioni e comportamenti distorsivi che purtroppo sono una faccenda molto seria di cui si sono occupati giornali a grande diffusione come il NYTimes che hanno denunciato come un malcostume a cui porre fine.
Bene, a Cupertino stanno cercando di migliorare l’algoritmo per la formazione di quella classifica, con il preciso scopo di impedire, finalmente, la manomissione della stessa da parte di sviluppatori, editori, SEO e hacker poco corretti.

La Redazione

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Average App Store Rank by Ranking

Stando ai rilevamenti di TechCrunch, pare che Cupertino stia mettendo a punto, in modo sottile ma complesso, il funzionamento degli algoritmi che operano sulle classifiche dell’App Store. Partendo dai risultati di diversi studi sulle applicazioni mobili, è apparso evidente che la posizione delle app nelle graduatorie ora dipende anche da nuovi fattori come il punteggio medio assegnato dagli acquirenti e lo user engagement. Ciò impedisce agli sviluppatori disonesti di gonfiare artificialmente il posizionamento del proprio prodotto.

Sono novità introdotte col contagocce a partire da luglio, quando la startup di marketing online Fiksu ha iniziato a notare strane fluttuazioni nelle classifiche che privilegiavano soprattutto le app con 4 o più stelle. Al tempo, molte di esse passarono “d’ufficio” alle vette della classifica pur senza un reale aumento del numero di download, mentre app con giudizi inferiori scivolavano in basso, il che favoriva il boom di alcuni titoli, soprattutto quelli che facevano relativamente tanti download in poche ore.

Ora, invece, Apple ha anche allungato i parametri di aggiornamento delle classifiche, e sempre per evitare manomissioni improprie:

Sospettiamo che abbiano aggiunto un periodo “tampone” di tempo per impedire la manipolazione della classifica attraverso impennate di download spesso associate a interventi robotici, automatizzati o ad altre azioni lontane dagli interessi dell’ecosistema. Uno spazio di tre ore mette a disposizione un tempo adeguato per identificare le anomalie e rimuovere le app prima che compaiano in cima alle liste.

L’engagement degli utenti, invece, viene calcolato in base a valori molto eterogenei: la quantità di tempo che gli utenti passano su una determinata app, il numero di app aperte, e i ritmi di uso; ed ecco perché i titoli social come Facebook e Twitter sono praticamente gli unici che non hanno subìto grossi scossoni. E d’altro canto, la cosa non deve sorprendere: fin dal suo debutto, la gestione delle classifiche su App Store è sempre stata un po’ un eterno lavoro in corso, dato il carattere vitale che riveste per la credibilità dell’ecosistema. In quest’ottica va inquadrata la recente acquisizione di Chomp da parte di Cupertino.

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