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Beni digitali: sovranità limitata

John Akwood

9 Aprile 2013

[Tempo di lettura: 4 minuti]

La sfida di ReDiGi

iPodUn giudice del distretto di New York, certo Richard J. Sullivan, nella causa Capitol Records (etichetta discografica della major Universal) vs. ReDiGi (piattaforma per lo scambio di file di seconda mano) ha sentenziato che la rivendita di beni digitali, come file musicali (MP3/AAC), ebook e film, non è includibile nella dottrina del “first sale”, quindi viola il diritto d’autore.

Ci siamo già occupati di questa dottrina su ebookextra a proposito della sentenza della Corte Suprema sui libri di testo acquistati all’estero e rivenduti sul mercato americano. La dottrina del “first sale” dice che un consumatore che possiede legalmente un’opera dell’intelletto sotto copyright, come un libro o un film o un disco, può rivenderla liberamente sul mercato senza l’autorizzazione del proprietario del copyright.

Questo principio, però, dice il giudice Sullivan, non si può applicare ai beni digitali almeno nella forma in cui opera ReDiGi, cioè come scambio diretto tra venditore e compratore per mezzo di una piattaforma digitale di scambio. Nell’Ottobre 2011 ReDiGi aveva lanciato un servizio beta che permetteva, attraverso la propria piattaforma, di rivendere un file musicale acquistato su iTunes una volta verificata la legalità dell’acquisto. La piattaforma aveva avuto un immediato riscontro e le persone avevano iniziato a scambiarsi file musicali. Il venditore affidava a ReDiGi il file da rivendere al compratore; una volta operata la vendita, ReDiGi trasferiva il file dal sistema del venditore a quello dell’acquirente in modo tale che il file spariva dalla playlist del primo per apparire su quella del secondo. Una sorta di Dropbox dell’usato.

Su qualcosa di analogo, che includerebbe anche il prestito, stanno lavorando Amazon e Apple i quali stanno attendendo di ottenere i brevetti per la loro tecnologia.

 

ReDiGi
Ecco come ReDiGi presenta il proprio servizio: “Vendi legalmente le tue vecchie canzoni. Il primo marketplace al mondo per la musica digitale usata. Compra musica usata a prezzi pazzeschi”
Il consenso del detentore del copyright

Secondo il giudice Sullivan la transazione di un file musicale e di altri beni digitali non è assimilabile a quella di un disco o di un CD, anche per la natura giuridica stessa del bene: il file digitale è acquisito in licenza d’uso perpetua, ma non diviene proprietà dell’acquirente come un disco o un CD. Lo stesso concetto di “usato” è molto dilatato: un file non subisce nessuna usura dall’uso prolungato, al massimo “usato” può significare “passato” nel senso che non è più una novità e ha quindi subito un’usura nella domanda del bene.

C’è ancora molta strada da fare sul terreno giuridico prima di arrivare a definire con ragionevole certezza questa materia. Possiamo, però, tentare un’interpretazione alla posizione del giudice Sullivan che non è una chiusura assoluta ma è una sentenza che riguarda il modus operandi di ReDiGi. Sullivan manda questo messaggio: un bene digitale come un file musicale si può rivendere solo con l’esplicito consenso e l’approvazione del detentore del copyright cioè all’interno di una piattaforma che abbia dei contratti di rivendita con gli editori, gli autori o i loro rappresentanti in un quadro definito anche sul piano commerciale.

Il Palazzo di Giustizia a New York
Il Palazzo di Giustizia a New York a Foley Square, nell’area del Civic Center, lower Manhattan.
Lo collisione tra detentori del copyright e consumatori

Per il momento agli autori e agli editori la sola idea di un mercato secondario dei beni digitali suona come un anatema. Il problema di fondo è che una persona che preleva un file da iTunes o da Amazon non ne ha la proprietà completa e illimitata, uno status confermato nel 2010 dalla 9° Corte d’Appello Federale che ha dichiarato che gli acquisti da iTunes sono da considerarsi licenze d’uso. Sulla base di questo stato di fatto è comprensibile che i consumatori digitali abbiano ragione da vendere nel chiedere un robusto sconto rispetto ai vecchi e forse rimpianti beni di carta o in vinile dei quali si organizzano ancora ritrovi e fiere per lo scambio e per l’usato.

Ma anche su questo aspetto presto ci saranno delle novità. Siamo in attesa della sentenza sulla causa Rick James vs. Universal nella quale quest’ultima sostiene che il download equivale a una vendita perché le royalty corrisposte all’autore sono quella di una vendita e non di una licenza (che sarebbero molto superiori come diritti secondari).

In Europa la situazione è diversa. La Corte Europea di Giustizia ha deliberato nel luglio 2012 che i consumatori hanno il diritto di rivendere una licenza software, anche se il file è stato scaricato da Internet e che la dottrina del “first sale” si applica anche ai beni digitali concessi in uso perpetuo. Questa sentenza, che ha ancora molti vulnus verso cui si stanno indirizzando gli oppositori come la Recording Industry Association of America e la EMI, autorizza di fatto il mercato dell’usato dei beni digitali. L’Europa però è davvero strana: quando si tratta di usato i beni digitali sono come i beni fisici, quando si tratta di IVA questa analogia scompare. Che il concetto di consumatore sia un po’ troppo “elastico” per i legislatori e i magistrati di Bruxelles?

La sede della Corte Europea di GIustizia
La sede della Corte Europea di GIustizia a Lussemburgo.

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