[Tempo di lettura: 10 minuti]

Lo scudo di Achille

Un arte per l'altro, l'ebook illustrato di Valentina Sonzogni scritto con il filosofo Leonardo Caffo, che affronta il tema dell'animale nell'arte e nella filosofia. Si tratta di un approccio molto originale e inedito.

Con questo articolo continua la collaborazione di Valentina Sonzogni con ebookextra. Valentina copre i temi di arte e  architettura all’interno di una specifica rubrica: “Lo scudo di Achille”. Questa rubrica itinerante sulle arti si ispira al principio retorico dell’ecfrasi, definito dalla Treccani “descrizione di un oggetto, di una persona, o all’esposizione circonstanziata di un avvenimento, e (…) alla descrizione di luoghi e di opere d’arte (…)  in modo da gareggiare in forza espressiva con la cosa stessa descritta”.

Se non ci siete stati o non ci andrete mai… seguitemi!

Lo scudo di Achille, tramite Gallinae in Fabula, sostiene la Fattoria della Pace Ippoasi Onlus grazie al supporto di goWare.

Valentina Sonzogni, storica dell’architettura e dell’arte, ha ottenuto il PhD presso l’Universität für Angewandte Kunst,Vienna in Storia e Teoria dell’architettura. Ha lavorato presso numerose istituzioni tra le quali Kiesler Foundation, Vienna; The Guggenheim Foundation, New York e ha scritto in riviste e cataloghi e tenuto conferenze in università italiane ed estere. Dal 2008 collabora con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Il suo blog è: cointray.wordpress.com. Insieme a Leonardo Caffo ha pubblicato l’ebook Un’arte per l’altro. L’animale nell’arte e nella filosofia.

* * *

logoComincerò elencando qualche motivo per riservare un fine settimana (corto se non siete particolarmente interessati all’architettura, e lungo se lo siete) per visitare la Biennale di architettura curata dal teorico e architetto olandese Rem Koolhaas. Poiché tutte, e dico tutte, le Biennali di architettura sono sempre molto criticate, non scriverò che questa Biennale ha suscitato molte polemiche: infatti, non molto diversamente dalle altre, ha i suoi estimatori e i suoi detrattori. Si è scritto che questa Biennale suggellerebbe la fine dell’architettura, che somiglia a una fiera e che, nel voler ripensare ai fondamentali della disciplina, contribuisce a far scomparire la figura dell’architetto, assestando un fiero colpo all’autorialità. Tutto verissimo… ma che ce ne fosse bisogno?

Il motivo principale per visitare la Biennale è che, attraverso di essa, si può scoprire qualcosa – o molto – del suo curatore, davvero una delle più interessanti figure del secolo passato e di quello in corso. Anche se apparentemente egli sembra voler sparire, l’impronta generale, le grafiche aggressive (nel senso buono della parola), la leggibilità delle sezioni, la chiarezza talvolta tranchant delle sue opinioni ne rivelano e ne sottolineano una volta ancora la forte personalità. Alcuni anni fa, per un progetto a cui stavo lavorando, ebbi l’occasione di visitare il quartier generale di Rem Koolhaas / OMA a Rotterdam. Situato all’epoca in un anonimo palazzo da uffici nella brumosa città portuale olandese, lo studio occupava, se non ricordo male, quasi un piano intero, e si presentava come un classico think tank: collaboratori alle prese con modelli costruiti con i materiali più disparati, sale separate da pareti trasparenti e occupate da gruppi in riunione, scrivanie inondate di libri e fogli, molti ragazzi e ragazze giovani e concentrati dietro a grandi schermi di computer e, infine, una mensa vivace ma ordinatissima, integrata perfettamente nello spazio dedicato al flusso creativo. In quel grande spazio produttivo c’era però un grande ordine e una percettibile calma come se ogni pezzo, all’apparenza immerso in una confusione creativa, si trovasse però esattamente dove doveva essere. Come una finestra, o una porta, appunto.

Di quel sistema complesso ma così oliato non mi sono accorta soltanto io: Koolhaas infatti è diventato un soggetto studiato anche dall’antropologia culturale, ad esempio, nel saggio  del 2009 di Albena Yaneva, The Making of a Building: A Pragmatist Approach to Architecture, nel quale si utilizzano le tecniche etnografiche per una lettura originale del complesso sistema che ruota attorno a una star dell’architettura.

14. Biennale architettura Fundamentals, Modello della Maison Dom-ino di Le Corbusier. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Modello della Maison Dom-ino di Le Corbusier. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, la galleria delle finestre nel Padiglione Italia. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, la galleria delle finestre nel Padiglione Italia. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione centrale. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione centrale. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

Ma torniamo ai motivi per visitare questa Biennale, motivi che poi, a parte la possibilità di trascorrere qualche ora a Venezia, si trovano praticamente tutti dentro i Giardini e l’Arsenale.

Il Padiglione Centrale dei Giardini ospita la mostra Fundamentals che è la chiave per leggere molti altri contributi presenti in mostra. Già dall’ingresso si intravede la presenza di un modello della Maison Dom-ino disegnata da Le Corbusier nel 1914-15 che può essere effettivamente vista come il logo di questa mostra. Liberando l’interno dalle colonne portanti e spostando il carico sulla facciata, questo prototipo divenne la base di molte opere di Le Corbusier e di molta altra architettura del Novecento.  Ecco perché Koolhaas l’ha simbolicamente eletta tra i fondamentali di questa mostra.

Il padiglione ospita, alla luce di un ripensamento dell’architettura dalla radice, varie sezioni in cui vengono esposti, come nel celebre “Manuale dell’architetto”, porte, finestre, caminetti, water (in mostra anche un antenato in pietra e un curioso pissoir austriaco decoratissimo) ascensori, corridoi e chi più ne ha più ne metta. In modo eccessivo ed eccedente, però, con l’aiuto del cinema, come nel coinvolgente montaggio di scene cinematografiche che ruotano attorno a una finestra che accoglie i visitatori all’ingresso del padiglione.

14. Biennale architettura Fundamentals, elementi di stanze da bagno. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, elementi di stanze da bagno. Foto Valentina Sonzogni

 

14. Biennale architettura Fundamentals, elementi di stanze da bagno. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, elementi di stanze da bagno. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, i balconi. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, i balconi. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, schermi nell’Arsenale. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, schermi nell’Arsenale. Foto Valentina Sonzogni

Cinema ed etnografia sono due ingredienti davvero importanti della ricetta che Koolhaas ha usato per ordinare le varie sezioni dell’esposizione e questa impronta si nota subito. Qualsiasi visitatore distratto non può non accorgersene. Ci sono infatti film ovunque: all’Arsenale, ad esempio, innumerevoli schermi accompagnano il visitatore per tutto il percorso espositivo, oltre al programma filmico realizzato ad hoc con grandissima cura, visibile per tutta la durata dell’esposizione. Il dispiego considerevole di energie nella preparazione e nell’allestimento delle varie sezioni si è realizzato grazie all’enorme rete di contatti di cui dispone Koolhaas, dovuto al lungo periodo di insegnamento alla Harvard Graduate School of Design.

14. Biennale architettura Fundamentals, l’Arsenale. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, l’Arsenale. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

L’interesse etnografico si evince dall’inclusione dei fondamentali degli “altri”: dall’Africa al Giappone, dalla Cina al Brasile, si torna a parlare la lingua universale dell’architettura definita da Bernard Rudofsky “senza pedigree”: il genio anonimo di tanti architetti in ogni angolo del mondo che ogni giorno tirano su un rifugio, incontrando l’architettura come il passeggiatore di Adolf Loos:

Se in un bosco troviamo un tumulo lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto un uomo. Questa è architettura.

Un ritorno alla semplicità? Conoscendo il pensiero di Koolhaas, non direi proprio, ma continuiamo ad addentrarci nel racconto della Biennale per capirne di più.

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto Valentina Sonzogni

 

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, tetti. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

Ryugyong Hotel, Pyongyang, Corea del Nord, in costruzione dal 1987. Foto Wikimedia Commons

Ryugyong Hotel, Pyongyang, Corea del Nord, in costruzione dal 1987. Foto Wikimedia Commons

Quest’anno sono presenti alla Biennale 65 nazioni: oltre ai soliti partecipanti che hanno la fortuna di avere una sede dedicata nei Giardini, ci sono Armenia, Bahrain, Costa d’Avorio, Kuwait, Montenegro, e Paraguay.

Tra i contributi più interessante a mio avviso, vi sono quelli che arrivano dall’Oriente, con in testa Giappone e Corea. Il premiato Padiglione coreano curato da Minsuk Cho soprattutto, interpreta l’architettura coreana del sud e del nord come un unico discorso, esponendo una serie di materiali molto appetibili come la rivista “Architecture. For the Masses” e il libro On Architecture di Kim Jong Il pubblicato nel 1992. La Corea del Nord rappresenta nell’immaginario collettivo – naturalmente tenendo ben a mente la negazione dei diritti umani operata dal regime di Pyongyang – una sorta di utopia, un luogo, uno dei pochi che è riuscito a sottrarsi, con gravissimi costi umani, alla globalizzazione culturale, oltre che dei consumi. Per saperne di più vi raccomando la lettura di uno strepitoso racconto di viaggio di due giovani appassionati di treni, da Vienna a Pyongyang via terra. Imperdibile e corredato da straordinarie immagini “rubate”.

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Corea. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Corea. Foto Valentina Sonzogni

Dal punto di vista concettuale e per l’innegabile bellezza, direi che vale assolutamente la pena una visita al Padiglione della Germania, a cura di Alex Lehnerer e Savvas Ciricadis. Il padiglione della Germania costruito ai Giardini nel 1909 su disegno di Daniele Donghi e Ernst Haiger, accoglie, come piovuto dal cielo e ad esso sovrapposto, la residenza del primo ministro tedesco, il Kanzlerbungalow, disegnato nel 1964 da Sep Ruf e costruito a Bonn, luogo in cui il primo ministro riceveva e intratteneva i diplomatici e gli ospiti stranieri. Una volta spostata la capitale a Berlino, il padiglione modernista, con le sue lunghe finestre a nastro che lasciano filtrare un paesaggio tedesco grigioverde, si è affievolito nella memoria e con lui le voci, le risate, le cene, le persone che per tanti anni lo avevano attraversato. In questo progetto, eseguito impeccabilmente, vengono rimessi in gioco due edifici in cui pubblico e privato, opaco e trasparente, musica e silenzio sfumano continuamente l’uno nell’altro. La Germania, al suo meglio.

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Germania. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Germania. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Germania. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Germania. Foto Valentina Sonzogni

Tra gli altri padiglioni, infine, consiglierei l’installazione “Urburb” al Padiglione di Israele, tecnigrafi robotici che ridisegnano i confini delle città a impianto modernista nell’Israele contemporaneo; il Padiglione austriaco nel quale i Parlamenti del mondo sono messi a confronto sulla base della loro pianta e quello inglese, soprattutto per l’allestimento memore di Arancia meccanica.

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Austria. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Austria. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Austria. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Austria. Foto Valentina Sonzogni

 

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Israele. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Israele. Foto Valentina Sonzogni

 14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Gran Bretagna. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Gran Bretagna. Foto http://www.labiennale.org/it/architettura

Dopo un pranzo frugale magari in uno dei tanti bar di via Garibaldi, che dovrete attraversare comunque per recarvi all’Arsenale, superata la sempre incantevole sede del Partito comunista locale, zampettare nel lungo edificio non sarà troppo faticoso data la stragrande quantità di materiale video da visionare attentamente, davanti al quale potrete infine riposare le stanche membra. L’Arsenale rinominato per l’occasione Monditalia raccoglie una serie di approfondimenti davvero istruttivi. Oltre alla passeggiata nel cinema italiano del Novecento che accompagna lo spettatore per buona parte della lunghezza dell’edificio, si parla in Monditalia di alcuni momenti e luoghi dimenticati o di nodi problematici della cultura italiana. Dalla sublime raffinatezza della Capri di Fersen e Malaparte, attraverso la passione di Michelangelo Antonioni per l’architettura contemporanea e l’ardita pianificazione di Zingonia si passa al racconto delle brutture dell’Italia contemporanea con l’autoconfessione di Stefano Boeri sul disastro della Maddalena, le case della Mafia, la tragedia sociale ed economica del terremoto e della ricostruzione de L’Aquila. Per finire con un gustosissimo resoconto fumettistico-filmico “Sales Oddity” , proiettato su uno schermo-teatrino, della fortuna economica di Silvio Berlusconi, da Milano 2 a Canale 5. Berlusconi aleggia, suo malgrado, in tutto il padiglione e la sua ombra si estende fino al padiglione italiano, dedicato a Milano, la città che sale, e all’Expo 2015 che molti già vedono come una grande occasione mancata.

14. Biennale architettura Fundamentals, Monditalia. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Monditalia. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Antonioni’s Villa. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Antonioni’s Villa. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Sales Oddity. Milano 2 and the Politics of Direct-to-home TV Urbanism. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Sales Oddity. Milano 2 and the Politics of Direct-to-home TV Urbanism. Foto Valentina Sonzogni

Arrivati quasi alla fine del percorso si incontra l’altro padiglione nazionale vincitore di un Leone. Racconta una storia di non facile comprensione se non si è dentro al processo di riscrittura che sta avvenendo in seno agli studi di architettura per mano di una giovane generazione di storici interessati al tema del postcolonialismo. Ma, ad aver voglia di ascoltarla, la storia del trasferimento delle tecnologie tra paesi “amici” sullo sfondo della Guerra Fredda, ci parla anche di noi, di come mentre in Cile si costruivano fabbriche per produrre pannelli di cemento prefabbricato grazie agli amici sovietici, nel Monditalia arrivavano la Coca-cola e il Rock & Roll. Flussi invisibili, questi come tanti altri, che mostre come questa hanno il privilegio e il talento di poter e saper raccontare.

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Cile. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Cile. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Cile. Foto Valentina Sonzogni

14. Biennale architettura Fundamentals, Padiglione Cile. Foto Valentina Sonzogni

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>