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L’autore “ibrido”

dilemmaIl dilemma di uno scrittore esordiente o alle prime esperienze è: meglio sperimentare il self publishing o inseguire il sogno della pubblicazione con una casa editrice?

La risposta giusta è… tutti e due le vie e magari una terza! Ci sono già moltissimi “autori ibridi”, cioè autori che stanno decidendo di far conoscere il loro talento attraverso molteplici forme di pubblicazione. Si tratta però di autori che hanno una carriera avviata, che hanno la fortuna di poter scegliere.

Se, però, l’autore ha appena iniziato il suo viaggio, dovrà scegliere tra una delle modalità esistenti. Allora quale scegliere? La scelta può essere dettata da molteplici ragioni che riguardano la sensibilità dello scrittore, la sua formazione, il suo progetto di carriera e infine la sua ambizione. C’è naturalmente da considerare anche l’aspetto economico se l’autore pensa di vivere del suo lavoro, al quale vorrebbe dedicarsi a tempo pieno. Se questo aspetto non è prioritario potete anche abbandonare la lettura di questo post, se invece l’aspetto economico è parte del progetto, allora vi consigliamo di seguirci Da questo punto di vista, tutti pensano che essere pubblicati da Penguin-Random House sia meglio che autopubblicarsi sul Kindle Store o con Smashwords. A guardare le coppie di numeri che seguono, questo truismo non appare più tale. L’alternativa alla pubblicazione tradizionale, anche importante, ha un suo peso specifico. Non è più il piano B, che sempre ci vuole.

$24.500 vs $17.000

amazon_autoriQueste cifre si riferiscono ai guadagni realizzati da un ipotetico autore con libri pubblicati attraverso canali differenti nello stesso arco di tempo. Le due ipotesi seguenti sono state presentate da Dana Beth Weinberg, professoressa di sociologia al Queens Colleg di New York, in occasione del Digital Book Word Conference dello scorso gennaio. Quello della Weineberg è un’analisi basata sui dati che stravolge molti luoghi comuni. Eccone uno: gli autori che pubblicano con Amazon fanno più soldi di quelli che pubblicano con le big five dell’editoria mondiale (Penguin Random House, Simon & Schuster, HarperCollins, Macmillan e Hachette). Un’altra rilevazione poco incoraggiante per gli aspiranti scrittori a tempo pieno è che solo 944 (27,5%) dei 3439 autori con le vendite più alte su Amazon riescono ad accumulare con le royalty una paga giornaliera superiore al salario minimo negli Stati Uniti ($7,25 l’ora = $58 al giorno).  Ma torniamo al nostro argomento e rimandiamo il lettore alla lettura dell’intervento della studiosa di New York per maggiori ragguagli.

Ipotizziamo che un autore intenda pubblicare su Kindle Store, attraverso il Kindle Direct Publishing (KDP), quattro romanzi brevi di 25mila parole ciascuno a un prezzo di $2,99 a romanzo. Amazon riconosce una royalty del 70% per tutte gli ebook il cui prezzo è compreso tra 1,99 e 9,99 dollari/euro. Trattandosi di un prezzo compreso in questo intervallo l’autore riceve una royalty di poco più di due dollari per ogni “copia” venduta.

Ipotizziamo anche che lo stesso autore, impiegando uno sforzo creativo analogo dispiegato in un periodo di tempo identico, prepari anche un romanzo di 100mila parole da affidare a una casa editrice tradizionale che provvederà a distribuirlo nel canale trade e in ebook. Supponiamo anche che l’editore metta in vendita il libro a $18,99 e l’ebook a 9,99.

Ora, poniamo che lo scrittore abbia 3000 lettori fedeli pronti a comprare tutti i suoi romanzi. Ipotizziamo anche che la casa editrice riesca ad attivare, con i suoi canali, 5000 nuovi clienti disposti ad acquistare il libro.

Che cosa succede a livello economico? Succede che, a parità di tempo-autore, l’autopubblicazione risulta molto più vantaggiosa. Lo schema qui sotto mostra i risultati di questo ipotetico scenario. Naturalmente si tratta di un’ipotesi che si basa interamente sul presupposto che l’autore sia riuscito a costruire un ottimo seguito in rete e sui social media. Una situazione che non sempre si verifica per un esordiente.

Gli scettici si affretteranno a commentare che in realtà è difficile trovare quei 3000 fedelissimi e hanno ragione, però lo stesso scetticismo vale anche per la pubblicazione classica! Che piaccia o no, è assai difficile che i nuovi autori abbiano i mezzi promozionali adeguati e il grado di competitività necessari per assicurarsi una base così ampia di affezionati, a malapena ci riescono gli scrittori famosi.

schema_guafagni_autopubblicati

2 vs 24
24 mesi è il tempo che occorre per pubblicare un romanzo con l'editoria tradizionale.

24 mesi è il tempo che occorre per pubblicare un romanzo con l’editoria tradizionale.

C’è però un altro fattore che deve essere preso in considerazione in questo confronto e che proietta il potenziale ricavo degli autori autopubblicati in una prospettiva del tutto nuova. Si tratta del numero di mesi che le pubblicazioni indipendenti (2) e quelle tradizionali (20) impiegano mediamente per essere lanciate sul mercato.

Un libro auto pubblicato può essere in vendita nel giro di poco tempo. Bastano un paio di mesi per vederlo in vendita in tutti i negozi online, compreso Amazon. Due mesi. In questa stima è incluso anche il tempo necessario per l’editing professionale, la copertina e il software.

Una pubblicazione classica potrebbero richiedere fra i 18 e i 24 mesi prima di essere in libreria, ammesso che si riesca a trovare subito un editore disposto a pubblicare il manoscritto. I tempi di valutazione degli agenti, prima, e delle case editrici, dopo, sono piuttosto lunghi. A volte occorrono più di due anni.

Il principio capitalistico secondo il quale “il tempo è denaro” è valido più che mai nel campo dell’editoria. Certi testi, specialmente nella saggistica, invecchiano velocemente; certi temi narrativi sono stagionali e tendono a essere sostituiti da altri, i gusti del pubblico cambiano rapidamente. Ma c’è ancora di più. Tornando all’ipotesi di cui abbiamo parlato sopra, quanti ricavi potrebbero verificarsi nella modalità self publishing  durante 18/24  mesi in cui si attende il verdetto dell’editore. Beh, un bel po’!

100% vs 5%
L'editoria moderna opera in una logica hollywoodiana. Cerca il successo assicurato che possa essere replicato.

L’editoria moderna opera in una logica hollywoodiana. Cerca il successo assicurato che possa essere replicato.

A meno che un autore non abbia scritto il nuovo Cinquanta sfumature, Twilight o Hunger Games, ci vuole un bel po’ di fortuna per farsi “considerare” dalle case editrici. Ci sono scrittori anche molto famosi che hanno messo anni per trovare un agente e un editore disposto a dargli una possibilità. Oggi quasi tutte le case editrici si muovono in una logica hollywoodiana: si ricerca l’autore in grado di avere un successo assicurato, ragion per cui si può essere abbastanza certi che in futuro ci sarà ancora un Fast & Furious 28! Come le major di Hollywood, i principali colossi editoriali hanno bisogno di andare sul sicuro, non possono permettersi di rischiare dando spazio a scrittori non collaudati. Il rischio deve essere inesistente, e c’è poco spazio per sperimentare. La sperimentazione viene lasciata ad altri.

La verità è che tantissimi autori non riusciranno neppure ad avvicinarsi a un contratto tradizionale. Si stima che nel mercato editoriale più sviluppato, gli Stati Uniti, solo il 5% dei potenziali autori riesca a raggiungere un contratto con una casa editrice importante.

Con l’autopubblicazione il 5% diventa il 100%: c’è la certezza di dare al libro la potenzialità di raggiungere milioni di lettori a cui viene, infine, rimesso il giudizio finale sul lavoro.

In conclusione, i numeri dimostrano che i nuovi autori hanno molto da guadagnare dal self publishing non foss’altro come mezzo per esserci.

La nuova editoria

Tra l’editoria tradizionale e l’autopubblicazione c’è una terza via che potremmo definire come nuova editoria indipendente che ha nel digitale il suo territorio d’azione. Queste nuove realtà possono affiancare gli autori, nell’ambito di un rapporto pressoché paritario, sollevandoli dalla parte più gravosa dell’autopubblicazione, la parte cioè che sottrae tempo alla scrittura e al lavoro creativo.

Recentemente un autore importante, che ha abbandonato l’editoria tradizionale per dedicarsi interamente al self publishing, ha dichiarato che il tempo di scrittura si è drammaticamente ridotto dopo questa scelta. Più di metà del tempo lavorativo se ne va in pubbliche relazioni, promozione, faccende amministrative, rapporti con le piattaforme di distribuzione, produzione ed editing e altre attività che hanno più a che fare con il lavoro di imprenditore che con quello di scrittore.

L’autore che intende dedicarsi interamente alla scrittura e all’attività creativa può decidere di farsi affiancare da una struttura tecnico-promozionale focalizzata sui nuovi media e con un qualche know-how nella produzione editoriale che sia in grado di farsi carico di tutte le attività imprenditoriali del lavoro di pubblicare per il mercato.

Queste nuove realtà, a differenza anche delle case editrici tradizionali, nascono già focalizzate sulla rete, hanno una componente tecnologica che manca alle prime, ragionano con una mentalità differente e sono aperte a modelli di business innovativi, laddove invece l’editoria tradizionale tende ad essere conservativa e difensiva. Inoltre con la nuova editoria gli autori possono praticare innovazioni sul piano dei contenuti perché è ormai un fatto che le nuove tecnologie porteranno a definire dei nuovi paradigmi narrativi che utilizzeranno, debitamente mixati, più mezzi espressivi. Questi tipi di percorsi e di sperimentazioni sono molto difficoltosi nel canale dell’editoria tradizionale, mentre sono molti ricercati dalle realtà nate e cresciute suoi nuovi media.

Ecco perché il dilemma “casa editrice o self publishing?” può essere sciolto con un liberatorio “andate dove volete, ma andate!”.

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