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Oggi su “la Repubblica” è stato pubblicato questo articolo di Mario Mancini co-fondatore di goWare (casa editrice digitale) e collaboratore di ebookextra. Lo proponiamo di seguito anche ai nostri lettori.

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barriereL’ebook sta facendo bene, ma non come potrebbe. Penso che sia il punto di vista comune di tutte le nuove realtà dell’editoria digitale. In Italia è cresciuto tantissimo nel 2014, ma è ancora appena il 4,5% del mercato del libro. Il giro d’affari complessivo degli ebook tocca i 60 milioni, quello di una media azienda industriale. Anche goWare che ha iniziato al polo tecnologico di Navacchio nel 2009, prima di trasferirsi a Firenze, è cresciuta del 300% rispetto al 2013 a prova che il mercato sta arrivando. Pubblichiamo quasi 10 ebook al mese e il catalogo ha superato i 300 titoli. Nel 2014 ci sono stati degli ebook che hanno superato i 10mila download e alcuni che in un giorno, a seguito di promozioni di Amazon, sono stati scaricati più di 1000 volte. Qualcosa di importante sta succedendo anche da noi. C’è ancora però molta strada da fare perché sempre più persone abbraccino questa nuovissima e formidabile modalità di consumare contenuti.
Oggi però c’è qualche preoccupazione per il rallentamento dell’ebook nei due paesi guida, gli Stati Uniti e il Regno Unito; uno stop ha fatto esclamare a James Daunt, direttore della catena di librerie Waterstones, “L’ebook è morto e pure il Kindle!”. Quali sono le ragioni di questo rallentamento?
Ci sono troppe barriere allo sviluppo degli ebook. Barriere che sono, volontariamente o involontariamente, erette dai tre soggetti che determinano il mercato: gli editori, i governi e gli stessi gruppi tecnologici che hanno creato il fenomeno. I grandi editori sono troppo occupati a presidiare il libro e controllarne il prezzo per occuparsi d’altro. Non ci sarà alcuna innovazione importante di formato e di prodotto da parte loro. I governi, specialmente in Europa, vedono lo scardinamento dell’industria del libro da parte dei gruppi d’oltreatlantico come una calamità nazionale e quindi tendono a mettere in atto politiche protezionistiche.
Paradossalmente, però, sono Amazon e Apple (da cui si scaricano l’80% degli ebook acquistati dai lettori) a non essere più all’altezza della situazione. Il Kindle di Amazon è un dispositivo superato: impedisce agli scrittori e agli editori di sviluppare un’ebook di nuova generazione che non sia più la replica del libro, ma qualcosa di più e di meglio. Tra l’altro Amazon ha perso la battaglia con gli editori sul controllo del prezzo degli ebook e adesso il differenziale di prezzo tra l’ebook e il libro si è assottigliato a tal punto che lettore tra i due sceglie il libro. Per la Apple, che avrebbe i dispositivi e il software perché l’ebook sviluppasse finalmente un proprio linguaggio per i contenuti long form, i libri sono stati un business marginale che finora ha portato solo guai dall’antitrust. Sembra esserci un ripensamento sulle strategie, ma ancora non si vedono effetti pratici.
Nonostante questo scenario, l’ebook continua a essere la speranza di tutti coloro che sono stufi di trovare sugli scaffali delle librerie solo le pile dei bestseller.

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