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Il paradosso del gratis

wwwInternet è l’“impero del paradosso”, forse perché è ancora un territorio piuttosto selvaggio, un Wild Wide Web come lo definisce L’“Economist”. Gli utenti sono restii a pagare direttamente per i contenuti e li vogliono gratis, altrimenti si arrangiano in un modo che il risultato è lo stesso. I produttori di contenuti, i creativi, gli editori sono disperati per il venir meno degli antichi e rassicuranti modelli di distribuzione e di consumo. Stanno appena iniziando a emergere nuove iniziative nate sul web e gestite con la logica delle rete, ma si tratta ancora di forme sperimentali, transienti e complessivamente poco rilevanti.

Per l’industria dei media, che dà lavoro a milioni di persone altamente qualificate e sostiene i creativi di tutto il mondo, sono momenti durissimi quanto ingrati. Solo l’industria televisiva sembra salvarsi da questa andata in malora. Ma non è il gratis, il mood dominante, che è responsabile di questo stato di cose. In realtà le famiglie spendono già parecchio per accedere ai contenuti distribuiti sulla rete. Il punto è che solo una minuscola frazione di queste risorse finisce ai produttori di contenuti e ai creativi. Per questo Amazon, Google e Netflix sono diventati, specialmente in Europa, i totem degli executive dei gruppi media che combattono il nuovo ordine. Ma il problema vero non sono neppure Amazon, Google, Netflix e gli altri Over The Top; forse sono proprio parte della soluzione. Il problema è che stare in rete costa e neppure tanto poco.

Il costo fisso dei contenuti
1750 euro la possibile spesa annuale di una famiglia italiana per avere accesso ai contenuti.

1750 euro la possibile spesa annuale di una famiglia italiana per avere accesso ai contenuti.

Nell’ articolo che presentiamo, Molly Wood, che copre per il NYTimes l’area media e tecnologia, si fa i conti in tasca per quantificare il proprio costo mensile per avere accesso ai contenuti. Proviamo a fare lo stesso esercizio prendendo una famiglia italiana e calcolando l’investimento necessario a consumare prodotti media, accessibili tramite un qualche abbonamento o altra forma di pagamento fisso.

Prima di tutto c’è il costo dell’ADSL che possiamo quantificare in circa 450 euro. Ipotizziamo una cifra analoga per l’abbonamento a Sky altro servizio TV a pagamento. Valutando in un terzo del costo totale, la quota dati di due abbonamenti a telefonia mobile, aggiungiamo altri 300 euro. Se in famiglia c’è un buon lettore, probabilmente sarà attivo un abbonamento ad Amazon Prime, 90 euro. Potrebbero essercene pure uno a Spotify, 120 euro. C’è poi il canone TV a 113 euro. Aggiungiamo altri 230 euro forfettari per altri servizi, come per esempio l’abbonamento a un quotidiano o a un magazine, oppure uno spazio cloud per foto e documenti. Ecco che la cifra totale annua per avere accesso ai contenuti è di 1.750 euro. Bankitalia stima in poco più 30mila euro il reddito medio della famiglia italiana e pertanto 1.700 euro sono il 5,7% di tale reddito. Costo fisso per i contenuti. Quanto si può spingere oltre l’investimento in contenuti? C’è ancora spazio per contenuti à la carte? Poco.

Come Molly Wood pensiamo che la soluzione a questa pletora di costi sparsi e molteplici, piccoli e medi importi di cui si può dimenticare l’esistenza, sia quello di unico operatore, come Amazon, Google o Apple, che offra un abbonamento tutto incluso. Ma questa è una soluzione del futuro, per il momento, come afferma Molly, l’unico modo per calmierare il costo dei contenuti sia proprio quello di prenderli à la carte. È una tendenza che negli Stati Uniti sta trovando sempre più consensi e anche una sponda politica importante nel senatore John McCain. L’ex-candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, da tempo, anche a livello legislativo con un proprio disegno di legge, si batte per una TV à la carte che riduca la bolletta delle famiglie americane verso gli operatori via cavo. Una soluzione trasferibile anche al web?

Con questo interrogativo, vi lasciamo alla lettura dell’articolo di Molly Wood, tradotto da Giuseppe Di Pirro per ebookextra, dall’esplicito titolo Cutting the High Cost of Digital Living. Molly ha scoperto di spendere 5mila dollari all’anno. E neanche lo sapeva!

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Tanti piccoli abbonamento ne fanno uno grande
5000 dollari la spesa annuale totale di Molly Wood per accedere e consumare contenuti

5000 dollari la spesa annuale totale di Molly Wood per accedere e consumare contenuti

Talvolta il mondo moderno si sente oberato da migliaia di pagamenti di piccoli abbonamenti. Possiamo vivere, in molteplici modi, in un sogno on-demand, à la carte. Possiamo mettere insieme film in streaming e scaricati, spettacoli televisivi, foto, video e musica quasi ovunque e ogniqualvolta lo desideriamo. È quasi irresistibile, e sicuramente genera dipendenza.

Ragazzi, il costo di questa vita di divertimento in punta di dito si accumula rapidamente. È facile trovarsi debitore di quote di abbonamenti o altri pagamenti ad almeno una dozzina di servizi. E anche se si cerca di essere meno indulgenti, le fatture possono accumularsi senza che ci se ne renda conto.

Per tenere in ordine tutti gli abbonamenti, e per evitare di pagare servizi non più desiderati o necessari (o quasi del tutto dimenticati), vale la pena svolgere una verifica periodica della vostra vita digitale. Quando di recente ho fatto un tale conteggio, sommando il mio abbonamento via cavo, Internet e le fatture del cellulare, il totale è stato una vera rivelazione:  400 dollari al mese.

Scioccati? Io lo sono stata. E potreste esserlo anche voi, una volta che avrete elaborato le vostre cifre – e potrebbe essere d’aiuto utilizzare la mia esperienza come guida per procedere alla vostra revisione digitale. Per me, e probabilmente per voi, la quota di denaro più cospicua va alla TV e ai film. Molti consumatori pagano almeno due servizi separati che forniscano televisione e film, e probabilmente anche più.

Ad esempio, la mia bolletta dell’abbonamento del servizio via cavo Comcast – che comprende un pacchetto di televisione via cavo, Internet ad alta velocità ed una linea telefonica fissa – è di circa 180 dollari al mese. Il che è un prezzo alto, ma non inusitatamente alto: La NPD Group, una società di ricerca, ha dichiarato che le sole fatture della TV via cavo (senza Internet e il telefono) ammontavano in media ad 83 dollari al mese nel 2012, e sono aumentate di circa il 6 per cento l’anno, superando l’inflazione. NPD prevede che il costo medio raggiungerà i 200 dollari entro il 2020.

Il servizio via cavo non basta
La bolletta Comcast, servizio di TV via vaco, costa a Molly Wood 180 dollari al mese. Si prevede che nel 2020 salirà a 200.

La bolletta Comcast, servizio di TV via vaco, costa a Molly Wood 180 dollari al mese. Si prevede che nel 2020 salirà a 200.

Nonostante un tale servizio e il costo, molte delle cose che voglio vedere non sono disponibili senza un servizio aggiuntivo o un pacchetto televisivo più costoso. Recentemente ho aggiunto HBO a un prezzo promozionale di 10 dollari al mese, ed un servizio supplementare on-demand, Streampix, che costa 5 dollari al mese. Pertanto, si arriva a 195 dollari per i soli servizi via cavo.

Poi ci sono i 13 dollari al mese che pago per il servizio TiVo, che preferisco al Comcast cable box, che è più economico di 3 dollari al mese. Pago anche per Netflix (8 dollari al mese) ed Amazon Prime (90 dollari all’anno).

A questo punto, probabilmente penserete che abbia abbastanza cose da guardare. Invece no. Nell’ultimo anno, i noleggi on-demand e gli acquisti di film su iTunes hanno aggiunto circa 10 dollari al mese al mio budget dedicato ai media. Riproduco in streaming anche alcuni video sulla mia console da gioco Xbox 360, il che significa che ho bisogno dell’Xbox Live Gold per 50 dollari l’anno, o circa 4 dollari al mese.

In totale, quindi, sto pagando 236 dollari al mese per Internet, film e TV. Ohi.

Il modo più ovvio per tagliare la bolletta è quello di sbarazzarsi del cavo. Un servizio Internet stand-alone costerebbe circa 40 dollari al mese (i prezzi possono variare, naturalmente, a seconda della velocità e delle promozioni), eliminando 155 dollari o giù di lì dal mio totale mensile, o circa 1860 dollari all’anno. Dopo tutto, mi trovo già a gestire molteplici abbonamenti video, ed il mio TiVo e la mia TV collegata ad Internet entrambe trasmettono video online al mio televisore. E quasi 2.000 dollari l’anno è un risparmio significativo.

Ma io non sono ancora pronta a tagliare il cavo. Il motivo principale è lo sport. Un’antenna HD collegata al mio TiVo potrebbe fornire dei canali televisivi, i quali permetterebbero di vedere alcuni eventi sportivi. Ci sono molti altri eventi che non sarebbero disponibili, tuttavia, come tutte quelle partite della Coppa del Mondo che erano solo su ESPN. Eppure, considero tenuto in vita artificialmente il mio abbonamento alla TV via cavo.

Video on demand e musica

ESPN, un canale irrinunciable per chi ama lo sport e che tiene legata la nostra Molly alla TV via cavo, impendendogli il liberatorio gesto del

ESPN, un canale irrinunciable per chi ama lo sport e che tiene legata la nostra Molly alla TV via cavo, impendendogli il liberatorio gesto del “cord cutting,

Per fortuna, ci sono altri modi per erodere le fatture dei film e della TV. Facendo un uso migliore dei video on demand mediante il mio servizio via cavo, probabilmente non ho bisogno di un abbonamento Netflix. Molti dei vecchi film disponibili su Netflix si possono trovare anche su Amazon ed iTunes, e percorrere quella strada può essere più conveniente invece di pagare ogni mese Netflix. Oppure potrei avere o Amazon o Netflix, piuttosto che entrambi.

Al momento, ho intenzione di trascorrere un mese o due cercando di vivere senza di esso e vedere se l’on-demand e Amazon Prime possono riempire il vuoto.

La musica è molto meno costosa rispetto al video, sono felice di dirlo. Pago 10 dollari al mese per l’accesso senza pubblicità ed offline di Spotify, e anche circa 4 dollari al mese per la radio via satellite perché mi piace utilizzarla per scoprire nuova musica mentre sono in macchina.

Se possedete già un’ampia collezione di musica digitale, però, potrebbe non essere necessario l’accesso offline alle canzoni e quindi potreste tirare avanti con le versioni gratuite di Spotify o Pandora. Oppure, se avete Amazon Prime, potete procurarvi la musica attraverso il suo nuovo servizio di musica. La biblioteca di musica in streaming di Amazon è molto piccola rispetto a Spotify o Pandora, ma potrebbe andare bene se si dispone di un telefono pieno di MP3.

Ci sono altre offerte di musica là fuori. Se sei un utente AT&T, è possibile ottenere un piano famiglia su Beats Music per 15 dollari al mese, che comprende cinque account su 10 dispositivi. Considerando che una singola sottoscrizione ammonta a 10 dollari al mese, quello è un prezzo eccellente.

Ho intenzione di mantenere il mio servizio di musica così com’è, ma tutte le mie canzoni e i video – per non parlare delle foto – hanno creato un fabbisogno di spazio di archiviazione a cui devo far fronte.

Risparmiare sulla telefonia mobile
ICloud costa a Molly 96 euro all'anno per 200 gigabyte sul servizio cloud di Apple.

iCloud costa a Molly 96 euro all’anno per 200 gigabyte per l’archiviazione delle foto e il servizio di backup dell’iPhone.

Attualmente, pago due volte per la memorizzazione dei file. Ci sono i 10 dollari al mese che pago per 100 gigabyte di archiviazione su Dropbox. Pago inoltre 8 dollari al mese per l’archiviazione su iCloud in modo da poter eseguire il backup ed il ripristino dei miei dispositivi Apple più facilmente.

Sistemare questa sovrapposizione è facile. Google Drive offre 100 gigabyte di spazio di archiviazione per soli 2 dollari al mese e può caricare automaticamente le foto da un telefono cellulare, proprio come Dropbox. Oppure, se si ha bisogno solamente di caricare delle foto, si può passare a Flickr. Ti fornisce un terabyte di spazio libero gratuito, e inoltre fa l’upload automaticamente.

Ho bisogno di quella piccola interruzione, perché i costi della telefonia mobile continuano a salire. La maggior parte dei piani tariffari attualmente sono compresi tra 70 ed i 100 dollari al mese per un pacchetto dati su cellulare. Se si paga di più, forse vale la pena fare una chiamata al proprio provider, soprattutto se si è un cliente di lunga data. Potreste essere in grado di ottenere un piano di sms più economico, ad esempio, o ridurre complessivamente la bolletta utilizzando servizi di messaggistica come WhatsApp.

Dopo aver monitorato il mio utilizzo dei dati per un po’, ho capito che potevo vivere con un profilo tariffario che mi permettesse di risparmiare 15 dollari al mese. Poi ho risparmiato ancora di più passando a T-Mobile. A volte si ottiene la migliore offerta quando si è un cliente nuovo di zecca.

La soluzione sarebbe unico abbunamento per tutto lo streaming. In attesa meglio à la carte
Meglio à la carte. Paghi quello che consumi, se ti viene data la possibilità di scegliere.

Meglio à la carte. Paghi quello che consumi, se ti viene data la possibilità di scegliere.

Pensate di aver preso in esame tutti i vostri costi digitali? Per esserne sicuri è meglio che controlliate la vostra carta di credito e le ricevute di PayPal relative ad abbonamenti che potreste aver dimenticato. Mi sono resa conto che spendo circa 2 dollari al mese in applicazioni. E, molto peggio, continuo a ricevere l’addebito per Microsoft Office 365 ed ho dimenticato di disdirlo – anche se di tanto in tanto ricevo dei promemoria via e-mail per installarlo. Scappellotto.

La vita non sarebbe più semplice se un unico servizio quale Amazon, Comcast o Google potesse semplicemente darmi tutto lo streaming mediatico, lo spazio di memorizzazione e l’intrattenimento di cui ho bisogno?

Probabilmente sì. Ma sarebbe molto verosimilmente più costoso e meno flessibile.

Per il momento, vivrò con dei servizi à la carte, e il periodico rituale della ricerca di un servizio di qua e una funzione di là da limare. La convenienza porta sempre con sé un costo.

 

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