[Tempo di lettura: 17 minuti]

Il tragitto esemplare di uno scrittore contemporaneo

rodeoAbbiamo già introdotto Hugh Howey ai nostri lettori. Hugh non è soltanto lo scrittore di quei bestseller di grandissimo successo, come la trilogia del Silo (in Italia tradotta da Fabbri), di cui si è innamorato Ridley Scott che ne effettuerà una trasposizione cinematografica. È anche un visionario e un impresario.

Hugh ha percorso il cammino esemplare di uno scrittore di successo contemporaneo: ha lasciato il suo lavoro di libraio a Tampa in Florida per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno; ha pubblicato, tutto da solo, i suoi e-book su Amazon con il programma Kindle Direct Publishing (KDP); quasi subito ha scalato le classifiche del Kindle Store fino a vedersi recapitare da Amazon sul proprio conto corrente oltre un milione di dollari al mese di royalty; quando un suo libri (Wool) è entrato nella classifica dei bestseller del “New York Times” si è fatto sotto Simon & Schusters, uno delle big five, a cui ha venduto, per un importo a sei cifre, i diritti dei suoi libri; infine sono arrivati i produttori di Hollywood a bussare alla sua porta per comprare i diritti cinematografici.

Questa miracolosa carriera lo ha trasformato in un instancabile apostolo della nuova editoria, cioè di quel fenomeno ancora sotterraneo che pone al centro di tutto il sistema editoriale l’autore e il suo rapporto diretto con il lettore. Nell’epoca dei mass media tra questi poli si frapponeva una infinita sequela di soggetti di mezzo, che si facevano carico di tutti i processi industriali e di distribuzione della merce libro. Oggi questi soggetti sono  resi obsoleti dalle nuove tecnologie. Infatti Hugh Howey non si è però dimenticato delle sue origini di libraio e, oltre che della scrittura, ha iniziato a occuparsi di come dovrebbe funzionare l’industria del libro nell’epoca dei nuovi media. Oggi Hugh è il capo dei missionari dell’autopubblcazione e della nuova editoria digitale: insieme a Data Guy ha fondato Author Earnings, uno dei think-thank più interessanti del nuovo panorama editoriale che, grazie ai i suoi rapporti periodici e ai suoi dati sulle performance dei titoli autopubblicati su KDP, ha iniziato a diffondere la percezione che sta succedendo davvero qualcosa di grosso nel modo in cui si stanno evolvendo le abitudini dei consumatori di cultura e di lettura nello scenario digitale.

Durante l’annuale appuntamento a New York del Digital World Book 2016 abbiamo cercato di capire come Hugh Howey la pensa sui temi più scottanti del dibattito attuale sul futuro del libro e sulle conseguenze della rivoluzione che sta avvenendo sotto i nostri occhi.

Che ne sarà delle case editrici?
Le Big Six (Big Five dalla fusione fra Penguin e Random House) sono più vittime o complici del declino del mercato?

Le big six (big five dalla fusione fra Penguin e Random House) sono più vittime o più complici del declino del mercato?

Le grandi case editrici continueranno a fare arrivare i libri ai lettori, ma succederà sempre meno. Le librerie e i libri cartacei esisteranno sempre e in questo senso le case editrici formano una grande rete di relazioni. Una cosa di cui non ci rendiamo abbastanza conto in questo settore è che ci sono molti motivi per comprare libri oltre al fatto di leggerli: si fanno regali, si riempiono le librerie di casa, si comprano come buoni propositi (per lo stesso principio per cui si comprano le attrezzature sportive) o come status sociale (i giovani preferiscono il cartaceo anche perché diventa un simbolo della loro tribù letteraria) e infine per avere i must che non si riesce a leggere, come Il Capitale o Il Cardellino.

Ma la quota di mercato delle big five continuerà a diminuire, in effetti si è già ridimensionata notevolmente. La crescita avviene solo per acquisizione, ragion per cui mi aspetto che alla fine ne rimarranno solo tre, così come le etichette discografiche leader di mercato sono passate da sei a tre. I margini delle case editrici sono rimasti stabili e in alcune aree sono persino aumentati, grazie ad Amazon, che ha abbattuto dal 30% al 5% il costo del reso sui libri cartacei, ma anche grazie agli ebook e al print-on-demand, sempre di Amazon, che offrono margini migliori e sono meno costosi da produrre rispetto alla stampa offset tradizionale.

Il problema dei grandi editori è che si troveranno a dover competere con il 70% offerto da KDP, per cui i loro margini saranno limitati dal punto di vista delle royalty. Inoltre dovranno competere con gli indipendenti sul piano del prezzo, quindi rimarranno in stallo anche sul quel versante. Come intermediari, non solo il loro peso diminuirà e saranno superati dagli indipendenti, ma anche il margine generale alla fine calerà man mano che i lettori e gli autori vorranno prezzi più bassi e compensi più alti.

Esistono alcune soluzioni, ma dubito che i colossi editoriali vorranno mai adottarle. Sono anni che ripeto che dovrebbero andarsene da New York per trasferirsi nella Silicon Valley, non competere più a suon di aste sul piano degli anticipi, investire in proprietà intellettuali originali e permettere agli scrittori di crescere pubblicandogli una mezza dozzina di opere prima di lasciarli andare. Dovrebbero concentrarsi su generi diversi, proporre libri più brevi e suddividere la saggistica in capitoli vendibili che i lettori possano “completare” come farebbero con un album di musica. Devono pagare mensilmente i loro autori e sicuramente dovrebbero e possono fare meglio nel collegare autori e lettori. Invece sono stati i tecnologici della costa occidentale a investire nell’innovazione, infatti il baricentro dell’editoria si è già spostato sulle coste del Pacifico con Amazon, Facebook, Google, Twitter e simili.

Autori: self-publishing o percorso tradizionale?

selfÈ una questione piuttosto critica. Per prima cosa vorrei dire alle case editrici che farebbero meglio ad occuparsi seriamente della diffusione dell’autopubblicazione. Non possono riuscire a tamponare le perdite se prima non ne capiscono le cause.

I vantaggi dell’autopubblicazione sono enormi, a partire dal prezzo. Gli ebook delle case editrici costano troppo, soprattutto quelli degli autori emergenti. Le big fiive dovrebbero smetterla pensare che gli ebook facciano concorrenza ai tascabili e smetterla anche preoccuparsi se i loro ebook più economici entrano in competizione con gli hardcover, il segmento più importante del loro business e più costoso per i lettori. Ogni cliente è un caso a sé e se si ignorano intere porzioni di pubblico (senza sfruttarne il potenziale catalogo) si perdono soldi, non si offre un buon servizio agli autori e alla fine si regalano fette di mercato agli indipendenti.

L’editoria deve rinnovarsi dalla testa ai piedi, sbarazzarsi delle edizioni che non interessano a nessuno, smetterla di pagare anticipi a sette o otto cifre a gente che è già milionaria e piuttosto retribuire meglio i nuovi autori. Una delle più grandi balle che si sentono dire è che, in un certo senso, gli editori starebbero aiutando gli autori pagandoli in anticipo per consentirgli di scrivere. Questo è semplicemente falso. Gli autori emergenti ricevono 5000 dollari per ogni manoscritto, mentre le celebrità e i politici già ricchi fanno soldi a palate. Ad ogni modo, questi autori scrivono i loro primi romanzi mentre fanno altri lavori, non vengono pagati per le loro proposte. La maggior parte degli autori di saggistica scrive e lavora a tempo pieno da qualche altra parte.

L’autopubblicazione è molto più veloce e paga molto meglio, offre una maggiore libertà creativa e permette di sperimentare sul piano del prezzo e della vendita al dettaglio. Kindle Unlimited è solo un esempio dei soldi che un autore rischia di perdere quando opta per una grande casa editrice. Negli Stati Uniti, parliamo di 150mila dollari all’anno: per gli autori firmare un contratto con una casa editrice maggiore vuol dire negarsi questa possibilità.

Per quanto riguarda i motivi per cui varrebbe la pena per gli autori di fare affari con le case editrici più grandi, penso che dovrebbero pensarci bene prima di mettersi nelle loro mani. Può essere che ci rimettano in termini di tempo e di soldi. Una volta che un autore ottiene entrate regolari con il self-publishing allora può essere una buona idea provare a mettersi in contatto con le case editrici, per la loro esperienza e per la visibilità garantita dalle librerie fisiche, sebbene anche questa stia diminuendo.

Tenete presente che possono volerci anni per pubblicare un libro con un agente letterario, non meno di 18 mesi, ma di solito passano più o meno 5 anni prima che un libro sia messo in vendita nelle librerie. Tanto per dare un’idea, è lo stesso tempo che ci ho messo a scrivere i miei primi dodici romanzi e anche prima che Wool arrivasse nella classifica dei bestseller del “New York Times”, come libro autopubblicato, avevo entrate regolari che aumentavano di mese in mese. C’è la possibilità di guadagnarsi da vivere se si è in grado di scrivere storie avvincenti e se si riesce a impiegare tutte le proprie energie per farlo al meglio.

Ma non ci sono troppi libri?
ISBN rilasciati da Bowker

Quello che avviene sul lato dell’offerta è forse il fenomeno più interessante e significativo del passaggio dell’industria al digitale. La comparsa di nuovi soggetti prende i connotati di un vero e proprio tsunami. Sono gli autopubblicati.

Non sono assolutamente d’accordo. Ricordo che quando lavoravo in una libreria indipendente ridevamo delle pile di cataloghi che ci arrivavano ogni tre mesi dalle case editrici. Montagne di libri! Chi li avrebbe letti tutti? Ne ordinavamo solo una minima percentuale e molti dovevamo rimandarli indietro.

Eppure, quando Amazon ha aperto la più grande libreria del mondo a chiunque sognasse di fare lo scrittore gli autori autopubblicati hanno cominciato a vendere milioni di libri ogni mese. Perciò, quella che per me era una caterva esagerata di libri, quando facevo il libraio, per i lettori era un’enorme mercato su cui poter scegliere.

Alcuni fra i maggiori bestseller sono stati criticati dalla comunità letteraria, a cui appartengono anche gli editori, per la loro qualità scadente. L’anno in cui è uscito 50 sfumature di grigio, una vendita su cinque era un volume della trilogia. Quindi, invece di giudicare la qualità in base ai propri gusti o presumere che ai lettori non interessi altro, gli editori dovrebbero fare attenzione a cosa vende di più e offrire al pubblico tutto ciò che possono.

Per esempio trovo sconcertante il fatto che le case editrici si siano allontanate dall’urban fantasy e in questo senso hanno perso decine di opportunità. Dovrebbero puntare su questo invece di agire nell’ottica della paura e dei diritti acquisiti. Il mondo non tornerà mai ai tempi in cui monopolizzavano l’attenzione dei lettori, quei giorni sono finiti per sempre e questa è una cosa positiva.

Non ci saranno mai troppi libri. Puoi andare su gutenberg.org in questo momento e trovare gratis migliaia di classici diversi formati, più libri di quanti se ne possano leggere in una vita intera e grandi libri, i migliori che siano mai stati scritti. Eppure la gente continua a comprarne ogni anno. Non si arriverà mai a una saturazione totale, ci saranno sempre libri che vendono poco, certo, ma questo succede da quando esistono i libri.

Davvero, bisogna farla finita con questi luoghi comuni. È solo la paura degli editori e degli autori che pensano di non poter competere. Dovremmo gioire della competizione, perché sappiamo che si può scrivere un libro di cui la gente parlerà e che nessuno potrà screditare. Smettiamola di dipingere la situazione come se fosse esplosa una fogna, è una cavolata. È come dire che c’è troppa pizza o troppo cioccolato o che si fa troppo sesso. I libri sono una di quelle poche cose di cui non ne abbiamo mai abbastanza.

Come si può migliorare il self-publishing?
Amazon è di gran lunga la migliore piattaforma di autopubblicazione secondo Hugh Howey.

Amazon è di gran lunga la migliore piattaforma di autopubblicazione secondo Hugh Howey.

Si può migliorare sotto diversi aspetti. Mi piacerebbe che ci fossero strumenti di editing online per gli ebook pubblicati, in modo da correggere i refusi senza dover ricaricare i file. Sarebbe fantastico se ci fosse uno spazio in cui gli scrittori possono incontrare grafici, editor, beta reader e sviluppatori. Inoltre si può affinare ulteriormente il processo che porta i lettori alla scoperta dei libri, anche se Amazon sta già facendo un ottimo lavoro nel consigliare titoli a chi fa acquisti sul sito. Amazon potrebbe sbarazzarsi della sua struttura di royalty stratificata e dei costi di spedizione. Tante piccole cose di questo tipo.

Di certo sono molto di più e importanti i processi che le grandi case editrici e le librerie dovrebbero sistemare: voci contrattuali inaccettabili, royalty pietose, pagamenti saltuari, prezzi poco accattivanti, niente PoD, l’esclusione dalle librerie dei titoli autopubblicati presenti su Amazon, l’attuale sistema di reso e molto altro ancora.

Amazon è di gran lunga la migliore piattaforma di autopubblicazione per gli autori emergenti. Sono i migliori venditori delle case editrici e probabilmente distribuiscono il 99% dei libri autopubblicati. È la libreria più grande del mondo e collaborare con loro è un’ottima idea se l’obiettivo è di vendere molti libri. Un giorno le cose potrebbero cambiare e forse dovremo concentrarci su altri rivenditori.

Inoltre posso dire con una certa sicurezza che gli autori esordienti dovrebbero uscire solo su Amazon, finché non prendono piede e non possono permettersi di fare il passo successivo. Grazie alla maggiore visibilità offerta da Kindle Unlimited, si può dire che Amazon sia l’editore personale di ogni scrittore. Tenete presente che gli autori autopubblicati possono far circolare i loro lavori, perché l’esclusiva di KU dura solo 90 giorni, a differenza dell’editoria tradizionale, che ti fa perdere il controllo del tuo lavoro per il resto della tua vita (e per altri 70 anni della vita dei tuoi eredi), mentre l’autopubblicazione offre la possibilità di muoversi liberamente, di saltare da una parte all’altra e di provare diverse opzioni.

Il ruolo di Amazon è positivo o negativo?
amazon_autori

La divisione dei guadagni tra gli autori e che pubblicano con KDP e Amazon è di gran lunga migliore per i primi a confronto dell’editoria tradizionale.

Ultimamente si dice che quello di Amazon è un monopolio o un monopsonio e che potrebbe addirittura danneggiare lo sviluppo della letteratura. Dobbiamo preoccuparci? No, le cause di ciò non sono un segreto e per di più hanno diversi precedenti storici. Quando quelli che non possono competere sul mercato si accorgono di essere in difetto invocano la compassione del pubblico e la protezione dei tribunali. Si tratta di campagne assai stridenti ed entrambe sono eticamente fallimentari.

Amazon ha esteso ampiamente l’accesso ai libri, ma anche l’accesso al mercato da parte degli autori. Stanno abbassando i prezzi per i consumatori e aumentando la retribuzione di chi li produce. Sono in grado di farlo perché lavorano in modo molto efficiente e perché reinvestono tutti i profitti.

Ciò che c’è di veramente orwelliano in queste accuse è che Amazon sta facendo esattamente il contrario. Il punto è che sono le case editrici che per anni hanno creato e consolidato un monopolio collaborativo sfruttando la mancanza di una vera e propria concorrenza per calcificare l’esperienza della lettura, alzare i prezzi e pagare poco gli autori.

Per molto tempo la maggior parte degli aspiranti scrittori non ha nemmeno sperato di potersi esprimere o di raggiungere i lettori. Amazon ha cambiato tutto praticamente da sola. Prima molti lettori di provincia o dal reddito basso non si potevano permettere di comprare abbastanza libri a buon prezzo. Anche qui Amazon ha cambiato tutto praticamente da sola e, come se non bastasse, adesso sta andando a colpire le grandi catene che hanno, in passato, decimato le librerie indipendenti, le quali stanno tornando in auge. Queste librerie indipendenti offrono un’esperienza che Amazon non può proporre, quindi le due cose possono coesistere in armonia e gli acquirenti stano dimostrando di sostenere entrambi, indubbiamente Amazon ha avuto un effetto positivo sulle loro vendite.

Dunque Amazon ha fatto bene ai lettori, agli scrittori e alle piccole librerie, mentre le critiche arrivano dagli intermediari non concorrenziali e dagli autori che si sono arricchiti attraverso il loro sistema. Essere allo stesso tempo pro-libri e anti-Amazon richiederebbe una bella ginnastica mentale.

Quali sono le problematiche principali che oggi devono affrontare gli autori autopubblicati?

be_happyPer loro il problema principale è quando la realtà si scontra con le aspettative. Scrivi il tuo primo libro e ti aspetti di diventare ricco, ma è molto difficile che sia così. Il primo libro non sarà il migliore, ce ne vogliono molti di libri per prendere lo slancio, affinare la tecnica e sviluppare la propria arte. Sono troppo pochi gli autori autopubblicati di successo che parlano della fatica e del duro lavoro che hanno dovuto affrontare, quindi sembra tutto facile e a portata di mano, ma la verità è che bisogna lavorare duro e mettersi nell’ordine di idee di scrivere diversi romanzi ogni anno per molti anni prima di capire se si ha il talento nefessario. Molti autori gettano la spugna ancora prima di essersi dati una possibilità, così come le case editrici li scaricano senza neanche avergli dato una chance.

È nata una vera e propria industria a domicilio attorno al marketing degli autori autopubblicati: social media, mailing list, ebook omaggio.

Ogni autore dovrebbe sperimentare, ma non c’è niente di meglio di scrivere un altro libro. Se il marketing toglie tempo alla scrittura non va bene. La maggior parte delle strategie non funzionano e quelle che funzionano possono andare bene pur sembrando del tutto naturali. Interagisci con i tuoi lettori, anche se ne hai pochi, parla chiaramente delle sfide che devi affrontare, delle soddisfazioni e dei timori. Apriti completamente, i lettori amano questo contatto e io ho sperimentato in prima persona quanto possa essere gratificante sotto diversi punti di vista.

Che cosa dice l’esperienza di Author Earnings?

guadagno_autoreQuando Io e Data Guy abbiamo visto i primi dati, a momenti, cadevo dalla sedia. Sapevo che lì fuori stava succedendo qualcosa ma non ne immaginavo la dimensione: tanti autori riuscivano a guadagnarsi da vivere come non era mai successo nella storia, ma non avevo ancora idea di quanto stessero guadagnando con gli ebook autopubblicati. Continuavo a dirmi che i calcoli erano sbagliati, ma abbiamo fatto diverse verifiche. Quella di Data Guy fu una vera svolta. Quasi tutti i critici dell’autopubblicazione furono zittiti dal primo rapporto e anche le tesi di chi coglieva la rilevanza del fenomeno parevano inadeguate rispetto a quello che stava succedendo davvero.

I dati e/o le conclusioni di Author Earnings non sono sempre accolti positivamente. A chi non li accoglie favorevolmente dico questo.

I dati sono dati, noi li mettiamo a disposizione. Io dico, fate i calcoli e trovate i nostri errori. Non credo che sia possibile, perché i titoli sono distribuiti in modo evidente nelle classifiche di bestseller. In qualunque modo si incastrino i dati di vendita, i titoli autopubblicati pagano più royalty agli autori ogni giorno di tutte le big five messe insieme e anche di molto.

Questo significa non solo che Amazon offre più titoli ai lettori a un prezzo più basso, ma anche che paga gli scrittori più delle case editrici. Non c’è altro modo di vedere Amazon se non la cosa migliore che sia mai capitata ai lettori e agli scrittori. Certo, gli intermediari che non possono competere continueranno a lamentarsi.

Come sarà l’editoria tra dieci anni?
A Novembre 2014, amazon ha pagato una royalty di $ 1,39 per ciascun ebook che ha ottenuto i requisiti di lettura su KU a prescindere dala foliazione e dal prezzo definito dall'editore/autore

Pagare meglio e con più regolarità gli autori esordienti è una delle misure che Hugh Owey si sente di doverf consigliare agli editori nell’ambito di una strategia di sopravvivenza nel mercato digitale.

Ci sono due tendenze che mi piacerebbe vedere: vorrei che si leggesse sempre di più e che ci fosse sempre meno attrito tra scrittori e lettori. Sono queste le uniche due cose di cui l’editoria dovrebbe preoccuparsi.

Credo che Amazon sia un leader globale proprio perché si concentra su questo. Come si può ridurre l’attrito? Con spedizioni più veloci, acquisti con un click, ordini e stoccaggio predittivi, PoD, migliori strumenti di uploading per gli autori, eccetera.

Anche Amazon vuole che la gente legga di più, il che richiede una maggiore garanzia di qualità, dispositivi piacevoli e facili da utilizzare e grandi contenuti.

Osservando il settore da questa prospettiva, gli errori dell’editoria tradizionale appaiono paurosamente ovvi. Eliminare alcuni formati in modo che i lettori non possano avere l’ebook o il tascabile che vogliono? Questo aumenta l’attrito. Per diminuirlo bisognerebbe pubblicare l’ebook prima che esca il libro cartaceo, lanciare promozioni di ebook gratuiti (specialmente il primo di una serie), entrare in Kindle Unlimited, abbassare i prezzi dei libri di scrittori poco conosciuti per invogliare i lettori a sperimentare autori emergenti, prezzi migliori per le librerie, spedizioni più veloci, eccetera.

La mia preoccupazione principale è che tutti i soldi che vanno nei videogiochi, nei film, nella musica e così via possano ridurre il guadagno degli autori. Come possiamo aumentare la popolarità della scrittura? È questo che mi tiene sveglio la notte. Bisogna cominciare nelle scuole, smettiamola di costringere i bambini a leggere libri che non gli piacciono, lasciamo che passino ai classici in modo naturale. Non bisogna costringerli ad acquisire i nostri valori, ma trasmettere loro il passatempo della lettura, a cui molti di noi danno un grande valore. Lasciamo che le cose vengano da sé.

La verità è che il modo di raccontare storie continuerà a cambiare. Ne scriveremo per i videogiochi, per la TV, per il cinema, per la realtà virtuale, per il teatro interattivo e molto altro ancora. Siamo animali da storie, il nostro desiderio di raccontarne e di ascoltarne non si placherà mai. All’editoria non resterà che lottare per la sua fetta di torta. Il momento storico che stiamo vivendo è decisamente il migliore per i lettori e per gli scrittori e mi auguro che fra dieci anni potremo dire la stessa cosa.

[Traduzione dall'inglese di Ilaria Amurri]

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>