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Lo scudo di Achille
Un arte per l'altro, l'ebook illustrato di Valentina Sonzogni scritto con il filosofo Leonardo Caffo, che affronta il tema dell'animale nell'arte e nella filosofia. Si tratta di un approccio molto originale e inedito.

Un’arte per l’altro, l’ebook illustrato di Valentina Sonzogni scritto con il filosofo Leonardo Caffo, che affronta il tema dell’animale nell’arte e nella filosofia. Si tratta di un approccio molto originale e inedito.

Con questo articolo continua la collaborazione di Valentina Sonzogni con ebookextra. Valentina copre i temi di arte e  architettura all’interno di una specifica rubrica: “Lo scudo di Achille”. Questa rubrica itinerante sulle arti si ispira al principio retorico dell’ecfrasi, definito dalla Treccani “descrizione di un oggetto, di una persona, o all’esposizione circonstanziata di un avvenimento, e (…) alla descrizione di luoghi e di opere d’arte (…)  in modo da gareggiare in forza espressiva con la cosa stessa descritta”.

Se non ci siete stati o non ci andrete mai… seguitemi!

Valentina Sonzogni, storica dell’architettura e dell’arte, ha ottenuto il PhD presso l’Universität für Angewandte Kunst,Vienna in Storia e Teoria dell’architettura. Ha lavorato presso numerose istituzioni tra le quali Kiesler Foundation, Vienna; The Guggenheim Foundation, New York e ha scritto in riviste e cataloghi e tenuto conferenze in università italiane ed estere. Dal 2008 collabora con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Il suo blog è: cointray.wordpress.com. Insieme a Leonardo Caffo ha pubblicato l’ebook Un’arte per l’altro. L’animale nell’arte e nella filosofia.

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italmodernDa alcuni anni, Martin e Werner Feiersinger, architetto l’uno, artista e fotografo l’altro, girano l’Italia, per ora limitandosi alla sua parte centro-settentrionale, con tante idee in tasca e una borsa di macchine fotografiche. La loro ricerca è nata parecchi anni fa quando Martin, appassionato di architettura italiana del secondo dopoguerra, ha iniziato a collezionare libri e riviste di architettura e si è messo in testa di andare a stanare alcuni tra quegli edifici, molti ormai dimenticati.

La prima parte della loro ricerca ha trovato realizzazione nella mostra “ITALOMODERN. Architektur in Oberitalien 1946-1976” al museo aut. architektur und tirol, di Innsbruck nel 2011, insieme alla quale è stato pubblicato un catalogo, edito da Springer e andato subito a ruba.

Giuseppe Gambirasio e Italomodern, Palazzo Industriale Perofil, Bergamo. Foto Werner Feiersinger

Giuseppe Gambirasio e Italomodern, Palazzo Industriale Perofil, Bergamo. Foto Werner Feiersinger

Mentre Martin lavora al canovaccio e alla narrazione dell’architettura italiana del secondo Novecento, basato su una strabiliante cultura visiva, una memoria prodigiosa e una passione inesauribile, l’occhio di Werner riesce a cogliere i mutamenti impercettibili degli edifici, il loro carattere più intimo, senza mai lasciarsi imprigionare dagli stereotipi della rappresentazione fotografica che ben conosce e ingloba impeccabilmente nella sua “maniera italomoderna”.

In effetti, pur essendo il concetto di “etichetta” storico-artistica ormai superato e sovente passibile di aggiustamenti dovuti al cambio di sensibilità o al ripensamento di correnti e movimenti storici, esse talvolta sono autenticamente geniali, poiché permettono di circoscrivere un campo di indagine e servono da testa di ponte per comunicare con il pubblico. La definizione “Italomodern” racchiude in sé, essenzialmente, il modo in cui un gusto e uno stile apparentemente ineffabile di tanta architettura italiana dal 1946 al 1976, sono visti e metabolizzati all’estero, in questo caso dai nostri vicini di casa austriaci. “Italomodern” illustra come siamo ma, allo stesso tempo, come gli altri ci vedono: dall’eleganza di Luigi Caccia Dominioni e dei milanesi, alle volumetrie dei fiorentini come Giovanni Michelucci e Leonardo Ricci fino alle architetture futuristiche di Ivrea, di Iginio Cappai e Pietro Mainardis. Martin e Werner Feiersinger, con la loro originale formulazione storica e visiva di “Italomodern”, descrivono le potenzialità di quegli edifici e soprattutto li rendono nuovamente riconoscibili al nostro sguardo distratto.

Viaggiare con Martin e Werner attraverso questi luoghi spesso dimenticati è un privilegio straordinario –  innanzitutto per il loro talento innegabile – ma anche perché ci fanno tornare un bambini quando si andava alla scoperta di qualche luogo abbandonato e si frugava con gli occhi tra le mura di una casa di vacanza, dove i divani erano coperti dalle lenzuola e le grandi terrazze si affacciavano silenziose sul mare.

Le foto della casa di vacanze di Vittoriano Viganò a Portese, pubblicate nel catalogo di Italomodern, sono contemporaneamente dei capolavori assoluti della fotografia di architettura e delle straordinarie opere d’arte. Mentre raccontano un pezzo di architettura del Novecento, ne narrano la quotidianità tra le righe e accompagnano il visitatore in un’esperienza irripetibile.

Per la mostra di Bergamo, alla selezione di fotografie di edifici italiani del dopoguerra è stato affiancato un focus sull’architetto Giuseppe Gambirasio, proposto nella cornice del suo stabilimento Perofil. Oltre alle foto dei Feiersinger, una sezione di progetti e disegni completa questa prima tappa italiana di “Italomodern”, da non perdere assolutamente.

La mostra rimarrà aperta fino al 25 giugno con orari 9-12 e 14-18 su appuntamento da concordare al numero 035319333. Per ulteriori informazioni: http://www.architettibergamo.it/Index.aspx

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Lo scudo di Achille. Cinque domande a Martin Feiersinger

Come descrivete l’esperienza di visitare questa mostra?

Io e mio fratello- che è un artista – documentiamo edifici che tendono a essere ignorati. Abbiamo installato una struttura simile a una navicella in un contesto originale, quello della fabbrica Perofil dei primi anni Sessanta. I confini tra la mostra e l’edificio in cui è presentata si dissolvono.

Che reazione vi aspettate, o desiderate, dallo spettatore?

Curiosità e sorpresa.

Che cosa dovremmo imparare da questa mostra?

Quanto l’Italia abbia da offrire in termini di architettura idiosincratica.

Qual è l’opera che personalmente preferite e potete raccontare o le sensazioni che provate quando vi viene in mente?

Abbiamo fotografato 84 progetti per questa mostra, e ognuno racconta una storia differente: dalla piccola Casa Rossa a Udine, attraverso l’Hotel  Olivetti a Ivrea, che sembra una macchina da scrivere sovradimensionata, fino a interi quartieri in diverse città.

Consigliate qualche attività legata alla mostra o qualche luogo, cibo, libro, musica, drink o qualsiasi altra cosa che lo spettatore può fare per arricchire l’esperienza della mostra?

Consiglio una visita all’edificio Rotonda dei Mille al centro di Bergamo – progettato nel 1969 da Giuseppe Gambirasio. Al primo piano c’è la Trattoria Caprese. Ogni volta che Werner e io ci troviamo a Bergamo andiamo a mangiare una pizza lì.

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