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Chi è Peter Thiel

Ricorderete la scena di The Social Network dove Thiel_scacchiMark Zuckerberg, ancora in pigiama, scende dalla Jeep Grand Cherokee di Sean Parker per recarsi all’appuntamento con un potenziale finanziatore dell’appena nata TheFacebook. Ad attenderlo c’era Peter Thiel che consegnò un assegno di 500 mila dollari a Mark in cambio del 10,2% di Facebook. Il suo unico consiglio :”Mark, non fare cazzate”. Se Zuckerberg si fosse presentato in giacca e cravatta invece che in pigiama non avrebbe preso un centesimo da Thiel. Eravamo nel 2004 e funzionava già bene la PayPal Mafia. Sean Parker era amico di Reid Hoffman, già socio di Thiel in PayPal.

A dieci anni di distanza l’imprenditore di origine tedesca è la persona più influente e ascoltata della comunità high tech della Silicon Valley. Non solo per quello che dice, ma per quello che ha fatto e fa. Per dirne una, i sui fondi hanno partecipazioni in Linkedin, Spotify, SpaceX, Airbnb. Peter Gregory, uno dei personaggi della serie TV HBO Silicon Valley, è costruito sul profilo caratteriale e imprenditoriale di Thiel.

Peter Thiel sa essere intelligente come un campione di scacchi e stimolante come l’oracolo di Delfi quanto indisponente come Steve Jobs: è spiccio nei modi, usa un linguaggio colorito, dice sempre quello che pensa da bastion contrario, è di destra anche se del Libertarian Party (che da noi non esiste). Per i libertari simpateggia pure Jeff Bezos anche se, con la consorte, finanzia i movimenti per i diritti LGTB. Tanto di destra alla fine non sono questi libertari.

Thiel dice anche un’altra cosa piuttosto disturbante ed eretica, dice che i monopoli come Google, Facebook e Amazon non sono un problema perché sono transienti. Anzi sono necessari per superare il capitalismo concorrenziale appiattente e la forma monopolistica è il modo in cui la tecnologia raggiunge la grande massa dei consumatori. Può essere vero, ma i monopoli alla fine risultano tutti odiosi.

Innovazione pesante
PayPal è stato il più prolifico incubatore d'imprenditore innovatori della Silicon Valley. Gli ex-PayPal sono talmente influenti e posizionati nel business della tecnologia da meritarsi l'appellativo di PayPal Mafia. Nella figura gli alumni di PayPal e la loro attuale posizione.

PayPal è stato il più prolifico incubatore d’imprenditori innovatori della Silicon Valley. Gli ex-PayPal sono talmente influenti e posizionati nel business della tecnologia da meritarsi l’appellativo di PayPal Mafia. Nella figura gli alumni di PayPal e la loro attuale posizione.

La Thiel Foundation ha investito in 19 start-up innovative che operano in settori che Thiel ritiene possano veramente produrre innovazioni epocali in grado di cambiare davvero la vita delle persone. Nell’ultimo mezzo secolo, dice Thiel, ci sono state troppo poche innovazioni pesanti e troppe innovazioni insignificanti. C’aspettavamo l’auto che vola e abbiamo avuto i 140 caratteri di Twitter, dice spesso Thiel per magnificare la sua tesi sulla grande stagnazione tecnologica degli ultimi 65 anni. In questo si trova in piena sintonia con l’economista estroso Tyler Cowen che ha scritto un libro illuminante proprio con quel titolo.

Capita spesso di vedere Thiel con una giacca di pelle, che di pelle è e non è. Nel senso che è prodotta da Modern Meadows, una start-up dei suoi Breakout Labs, che crea la pelle in laboratorio da campioni di cellule animali senza che nessuno sia sacrificato per nutrire o rivestire qualcun’altro. Ecco qualcosa che è veramente innovazione pesante.

Nel suo ultimo libro, Zero to One, Peter Thiel spiega la sua visione che è basata sulla distinzione tra innovazione verticale trasformativa e innovazione orizzontale incrementale. Per capirla dovete leggere il libro che, come ha detto Zuckerberg a “Fortune”, è un libro più che altro di filosofia di cui Thiel ha letto parecchio. Lo stesso magazine lo paragona a intellettuali pubblici del calibro di Thorstein Veblen e Norman Mailer. Per dirvi quanto Thiel richiami Mailer: l’imprenditore tedesco nel 2010 ha varato un programma “20 under 20” che offre 100mila dollari a 20 ragazzi sotto i 20 anni che abbandonano l’università per avviare un start-up tecnologica. Zero to one non è altro che la raccolta delle lezioni tenute da Thiel a Stanford trascritte e pubblicate in rete senza il suo permesso da un allievo, Blake Masters, che invece di essere redarguito è stato promosso a co-autore del libro. Bravo Thiel!

L’arretratezza europea
La copertina del libro di Thiel che raccoglie le sue lezioni a Stanford piratate da un alunno che Thiel non ha incoraggiato a proseguire nell'azione, ma lo ha anche promosso a co-autore.

La copertina del libro di Thiel che raccoglie le sue lezioni a Stanford piratate da un alunno che Thiel non ha incoraggiato a proseguire nell’azione, ma lo ha anche promosso a co-autore.

Uno dei bersagli preferiti di Thiel è l’Europa. Recentemente ha dichiarato: “L’Europa è pigra con aspettative basse, bloccata da una scarsa etica del lavoro e gestita da politici che strangolano il progresso tecnologico con regole che sono peggiori del male che intendono curare”. Soltanto Londra si salva dalla slavina che Thiel precipita sull’Europa.

Si tratta di un giudizio durissimo ma non totalmente immotivato o isolato.

C’è veramente da tacere se il campione dell’high tech europeo è Rocket Internet, un venture capital di Berlino che clona i successi della Silicon Valley per proporli nei paesi emergenti e per diventare “la più grande piattaforma Internet fuori dagli USA e dalla Cina”.

C’è poco da essere orgogliosi se l’Europa usa la leva fiscale come una clava per colpire retroattivamente le multinazionali americane che hanno operato all’interno di un quadro legale determinato dagli stessi europei per attrarle e far crescere economicamente aree depresse.

Si fa presto a incolpare Google se i giornali europei hanno perduto il 30% dei loro ricavi in cinque anni. C’è poco da gridare allo scandalo se gli ebook non sono neanche il 5% del mercato europeo quando negli USA sono sei volte tanto. La realtà e che l’editoria europea non regge la concorrenza e il passo dell’innovazione di Amazon.

In realtà l’Europa è rimasta parecchio indietro e questo ci potrebbe anche stare. Ciò che preoccupa è l’ostinata resistenza ai cambiamenti provocati dalla tecnologia che stanno trasformando il modello economico e sociale esistente in modo non contenibile. È vero, questi cambiamenti non sono prodotti e controllati da europei e gli europei coinvolti, come Thiel, vivono altrove. L’atteggiamento degli europei residenti verso i portatori di tecnologia avanzata che trasformano grandi settori industriali e servizi primari è: “fuori dalle palle!” Potrebbe andare anche bene se si lavorasse a qualche alternativa e ci fosse bisogno di tempo perché l’Europa è giustamente complicata. Ma le alternative non sono certo né Rocket Internet né il motore di ricerca Qwant in cui sta investendo il più grande gruppo editoriale europeo, Axel Springer.

Se non è così, com’è? La dichiarazione di guerra a Google, Amazon, Netflix e adesso anche Apple è protezionismo e con il protezionismo non c’è grande crescita. Invece l’Europa potrebbe essere veramente il centro di quell’innovazione profonda che va cercando Peter Thiel. Non mandiamolo a Londra o in Cina a cercarla!

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