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Flipboard, una piattaforma di pubblicazione

FlipboardUn’intera pagina dell’edizione a stampa del “Financial Times” annunciava la disponibilità del quotidiano per gli abbonati su Flipboard. Una mossa insolita per il più fortificato dei giornali, che aveva optato per una web app piuttosto che affidarsi AppStore o Google Play per la distribuzione su smarphone e tablet. Un anno prima del “Financial Times” era stato il “New York Times” ad andare su Flipboard.

Un riconoscimento importante per Flipboard, un’applicazione per iPad e tablet Android, con sede a Palo Alto nel cuore della Silicon Valley. Che cosa permette di fare di tanto straordinario Flipboard da meritare un’intera pagina del FT? Flipboard non è solo uno strumento per fare una rassegna stampa come facevamo ai tempi di media su carta raccogliendo i ritagli in una scatola con un’etichetta sopra. È uno strumento che trasforma le persone comuni, cioè i lettori, in editori consentendogli, dalla loro poltrona, di creare riviste personali con gli articoli dalle grandi testate, come il FT o il NYTimes o Repubblica, e di quelle che popolano la blogsfera o offrono un contenuto sul web. Abbiamo già il neologismo pronto: le creazioni di Flipboard si chiameranno “Metazine, cioè magazine di magazine.

L’applicazione è in giro dal 2010, ha raggiunto 50 milioni di utilizzatori e di recente ha raccolto 60 milioni di dollari in capitale di rischio. Mike McCue, l’ideatore di Flipboard, lo presenta con queste parole:

Vogliamo dare alle persone la possibilità di creare una rivista personale basata sulle loro passioni. Le mie riviste preferite sono quelle di supernicchia.

Ecco le due parole chiave, passione e supernicchia, entrambe la parte visibile di un iceberg che emergerà con la rete. Flipboard è quindi una piattaforma di pubblicazione di nuova concezione che poggia su tre “motori”: il fornitore/produttore del contenuto, il curatore del contenuto e il lettore della rivista creata dal curatore con i contenuti del produttore. Tutti questi ruoli sono interscambiabili e parte della stessa esperienza. Il modello di business di Flipboard è totalmente pubblicitario. L’applicazione è gratuita e l’accesso a tutte le riviste è libero. Flipboard mette nelle riviste la pubblicità in cui ci si imbatte sfogliandone le pagine. Modello antico quanto Internet.

Punto di incontro tra editori e aggregatori
Videata ingresso Flipboard

La prima attività che viene richiesta dopo aver scaricato l’app è quella di creare una rivista personale, il meccanismo motore dell’intera proposta di Flipboard

I grandi editori finora si sono sentiti presi in giro dagli aggregatori che si appropriano dei contenuti senza alcun tipo di compensazione diretta o indiretta. Per questo si tengono al largo dagli aggregatori o dai curatori di contenuti e quando gli parlano lo fanno attraverso i legali, come spesso avviene con Google News.

Con Flipboard non è così, perché è percepito come una grande opportunità di diffusione che lascia agli editori il controllo del business. Se guardiamo alla lista dei “Popular Sources” di ciascuna “Sezione” di Flipboard  troviamo tutte le grandi testate. Eppure il meccanismo non è molto differente da quello di Google News? Perché lì c’è disagio e qui c’è convinzione?

Perché Flipboard potrebbe essere l’alternativa a Google News sul mobile. Flipboard garantisce che la pubblicità viaggia insieme all’articolo offerto alla lettura  nel suo contesto integrale originale e, tramite il meccanismo del riutilizzo del contenuto in riviste specifiche e di nicchia, moltiplica le possibilità di lettura e visualizzazione dell’articolo e del suo contesto originale. Si tratta di un meccanismo simile al retweeting alimentato da un esercito di editori “dilettanti” che finalmente trovano il modo di esprimere e condividere i loro interessi raccogliendo articoli che viaggiano con il loro nome. Gli articoli rimbalzano come palline magiche e si diffondono con tutto quello che gli è stato costruito intorno.

Ha dichiarato Rob Grimshaw, direttore generale di FT.com:

Flipboard è assai meglio di Apple. Personalmente penso che questa piattaforma diverrà un grande veicolo nel consumo di notizie nello spazio digitale.

Agli editori che pubblicano sulla piattaforma, Flipboard riconosce una quota dei ricavi pubblicitari generati dalle inserzioni spinte dalla piattaforma stessa all’interno delle riviste. La pubblicità collocata da Flipboard può anche collidere con quella raccolta dall’editore come è già avvenuto con Condé Nast. La faccenda non è proprio esente da problemi come sempre quando c’è di mezzo la pubblicità diretta e quella aggregata.

Il bello di Flipboard
Condé Nast

Condé Nast ha rimosso delle inserzioni di Flipboard dai suoi magazine perché non proprio in sintonia con quelle dei suoi inserzionisti. Leggi concorrenti, presumibilmente.

Il bello di Flipboard è che ha realizzato la previsione di Anderson, Bell e Shirky teorici del giornalismo post-industriale dove la distinzione tra lettore ed editore viene meno ed entrambi contribuiscono a costruire l’informazione. Una volta creato un account su Flipboard (che può essere quello di Facebook) si può decidere se essere lettori o editori o entrambi nello stesso attimo. Tra il lettore e l’editore sta solo un “tap” sul pulsante “+” che permette di fare “Flip su…”, cioè trasferire quel contenuto ai lettori/editori del proprio metazine, che poi potranno fare lo stesso in una catena che più lunga è, più efficace è. Forse il modello di Flipboard anticipa quello che sarà il giornalismo del futuro, cioè la combinazione tra istituzioni serie e competenti che hanno costruito una reputazione di indipendenza e di altissimo professionismo, con le risorse per mantenere quel livello di servizio, e una larga base di lettori attivi altamente impegnata a costruire l’informazione dal basso.

Anche noi abbiamo portato “ebookextra” su Flipboard.

Qui sta davvero un pezzo di futuro che non avremo bisogno di leggerlo nelle pagine di Clay Shirk, di Chris Anderson o di Doc Searls, basterà scaricare Flipboard ed usarlo.

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