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Game of thrones: [r]intronati

Arianna Piemonte

8 Agosto 2013

Spoiler Alert. Questo articolo contiene spoiler sulla terza serie di Game of thrones.

[Tempo di lettura: 13 minuti]

Trono di spadeUn vero e proprio culto, una grande epopea. Il trono di spade (Game of thrones), la serie televisiva nata nel 2011 e tratta dalla saga fantasy Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, si è confermata anche quest’anno un fenomeno in grado di appassionare milioni di spettatori.

Un fantasy, sì, ma decisamente differente da tutti gli altri cui fino a oggi siamo stati abituati. Le caratteristiche proprie del genere ci sono: creature misteriose, forze oscure, immancabili draghi e tutto ciò che è richiesto in un fantasy come si deve. Parlare, però, soltanto di fantasy è estremamente riduttivo. I personaggi, infatti, non si muovono all’interno di un mondo incantato, padroneggiando magie e altri elementi surreali come se fosse la cosa più normale del mondo: vivono, anzi, le loro vite lontani da queste credenze. I mezzi e gli strumenti soprannaturali, così come i nemici, crescono col tempo, dando modo agli spettatori e ai personaggi di abituarsi senza vederli come un qualcosa di scontato. Tutti gli altri elementi giocano un ruolo altrettanto importante, le trame complesse, la profondità dei personaggi, i dialoghi brillanti e ben strutturati. A emergere sempre e costantemente è il realismo: le storie vengono raccontate per quello che sono senza la paura di scendere troppo in basso a indagare la psiche umana e la vita in tutti i suoi aspetti e declinazioni, compresi i risvolti più crudi, tragici e perversi.

Si potrebbe forse parlare di fantasy epico. L’ambientazione è tipicamente medievale, ma al contrario della maggioranza delle storie fantasy, qui si tiene conto di tutte le reali difficoltà dell’epoca. La vita, infatti, è già abbastanza dura senza minacce ultraumane; la brutalità dell’esistenza della gente, soprattutto la più povera, non viene dimenticata nella storia, ma è un elemento predominante che influenza sia i personaggi che gli avvenimenti. Un esempio lampante è rappresentato dalla questione del cavalierato. Normalmente essere un cavaliere comporterebbe una serie di dettami d’onore: difendere i più deboli, proteggere i giusti ed essere sempre leali, ma nel Trono di spade sin dal primo momento scopriamo che in realtà la maggior parte dei cavalieri è una massa di piccoli uomini tronfi e opportunisti. Molti di loro hanno ottenuto il cavalierato solo come riconoscimento per le gesta di guerra che spesso si sono tramutate in saccheggi, stupri e altri orrori tipici, altri ancora per favori e sotterfugi vari.

Tutte le scene più intense non comprendono mai elementi magici, l’evoluzione dei personaggi non dipende dalla loro relazione con forze esterne ma con se stessi, le proprie scelte e i propri errori. La maggioranza dei personaggi è anzi quasi spaventata da ciò che non conosce, le forze ignote che vanno al di là dell’umana comprensione sono un mistero per loro tanto quanto potrebbero esserlo per noi nel mondo reale.

Un’altra caratteristica fondamentale che allontana Game of thrones dalla letteratura fantastica classica è il posizionamento dei personaggi in una costante zona grigia. Solitamente la distinzione tra bene e male è molto netta nel mondo del fantasy, c’è un eroe senza macchia e senza paura contrapposto a un nemico oscuro e spietato. In Game of thrones invece non esiste la battaglia tra bene e male, non esistono fazioni unite nel nome del bene comune o della distruzione totale, ognuno persegue i propri interessi che possono essere onorevoli, come la protezione della propria famiglia, o del tutto egoistici, come l’espansione del potere. Tutti hanno commesso degli errori, anche i più buoni e puri d’animo, persino Ned Stark ha spesso peccato di presunzione e ha passato buona parte della sua vita con i paraocchi. Nel mezzo, a dominare la zona grigia, si colloca la funzione della vendetta. Il desiderio di vendetta è il motore di moltissimi personaggi e sembra attecchire in particolar modo sui beniamini del pubblico: coloro che hanno perso tutto e non hanno altro a cui aggrapparsi. Ma un tale desiderio, per quanto giustificato, non conduce questi personaggi sulla giusta strada, anzi li consuma dall’interno trasformandoli in qualcosa di completamente diverso da ciò che avevamo imparato a conoscere.

Lo stesso George R.R. Martin ha fatto presente la sua passione per i personaggi in perenne conflitto, convinto che soltanto la battaglia del cuore umano con se stesso sia qualcosa di cui valga la pena scrivere. Se ogni persona reale può contenere in sé sia il bene sia il male anche un personaggio a tutto tondo deve possedere la stessa capacità. Ogni anima pura può essere corrotta, ma ogni anima marcia può attraversare un percorso di redenzione.

Anche il concetto di morte differisce molto da quello della maggior parte dei fantasy e dal resto di altri telefilm. La morte è un avvenimento definitivo, terribile, spesso casuale e del tutto privo di eroismo o poesia. Può essere incredibilmente disgustosa o incredibilmente stupida. Ciò che è certo è che prima o poi colpirà tutti. Nessuno è mai realmente al sicuro, la paura per il proprio destino deve essere sempre presente. È solo in questo che ci troviamo di fronte alla profondità della natura umana [Guarda il video su YouTube della esecuzione di Ned Stark].

L’elemento più controverso resta sicuramente la sessualità, qui esplorata a fondo quanto la morte. Gli autori non hanno paura a mostrare scene esplicite, anche di stupri e violenze, portando alla luce questioni molto attuali come l’omosessualità, tabù come l’incesto, o orrori come la pedofilia.

L’essenza del fantasy atipico può essere espressa e rappresentata da un personaggio in particolare, Tyrion Lannister [Guarda il video su YouTube sulle migliori battute di Tyrion Lannister]. Normalmente nei fantasy siamo abituati alla figura del “nano”, ma si tratta sempre di creature mitologiche con qualche abilità speciale, facenti parte di una razza completamente differente da quella umana. Tyrion è invece semplicemente una persona affetta da nanismo che viene etichettato da tutti come diverso e discriminato. Gli vengono affibbiati i nomignoli peggiori, come “mezzo uomo”. Non possiede alcuna capacità sovrumana anzi spesso ha difficoltà nei movimenti. Insomma un dipinto incredibilmente realistico di quanto potesse essere difficile vivere con una tale patologia, persino per un membro di una grande famiglia come quella dei  Lannister. Tyrion, cinico e spietato, deve convivere con le proprie difficoltà e cercare in qualche modo di trarre il meglio da se stesso sviluppando così un’attitudine da stratega incline alle macchinazioni.

L’approccio alla serie tv così come al romanzo non è dei più semplici data l’enorme quantità di riferimenti storici e mitologici che soggiacciono ai vari avvenimenti e di cui è bene tenere conto per calarsi appieno nello spirito della saga.

Alcuni dei maggiori intrecci sono ispirati alla reale Guerra delle due rose e parte dei miti sono tratti dall’antica mitologia norrena. La Guerra delle due rose si è svolta tra il 1455 e il 1485 tra due importanti casate inglesi, i Lancaster e gli York, entrambi rami della casata regnante dei Plantageneti. Fu lo scrittore Walter Scott a denominare così la Guerra delle due rose per via degli stemmi delle casate: quella degli York era bianca e quella dei Lancaster rossa.

Le due casate si scontrarono per il trono d’Inghilterra e il conflitto durò oltre trent’anni. Non si trattò però di un solo lungo conflitto, ma di tanti diversi scontri, e ribellioni. Dopo anni di lotte, la vittoria finale andò a un discendente dei Lancaster, Henry Tudor che sposò una discendente degli York, Elizabeth, un’unione che dette vita alla casata dei Tudor. Una delle somiglianze più evidenti tra la storia e la fiction è riscontrabile nell’assonanza dei nomi delle casate, Lannister/Lancaster e Stark/York. Tra le due non scorre affatto buon sangue: gli Stark  raramente hanno provato a mettersi nei panni dei Lannister  e comprendere le loro scelte, così come i Lannister hanno sempre considerato gli Stark deboli e ingenui. Quei pochi ponti che erano stati costruiti tra alcuni personaggi chiave, Jon Snow e Tyrion Lannister ad esempio, sono stati distrutti completamente dopo la morte di Ned Stark compresi tutti i torti perpetrati al resto della famiglia soprattutto da parte di Joffrey Baratheon, Cersei e Tywin Lannister.

Anche le rose degli stemmi si richiamano in qualche modo alla storia, infatti, lo stemma dei Tyrell è proprio una rosa dorata dallo stile molto simile a quello delle due appartenenti alle casate inglesi.

Inoltre la concezione del sovrano a Westeros, il continente occidentale nel quale si svolgono quasi tutte le vicende è tipica di questo periodo storico. Il re non è soltanto colui che governa ma è colui che regna per diritto divino con la funzione di proteggere il regno e la popolazione.

Gli stemmi delle altre casate

Limitare l’ambientazione di Game of thrones a un solo contesto storico sarebbe però riduttivo, Martin, infatti, ha creato un mondo complesso e sfaccettato. Abbiamo le terre esotiche in cui si aggira la principessa Daenerys Targaryen, la caotica King’s Landing, capitale dei Setti Regni e maggiore città di Westeros, e lo sconfinato Nord, che ospita un enorme numero di popolazioni e culture differenti. Le terre del Nord sono ricche di storie e leggende, molte delle quali sembrano rifarsi alla mitologia nordica e gli stessi usi e costumi delle popolazioni che vi abitano non sono poi così lontani dalla realtà degli antichi popoli scandinavi. I Bruti, infatti, hanno uno stile di vita non troppo distante da quello dei Vichinghi: sono divisi in vari clan, vivono a contatto con la natura e i loro dei sono appunto entità della natura, in una concezione molto vicina a quella del panismo. Un esempio è sicuramente il personaggio di Tormund Giantsbane, interpretato da Kristofer Hivju (nella foto), un attore norvegese. Lo stesso nome “Tormund” ricorda molto nomi tipicamente vichinghi, come Tròndur, Sigmundur o Thorfinn. È molto interessante anche il ruolo affidato alle donne: sia per i Bruti che per i Vichinghi le donne non sono fanciulle indifese da tenere segregate in un castello e da utilizzare solo per concordare matrimoni strategici e sfornare eredi. Le donne sono guerriere, forti e indipendenti. Un personaggio come Ygritte, ad esempio, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a integrarsi nella società vichinga.

Kristofer Hivju

Al di là della Barriera, il grande muro di ghiaccio che protegge i Sette Regni e nella quale abitano  i Bruti e gli Estranei, vive anche Craster. Egli, pur essendo un Bruto, abita isolato tra le sue mogli e figlie, non segue regole di alcun tipo, vive secondo i propri schemi e regna come despota. In questo assurdo e deviato ecosistema non c’è spazio per una progenie maschile, che potrebbe rappresentare una possibile minaccia e, per questo motivo, tutti i figli maschi vengono abbandonati nella foresta appena nati. Ciò che vi accade resta un mistero; molto probabilmente gli Estranei, si appropriano degli infanti considerandoli una sorta di dono sacrifico. E lo stesso Craster, così facendo, è convinto di assicurarsi il favore di una qualche entità soprannaturale. La mitologia norrena è ricca di episodi del genere, ad esempio nelle Heimskringla l’antico e semi-leggendario re svedese Aun immolò ben nove dei suoi figli a Odino, il più importante dio della mitologia germanica, per assicurarsi una lunga vita.

Se i Bruti sono una chiara ispirazione al mondo vichingo, la casata Stark è invece più atipica. Le loro radici sono antiche e profonde eppure la loro gerarchia ricorda molto più quella dei popoli del Sud. Gli Stark possono essere considerati come un ponte tra le diverse culture e tra le due maggiori fonti di ispirazione di George R.R. Martin: la Guerra delle due rose e la mitologia norrena. Sempre nelle Heimskringla si parla dei poteri di Odino che aveva la capacità di mutare il proprio aspetto, abbandonare il proprio corpo e possedere quello di un uccello o di un animale. È impossibile non collegarlo alle figure dei Metamorfi che nella saga di Martin hanno lo stesso potere. Odino inoltre possedeva due corvi custodi di parole di saggezza, proprio come il corvo a tre occhi che compare continuamente nei sogni di Bran Stark, o la figura del corvo in generale come portatore di notizie.

Inoltre elementi tipicamente appartenenti alla mitologia norrena possono essere riscontrati anche nella nomenclatura, come ad esempio il cognome Frey, chiaramente derivato dal nome del dio Freyr. È proprio la casata dei Frey ad architettare uno degli eventi più noti del romanzo e della serie televisiva: il red wedding  [Guarda su YouTube il video sulle nozze di sangue nel castello delle due torri] che compare spesso, con le dovute differenze, anche nell’antica letteratura scandinava. Una festa tramutata in massacro è una mossa abbastanza comune: molti re per eliminare i nemici più acerrimi ricorrevano a questo inganno. Un esempio è la vicenda del re Ingjaldr, leggendario guerriero scandinavo, che preparò una grande festa in memoria del defunto padre e invitandovi  tutti i più importanti sovrani degli altri regni. Sette erano i re invitati e sette troni furono preparati per loro. Re Ingjaldr attese che tutti fossero ubriachi e stanchi e quando giunse il momento propizio li eliminò ottenendo così il dominio sui regni a loro appartenuti.  La fine di re Ingjaldr, inoltre, ricorda moltissimo quella che Aerys Targaryen, ultimo membro della sua casata e detto il “Re Folle”, avrebbe voluto per se stesso: bruciare vivo con tutta la sua gente. È interessante notare come il sette sia un numero molto significativo anche in Game of thrones: sette sono i regni e sette sono gli dei.

Così come i Bruti anche gli abitanti delle Isole Ferro, ovvero i Greyjoy, ricordano molto lo stile di vita vichingo, soprattutto per il loro rapporto con il mare. I Greyjoy sono infatti famosi per essere abili marinai e le loro navi ricordano molto le imbarcazioni vichinghe.

Anche il tema dell’incesto non è nuovo a questo mondo: la dinamica tra Jaime e Cersei ha un che di mitologico, perché ricorda la dinamica tra i gemelli Sigmund e Signy della tradizione nordica. Entrambe le coppie condividono qualcosa di molto più profondo di un rapporto fisico, è un’unione simbiotica, due parti di una sola entità. La relazione, molto intensa, è resa doppiamente proibita dall’aggiunta dell’adulterio all’incesto. Il coinvolgimento li costringe a vivere un costante stato d’ansia e il continuo nascondersi rende il tutto più intenso.

La cura con cui Martin ha scelto i nomi dei vari personaggi è significativa. La radice “Tyr” che ricorre spesso nella saga (Tyron, la casata dei Tyrell) è molto presente anche in tutta la mitologia nordica. Tyr, dio della guerra nella mitologia norrena e figlio di Odino, secondo il mito, mise la mano nella bocca di un lupo per farlo avvicinare e immobilizzarlo dato che stava minacciando la sua stirpe. Il lupo, però, gli staccò la mano.  Il lupo è uno dei simboli più ricorrenti nel romanzo e quindi anche nella serie tv, i meta-lupi sono le creature affini agli Stark e nascondono potenzialità sconosciute. Questa figura unita al momento della perdita della mano [Guarda il video su YouTube sull’amputazione della mano di Jaime Lannister] che per Jaime Lannister è un punto di svolta in seguito al quale prometterà alla sua amica-nemica Brienne di far di tutto per riportare sane e salve a casa le due sorelle Stark, Arya e Sansa, non possono che evidenziare un chiaro legame tra il mito e la saga fantasy di Martin.

Anche il nome Stark non è per niente casuale, in tedesco e svedese significa infatti “forte”. Gli Stark sono indubbiamente coloro che si trovano ad affrontare le prove più dure e a vivere le situazioni più drammatiche, la forza e il coraggio sono due caratteristiche principali che tutti loro hanno mostrato.

Ma se il richiamo a miti e leggende rappresenta un elemento comune a tutta la letteratura fantastica, l’originalità della saga, che è poi il segreto del successo della serie tv, è il suo estremo realismo, a tratti crudo e brutale, che ci racconta di un mondo, attuale e moderno, dove non esistono più buoni e cattivi, dove niente è assoluto e definitivo tanto meno la morale.

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