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Cambiamenti nei social reading

goodreadsLe acquisizioni, più o meno recenti, di Goodreads (2013) ed Anobii (2014) da parte, rispettivamente, di Amazon e Mondadori, hanno agitato le acque, all’apparenza calme e tranquille, del placido mare dei social readings. Tali iniziative hanno incontrato reazioni disparate da parte di utenti e osservatori e generato pareri divergenti sia riguardo le motivazioni alla base di tali operazioni, così come in relazione ai loro esiti, che determineranno il futuro dei social media dedicati alla lettura. Perché colossi dell’editoria (Mondadori) o delle vendite sul web (ma non solo, Amazon) sono così interessati a conseguirne il controllo? Quale o quali strategie hanno determinato tali acquisizioni? Possiamo individuare degli elementi che le accomunano?

Il caso più clamoroso ed emblematico è senza dubbio l’acquisto di Goodreads, sia per le dimensioni di quest’ultimo (oltre venti milioni di utenti), sia per quelle dell’acquirente, Amazon (che già possedeva, inoltre, Shelfari e Library Things).

All’atto dell’acquisizione entrambe le aziende si erano dimostrate positive e ottimistiche, per un accordo, a loro dire, che beneficiava tutti. Russ Grandinetti, direttore operativo della divisione Kindle di Amazon, ha dichiarato:

Amazon e Goodreads condividono la passione nel reinventare la lettura, Goodreads ha contribuito a modificare il modo in cui scopriamo e discutiamo di libri e, con il Kindle, Amazon ha contribuito a diffondere la lettura in tutto il mondo. Inoltre, sia Amazon che Goodreads hanno aiutato migliaia di autori a raggiungere un pubblico più ampio e condurre una vita migliore col proprio mestiere. Insieme intendiamo costruire molteplici nuovi modi per deliziare i lettori e parimenti gli autori.

Dal canto suo Otis Chandler, fondatore di Goodreads, rassicurava gli utenti:

Non abbiamo intenzione di cambiare l’esperienza su Goodreads e Goodreads continuerà ad essere la comunità meravigliosa che tutti noi amiamo.

Le reazioni
L'acquisizione di Goodreads da parte di Amazon ha suscitato molte reazioni preoccupate nell'industria del libro e nella comunità dei lettori e degli utenti di Goodreads.

L’acquisizione di Goodreads da parte di Amazon ha suscitato molte reazioni preoccupate nell’industria del libro e nella comunità dei lettori e degli utenti di Goodreads.

A fronte di alcuni commenti favorevoli, talvolta entusiastici, in molti non erano per niente tranquillizzati dalle rassicurazioni, né contagiati dall’euforia profusa e ostentata dalle due aziende. Anzi, vi erano state da più parti diverse reazioni negative, che esprimevano preoccupazione, panico, una certa contrarietà, sino a una dichiarata e ferma opposizione.

Scott Turow, sul blog dell’Author’s Guild, l’associazione degli scrittori statunitensi di cui era presidente, aveva avuto parole di fuoco nel commentare l’acquisizione di Goodreads da parte di Amazon:

L’acquisizione di Goodreads da parte di Amazon è un esempio da manuale di come si possano costruire dei moderni monopoli su Internet. … La chiave è eliminare o assorbire i concorrenti prima che questi rappresentino una grave minaccia.

Turow evidenziava due elementi distinti. Il primo è la posizione di assoluta preminenza (Turow parla di monopolio) che Amazon detiene all’interno dell’universo dei libri. È un argomento questo affrontato di recente da Paul Krugman ed a lui rimando (Amazon’s Monopsony Is Not O.K.). In secondo luogo si sottolinea come Goodreads rappresentasse un competitor per Amazon. Un competitor sotto una duplice prospettiva: di fatto e in potenza. Prosegue Turow:

Con i suoi 16 milioni di iscritti, Goodreads sarebbe potuto diventare facilmente una libreria on-line concorrente, o avrebbe potuto giocare un ruolo nel dirigere gli acquirenti verso un sito diverso da Amazon.

Prevenzione, concorrenza, supremazia
L'acquisizione da parte di Amazon di Goodreads ha molteplici scopi, non ultimo quello di impedire a un concorrente di fare lo stesso passo.

L’acquisizione da parte di Amazon di Goodreads ha molteplici scopi, non ultimo quello di impedire a un concorrente di fare lo stesso passo.

Quello di convertirsi in uno strumento utilizzato per alimentare la vendita di libri via web oppure trasformarsi, del tutto o in parte, in una libreria online, è un destino condiviso da diversi social readings. Così è stato per l’australiano The Reading Room. Simile sorte era toccata anche ad Anobii. Acquistato dalla catena di supermercati britannica Sainsbury’s, era divenuto un e-book store. In precedenza era già stato oggetto di un tentativo, fallito anch’esso, da parte di quattro colossi dell’editoria (Penguin, Harper Collins, Hmv e Random House), di servirsi della sua community per sostenere l’e-commerce. Altri Social sono nati come espressione di grandi gruppi editoriali o librerie online. Da Bookarmy, esperimento di Harper&Collins abortito nel 2010, a Bookish; frutto di una sinergia tra Hachette, Simon&Schuster e Pengiun ed acquisito nel 2014 da Zola Books. In Italia troviamo Zazie, social readings di BookRepublic e Wurz, filiazione di IBS.

Anche il destino di Goodreads appariva segnato. Forbes aveva pronosticato la sua trasformazione in libreria online entro il 2013. Eppure, per Amazon, Goodreads non solo rappresentava un potenziale concorrente ma, peggio, era anche passato al nemico ad inizio 2012, dopo una collaborazione duratura. Goodreads sino ad allora aveva utilizzato le API del gigante di Seattle per la catalogazione dei libri (per contro da Goodreads gli utenti potevano accedere al portale Amazon per i loro acquisti). Tuttavia Amazon imponeva l’esclusiva, vietando l’utilizzo dei dati dei concorrenti. Condizioni onerose che avevano determinato la fine della partnership tra le due aziende. Goodreads, invero, aveva rimpiazzato l’azienda di Bezos con il suo principale competitor: Barnes&Noble. Una sorta di dichiarazione di guerra agli occhi di Amazon. Cosa ancor più grave, diveniva così sempre più concreta l’eventualità e il rischio che Goodreads fosse inglobata da un diretto concorrente. Goodreads aveva le ore contate! Sentenzia Turow:

In qualità di piattaforma indipendente, Goodreads, con i suoi 16 milioni di iscritti, rappresentava una seria minaccia concorrenziale per Amazon. Ora non più.

A caccia di libri. Le recensioni

Il motto di Goodreads è:

In realtà le motivazioni che rendevano Goodreads appetibile per Amazon, determinandone l’acquisizione, non si esauriscono con il mettere a tacere un possibile concorrente o scongiurare che questo divenga oggetto delle brame di qualche competitor. Goodreads possedeva altri asset, di inestimabile valore.

Scott Turow, che si è esposto moltissimo nel combattere le policy di Amazon ed ha anche preso delle posizioni molto nette durante la disputa tra Amazon e Hachette sul prezzo degli ebook, aggiunge:

Le mura che delimitano il giardino di Amazon stanno diventando sempre più alte. Con un atto realmente devastante di integrazione verticale, Amazon sta acquistando Goodreads, il suo unico concorrente significativo per le recensioni dei lettori ed un sito noto per la profondità e la mole delle raccomandazioni dei propri utenti in materia di libri. Amazon ha affossato quel potenziale ed ha anche messo a tacere quello che stava rapidamente divenendo il luogo per eccellenza per le recensioni on-line, che attirava molta più attenzione rispetto ad Amazon da coloro i quali cercano una valutazione ed una discussione indipendente sui libri. Come è noto da tempo a quanti si occupano di pubblicità, la chiave per trainare le vendite risiede nel controllo dell’informazione.

Amazon possiede un proprio forum che, sebbene attivo ed affollato, non ha mai raggiunto le dimensioni e l’importanza della community di Goodreads. Amazon è dotata di potenti algoritmi (presenti anche su Goodreads) in grado di segnalare agli utenti libri che probabilmente incontreranno la loro approvazione, soddisfacendo gusti e interessi dei lettori. Parimenti gli utenti del suo portale possono pubblicare proprie recensioni dei libri in vendita, ma esse non risultano minimamente comparabili, per numero, estensione e perizia, a quelle presenti su Goodreads. In definitiva l’azienda di Bezos perdeva il confronto con Goodreads in merito ad una questione fondamentale: Amazon non rappresentava il canale principale, né il luogo privilegiato, ove i lettori scoprivano i libri. Da questo punto di vista il piccolo Goodreads deteneva parecchie piste di vantaggio rispetto al gigante di Seattle.

Le recensioni. Il valore economico della credibilità
Su Amazon le valutazioni con 5 stelle sono ampiamente prevalenti a prova che molto sono pilotate dagli autori o dagli editori. Su Goodreads c'è una situazione più equilibrata,

Su Amazon le valutazioni con 5 stelle sono ampiamente prevalenti a prova che molto sono pilotate dagli autori o dagli editori. Su Goodreads c’è una situazione più equilibrata,

Oggigiorno le scelte di acquisto dei libri vengono fatte mediante modalità e canali molto diversi rispetto a qualche tempo fa. Una fonte importantissima di informazione, spesso determinante all’atto della decisione finale, è divenuta la rete. Uno degli strumenti più utilizzati in tema di libri (e non solo), forse il principale, consiste nelle recensioni. L’opinione di chi ha già letto un determinato libro può aiutare, illuminare, orientare, la scelta del prossimo tomo da leggere.

Amazon, rispetto a Goodreads, mancava di un ulteriore requisito, essenziale ed imprescindibile: la credibilità (e, se si vuole, l’autorevolezza).

Una ricerca condotta nel 2008 da Bing Liu, esperto dell’University of Illinois, ha mostrato come ben il 60% dei prodotti recensiti all’epoca su Amazon possedevano una valutazione di cinque stelle, mentre un ulteriore 20% raggiungeva le quattro stelle. Come osservava lo stesso Liu,

Gli ingranaggi del commercio online avanzano grazie alle recensioni positive … Ma quasi nessuno vuole scrivere recensioni da cinque stelle, molte di esse devono essere create.

Amazon si è trovata a più riprese nell’occhio del ciclone a causa delle recensioni presenti sul suo sito. Vi sono stati diversi casi, ben documentati, di recensioni fasulle o addirittura comprate da autori o editori, alfine di promuovere il proprio libro. L’azienda di Seattle ha tentato di correre ai ripari con cancellazioni di massa di commenti e recensioni ritenute inattendibili

Amazon, tuttavia, è stata al contempo vittima e carnefice. L’azienda ha scelto di rinunciare al contributo degli editor che curavano, tra le altre cose, anche le recensioni presenti sul suo sito, appaltando queste ultime agli utenti. Un modo per risparmiare sui costi e contemporaneamente coinvolgere il pubblico. Bezos, in realtà, ha finito col fare delle recensioni un vero e proprio mercato, sino ad istituire dei meccanismi premianti per i recensori più fedeli (giungendo persino a richiederne un brevetto), dando ampio spazio ai contenuti creati dai lettori, valorizzandone largamente opinioni e commenti ed utilizzandoli infine per guidare gli acquisti.

Goodreads, per contro, è stata sempre percepita come una community popolata da amanti dei libri ed appassionati della lettura, rappresentando, a motivo di ciò, una sorta di isola felice per quanto riguarda attendibilità, esaustività ed obiettività di recensioni, commenti e discussioni presenti sul sito.

Il circolo virtuoso del passaparola
Il peso delle librerie tradizionali nell'orientare l'acquisto di libro è diminuito enormemente.

Il peso delle librerie tradizionali nell’orientare l’acquisto di libro è diminuito enormemente.

Jordan Weissmann evidenzia come il controllo di Goodreads porti in dote ad Amazon quello che è il vero motore del suo business: il passaparola. Oggi, rispetto al passato, i lettori sempre più ricercano e plasmano le proprie scelte di lettura in luoghi diversi dalle librerie fisiche. Attualmente il ruolo del libraio, che consiglia, aiuta, indirizza, viene agito da nuovi soggetti. In misura crescente questa funzione è ricoperta dai media del web e dal passaparola di amici e conoscenti, reali o virtuali, poi, in modo trascurabile, dai suggerimenti di lettura offerti dalle librerie online (e dai loro algoritmi, Amazon in testa).

Sono molti, tuttavia, soprattutto tra i lettori medi o occasionali, a essere sempre più sconnessi ed estranei a una qualsiasi fonte di informazione, suggerimento o guida in merito ai libri e le loro letture.

Conclude Weissmann.

In breve, l’esposizione all’interno dei negozi di Barnes&Noble non governa il business dei libri come una volta, ma neppure tale ruolo è stato usurpato dagli algoritmi di Amazon. Invece, il modello di business si sta muovendo ulteriormente in direzione del passaparola.

Questi analizza poi la realtà statunitense. Stando ai dati del 2008, negli USA quasi la metà della popolazione non legge libri se non per esigenze lavorative o scolastiche. Del restante 50% o poco più, il solo 19% circa, legge più di una dozzina di libri l’anno. Questa esigua minoranza, tuttavia, rappresenta uno zoccolo duro di lettori che da solo assorbe il 79% di quanto viene letto in un anno (per motivazioni non ascrivibili ad obblighi inerenti il lavoro o la scolarità).

Tale nucleo di lettori svolge anche, verosimilmente, un ruolo attivo sul web (nei social media dedicati alla lettura in primo luogo), e nella promozione dei libri e della letteratura mediante recensioni, suggerimenti ed il passaparola. Prosegue dunque Weissmann:

Tale sorta di amanti della letteratura a cui piace evangelizzare il loro nuovo romanzo preferito, sono lo stesso tipo di persone che tendono a mettersi in evidenza su Goodreads. E pertanto, non sorprende forse, che il sito sia una grande piattaforma per persuadere le persone a comprare i libri.

Gli Evangelizzatori. A caccia di balene
Ecco un dato pesante: il 19% della popolazione adulta USA è responsabile del 79% dei libri letti in un anno nel Paese

Ecco un dato pesante: il 19% della popolazione adulta USA è responsabile del 79% dei libri letti in un anno nel Paese.

Questi missionari della lettura, svolgono invero un ruolo attivo ed assolutamente rilevante nell’advertising dei libri. Una ricerca condotta da Codex, infatti, «… stima che l’11% degli acquirenti di libri siano responsabili di circa il 46% delle segnalazioni».

Tale nucleo ristretto di persone dedite all’apostolato del libro, a ben guardare, assolve a una duplice, capitale, funzione: di fruizione (e quindi, presumibilmente, di acquisto) dei libri e nel contempo di scoperta, orientamento ed indirizzo delle scelte di lettura altrui.

Dalla stessa ricerca emerge anche altro: «Circa il 29% degli utenti di Goodreads hanno detto a Codex che erano venuti a conoscenza dell’ultimo libro acquistato o sul sito, o su un altro social network dedicato ai libri». Quindi, conclude Weissmann: «Per i social network tradizionali, la cifra è del 2,4%. Detto questo, nel mondo dei libri, Goodreads è influente più o meno quanto Facebook».

Come avviene dunque anche in altri ambiti, all’interno della vasta platea dei fruitori, vi è una ristretta percentuale di essi che colleziona numeri rilevanti e/o traina o indirizza il business in misura preponderante rispetto agli altri utenti. È su tali super user (definiti balene nel gergo dei casinò) che si concentra l’attenzione di coloro i quali vi traggono profitto. Le cifre che movimentano e l’importanza che assumono, sono tali da scatenare una vera e propria caccia. Assicurarsi le balene risulta cruciale, al punto da condizionare, talvolta, gli sviluppi stessi dell’attività. Amazon poteva dunque lasciarsi sfuggire gli evangelizzatori di Goodreads? Probabilmente no.

Gli evangelizzatori. L’anello di congiunzione?
Nenia Campbell ha scritto 1557 recensioni in un anno su Goodreads, diventando la più prolifica recensitre del sito.

Nenia Campbell ha scritto 1557 recensioni in un anno su Goodreads, diventando la più prolifica recensitre del sito.

Ron Charles sul Washinton Post, nel marzo 2014 intervista Nenia Campbell, all’epoca numero uno nella classifica dei recensori di Goodreads. La Campbell vantava ben 1557 recensioni negli ultimi 12 mesi, una media di circa trenta al mese. Sui suoi scaffali su Goodreads annoverava più di 23000 libri, mentre quello dei libri da leggere ne contava ben 5503 …

La Campbell, autodefinitasi “speed demon”, prende la cosa molto sul serio: «In tutta onestà affronto la stesura delle recensioni come un lavoro, così trascorro la maggior parte del mio tempo a leggere, recensire, e scrivere libri perché vedo tutto questo come la mia carriera». Ed ha un sogno: «Ho sempre sperato che il mio duro lavoro su Goodreads e libri che pubblico mi porteranno all’attenzione di qualcuno».

Di certo è arrivata all’attenzione di diversi autori ed editori, che le inviano delle copie preliminari dei libri di prossima pubblicazione. «Il fattorino dell’UPS dà del tu a me e ai miei familiari», afferma. Ron Charles Charles commenta:

Per i siti di social media, questi utenti fanatici offrono contenuti gratuiti ed un aumento del tempo che si trascorre davanti allo schermo. Per i rivenditori, offrono un feedback gratuito per guidare gli altri consumatori.

Goodreads, introitato all’interno della galassia Amazon, potrebbe rappresentare per l’azienda di Bezos lo strumento per raggiungere il lettore medio, smarrito in questo periodo di transizione e di mutamenti profondi e fulminei, privo di guida, riferimenti e consigli per le sue letture.

È stato infatti sottolineato che, «Goodreads offre ad Amazon la possibilità di trasmettere le raccomandazioni dei lettori prolifici al lettore medio».

In sostanza Goodreads si configurerebbe come una sorta di ponte, un anello di congiunzione tra il lettore comune e gli evangelizzatori. Questi missionari del libro, potrebbero rappresentare un piccolo volano per incentivare la propensione alla lettura ed orientare le scelte del lettore medio o occasionale. Tutto questo avviene, per Amazon, in un ambienteamico”, che gestisce, su cui ha il pieno controllo e di cui può monitorare, analizzare, studiare, eviscerare, ogni singolo comportamento, inclinazione ed indirizzo.

Per dirla con Weissmann, Goodreads ha consegnato ad Amazon «… l’ecosistema nel quale molti dei lettori più influenti d’America scelgono i loro libri».

Un ecosistema a rischio

Goodreads viene spesso dipinto come un luogo quasi paradisiaco. Una community libera, aperta ed entusiasta, dove si incontrano e discutono, con fervore e competenza, ogni sorta di appassionati e fanatici dei libri. Una visione, purtroppo, idilliaca. Anche Goodreads ha dovuto affrontare difficoltà e conflitti. Tuttavia tali problematiche sono rimaste sopite, sotto traccia, invisibili e ignote ai più. Il social reading ha sempre mantenuto un basso profilo, osservando in generale una politica di non intervento nel moderare i contenuti apportati dagli utenti. Nondimeno sono emerse delle controversie, che sono giunte a mettere in discussione l’essenza stessa di Goodreads: le recensioni e il rapporto tra autori da un lato e recensori ed utenti dall’altro.

Come ha evidenzato Laura Miller, i toni della polemica si sono accresciuti, sino a degenerare in una sorta di faida tra alcuni autori ed alcuni utenti/recensori. Al centro della diatriba vi erano recensioni e riferimenti vari da parte di alcuni utenti nei confronti di autori dal comportamento (a loro dire) scorretto. Essi intendevano così punire alcune reazioni smodate alle recensioni non positive, un’eccessiva autopromozione, nonché mettere in guardia gli altri utenti da tali autori.

Fatto sta, che qualche tempo dopo l’acquisizione, le policy di Goodreads sono mutate. Gli amministratori del sito hanno assunto un atteggiamento interventista, annunciando la cancellazione delle «recensioni create in primo luogo per parlare del comportamento di un autore». Come conseguenza di ciò, centinaia di recensioni e valutazioni sono state eliminate, talvolta senza alcuna comunicazione o avvertimento preliminare agli utenti. Difficoltà, polemiche, divisioni sono esplose, le contraddizioni sono deflagrate, coinvolgendo molti degli utenti più attivi (alcuni dei quali storici e non implicati sino ad allora). Sono riemerse le preoccupazioni affiorate all’atto dell’acquisizione da parte di Amazon. Si è gridato alla censura.

Sul sito si è accesa una discussione che ha visto oltre 5000 post. Goodreads è restata in disparte. Assente. Un atteggiamento che ha scatenato uno scontro aperto tra un gruppo di utenti/recensori e i gestori del sito. I primi hanno creato un Tumblr per pubblicarvi le recensioni cancellate e discutere delle policy e del futuro di Goodreads. Molti degli utenti coinvolti (alcuni dei quali tra i principali recensori e/o bibliotecari) hanno abbandonato la community (migrando verso Booklikes), altri si sono visti minacciare la chiusura dei propri account. C’è persino chi ha pubblicato un e-book per denunciare quanto avviene all’interno di Goodreads.

Laura Miller che ha seguito la vicenda, osserva come tutto ciò «non rappresenta solo un caso di cattiva gestione di un social network. Solleva questioni più generali sulla cultura e la discussione letteraria, come avviene e chi la padroneggia e la controlla».

E solleva questioni anche in merito all’identità e gli obiettivi di Goodreads, una community che si fonda, vive e cresce grazie all’apporto dei suoi aderenti. Come spiega un membro della community

«Gli aderenti a Goodreads non si sentono utenti o consumatori. Si sentono dei contributori, perché lo sono: le informazioni relative ai libri e le recensioni sono il loro lavoro, così come i dati concreti che Goodreads vende. In una comunità di persone che contribuiscono gratuitamente con lavoro e contenuti, chi contribuisce si attende di essere rispettato per il proprio lavoro».

Goodreads può permettersi di perdere alcuni dei suoi utenti migliori con tale leggerezza? Forse si …

Il lettore al centro. Da soggetto a bersaglio

«Si potrebbe affermare che gli utenti non sono dei clienti, bensì il prodotto. Nel comprare la società, Amazon ha acquistato sia le loro recensioni … ma anche i loro dati, una vasta collezione di informazioni su ciò che la gente legge e che piace», osserva Laura Miller.

Al di la di quella che continua ad essere la percezione di molti utenti, di un luogo dedicato ai lettori e quanto professa l’azienda, secondo la quale Goodreads è votato ad «… aiutare i lettori a trovare dei buoni libri da leggere», il management sembra procedere verso altre direzioni. Il lettore figura sempre al centro dell’attenzione, ma con un assoluto ribaltamento di ruolo: da attore ad oggetto.

Siamo nel business che aiuta autori ed editori a commercializzare i loro libri ai lettori. È il modo in cui guadagniamo i nostri soldi. Vendiamo pacchetti per il lancio di libri ad autori ed editori e contribuiamo concretamente ad accelerare, costruire quel rumorio iniziale di cui un libro ha bisogno per avere successo quando viene lanciato e ne acceleriamo la crescita attraverso la pubblicità sul sito.

Secondo la Miller, a fronte di una vendita di libri difficoltosa e che riserva un basso margine di profitto:

La vendita di servizi editoriali, una piattaforma di pubblicazione e marketing per aspiranti autori è una vacca da mungere. La stessa persona che storce il naso se deve spendere più di 10 dollari per un libro nuovo, sborserà molto, molto di più per inseguire il sogno di pubblicare il proprio libro.

In quest’ottica, il sacrificio di quegli utenti e recensori propensi a criticare ed attaccare gli autori dal comportamento non cristallino e a dispensare stroncature con giudizi da una stella, risulta accettabile. Diviene invero auspicabile, se non necessario.

Estremizzando, una normalizzazione della community, che comporti cancellazione di contenuti e la scure del ban che incombe perennemente, potrebbe anche favorirne l’utilizzo in funzione di promozione ed orientamento delle vendite (dell’intero mondo Amazon), se non di creazione e condizionamento di mode e gusti.

Senza dimenticare che Goodreads non è ormai una realtà a sé stante, indipendente ed emancipata, bensì rappresenta solo un tassello, una componente all’interno di un pianeta ben più vasto e variegato. Ernesto Mauri, amministratore delegato del Gruppo Mondadori afferma a proposito dell’acquisizione di Anobi.

Con l’acquisizione di Anobii la nostra strategia di sviluppo nell’area libri si concretizza con un’operazione che ben ne rappresenta le caratteristiche: i lettori al centro. Una piattaforma che ci permetta di ascoltare le persone è fondamentale per la crescita del digitale nei libri e per la costruzione della casa editrice del futuro.

Le strategie dei grandi gruppi editoriali sembrano convergere sul lettore, per attirarlo, appassionarlo, avvilupparlo, all’interno di un mondo composito, in continua evoluzione e sempre più interconnesso. Ai lettori si propone un’esperienza che li coinvolga su diversi livelli e su più fronti. Quindi e-reader per la lettura, self-publishing per liberare le energie creative ed intervenire in prima persona, ma anche social, per partecipare, scoprire ed interagire. Un universo multiforme, onnicomprensivo, completamente integrato (ed interamente controllato! ed autoreferenziale?).

Lettura e scrittura in salsa social

Goodreads è sempre più inserito all’interno della galassia Amazon, in particolare sui dispositivi Kindle (sia tablets, Kindle Fire, che e-reader, Paperwhite).

L’integrazione è ormai completa in entrambe le direzioni, da Goodreads verso Amazon e viceversa. Amazon è in grado di monitorare in tempo reale ciò che leggiamo. Non solo conosce quali libri stiamo leggendo, ma anche il ritmo con il quale procedono le nostre letture. Può tracciare in ogni momento i nostri progressi, avendo cognizione persino della pagina sulla quale ci troviamo o ci siamo arrestati.

I nostri amici che condividono un account Kindle e/o Goodreads potranno così ricevere dei suggerimenti di lettura anche da quanto stiamo leggendo. Un meccanismo circolare che si autoalimenta, senza alcun costo.

Sebbene il libro a stampa la faccia ancora da padrone, gli e-book prendono sempre più piede. Una recente ricerca (2014) ha mostrato come negli Stati Uniti oltre la metà degli adulti possegga ormai un e-reader o un tablet ed il 30% di essi ha letto almeno un e-book nell’ultimo anno.

Ezra Klein nel 2013 sottolineava come non fosse stato il Kindle, bensì l’iPad a farlo propendere per la lettura in digitale, grazie alle funzionalità accessorie che consentiva di utilizzare:

Essere in grado di evidenziare facilmente il testo, prendere appunti sullo stesso, e quindi accedere a quelle sottolineature e quelle note nel cloud rappresenta, per il mio lavoro, una svolta.

Questo aspetto, però, non andava ad influenzare minimamente la lettura di romanzi o storie in genere, «Quando leggo romanzi, mi è indifferente la carta o l’e-book. Quando leggo della saggistica, però, la leggo solo su iPad». Nel caso della fiction, infatti, la lettura su un e-reader, non presentando particolari elementi visivi o interattivi, non si discosta da quella di un libro.

In parte, perché i libri sono attualmente scritti sia per le edizioni a stampa che quelle digitali, sia perché né gli autori né gli editori vogliono profondere grandi sforzi per funzionalità che possono esistere sulla sola piattaforma digitale.

Klein riteneva che questo stato di cose non sarebbe però durato a lungo. Preconizzava che l’acquisizione di Goodreads avrebbe rappresentato l’inizio di una trasformazione in senso social della lettura, in particolare per Amazon ed il suo dispositivo:

È facile immaginare un programma per Kindle che vi permetta di alternare il forum ed il vostro libro, o anche un capitolo, in qualsiasi momento, mentre state leggendo. Aggiungere questo aspetto social potrebbe rendere la lettura sul Kindle, per le persone che lo desiderano, una esperienza sensibilmente diversa più condivisa, che leggere le edizioni a stampa. E non richiederebbe alcuna modifica all’edizione cartacea.

In ultimo, grazie alla smisurata mole di dati che detiene e alle capillari informazioni su ciascun utente che possiede (i nostri dati rappresentano la mercanzia in assoluto più ambita e preziosa per Amazon), grazie ai nostri mi piace, a quanto lasciamo trasparire su gusti, propensioni, preferenze, Bezos mira a spedirci i libri (ma anche ogni altro genere di prodotto) direttamente a casa, prima ancora che siamo noi a ordinarli o acquistarli. Perché sa, con buona approssimazione, che ci piaceranno.

Concludo pertanto, facendo la eco a Scott Turow: Goodreads rappresentava (forse) un luogo indipendente in cui discutere liberamente di libri e trovare preziosi suggerimenti per la lettura offerti dagli utenti. Ora non più?

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