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morbilloGiulia Arangüena – Avvocato in Roma, e founder di ADLP Studio Legale, e Massimiliano Rizzati, analista junior, coautori dell’e-book: “Bitcoin: l’altra faccia della moneta. Prima riflessione economico-giuridica sulla moneta di Internet e sul nuovo capitalismo peer-to-peer”, fa parte della collana “Digitalissimo” dedicata alle problematiche dell’economia e del diritto digitale di goWare Edizioni.

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Il bitcoin si è sempre caratterizzato da un andamento molto volatile rispetto alle valute a corso legale. E i suoi picchi ascendenti e discendenti sono stati, almeno sino ad ora, del tutto all’ordine del giorno facendoci abituare alle sua instabilità piuttosto marcata e, secondo alcuni, anche del tutto congenita.

Ma, nonostante l’abituale profilo “isterico” delle quotazioni, il febbraio 2014, probabilmente, rimarrà negli annali di questa criptovaluta, a causa di un’importante battuta di arresto, assimilabile a un vero e proprio tracollo, almeno nell’immaginario collettivo che si sta formando attorno al bitcoin.

Infatti, in questi ultimi giorni, il valore medio di cambio di un bitcoin contro dollaro è pressoché dimezzato rispetto ai massimi di ottobre-novembre ed è sicuramente interessante cercare di capirne le ragioni.

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“Bitcoin. L’altra faccia della moneta” ebook di ultima uscita. Autori:  Giulia Arangüena, Simone Caroli, Luca Nicoli, Massimiliano Rizzati, Francesco Chiari

Tuttavia, preliminarmente e con la dovuta incisività, occorre dire che l’andamento del bitcoin sarebbe teoricamente ascendente e regolare, a causa della sua offerta rigida e limitata nel tempo. Anche se poi però, nella pratica, la crescente notorietà della cripto-valuta, l’attenzione dilagante ma spesso superficiale della stampa a caccia del grande pubblico e la creazione di numerosi portali online di trading hanno portato a pesanti pressioni speculative, che hanno reso il bitcoin un asset di scambio molto volatile con importanti mutamenti di valore anche in periodi molto brevi, se non giornalieri[1].

Le spinte di maggiore importanza per tale fenomeno possono essere legate a particolari notizie relative all’universo bitcoin, dato che queste ultime, di fatto, costituiscono secondo noi la base essenziale delle aspettative del mercato sul futuro andamento della valuta. Almeno allo stato attuale, per effetto, crediamo, della fase ancora immatura del bitcoin e, conseguentemente, della piccola dimensione del mercato di riferimento. Quanto accaduto a dicembre 2013, quando il valore del bitcoin ha gravemente accusato gli annunci da parte del governo cinese di voler stringere la sua regolamentazione[2], ne costituisce un esemplare precedente.

Così, relativamente a quanto sta avvenendo in questi ultimi giorni di febbraio 2014, il maggior imputato è senza dubbio il portale Mt. Gox, uno dei primi business exchange di bitcoin, fondato nel 2009 e basato a Tokyo[3].

In questo ultimo caso, il problema nasce più o meno agli inizi di febbraio, quando il sito del più famoso portale di trading online della criptovaluta annuncia la sospensione del ritiro di bitcoin, a causa di un problema tecnico (un presunto difetto nel cosiddetto transaction malleability). Immediatamente dopo, il valore di cambio di un bitcoin versus dollaro su Mt. Gox precipita, lasciando trasparire il timore del mercato per una possibile bancarotta della società che gestisce il portale.

Le ultime notizie non fanno che corroborare questo timore. Il fatto che la società di Mt. Gox abbia anche eliminato l’intero storico dello steaming sul proprio profilo di Twitter, dopo che per le precedenti settimane era stato impossibile contattarne gli uffici da parte dei giornalisti, non fa altro che alimentare ancora di più i timori[4].

Al momento tale circostanza non si è ancora verificata. E, anzi, il messaggio visibile al link del sito di Mt. Gox da parte del CEO, Mark Karpeles, dal 26 febbraio 2014, come confermato nelle ultime ore da un redattore di Forbes, è volto a rassicurare il mercato precisando l’urgenza (e quindi forse anche la temporaneità) di collocare offline il sito, e con esso, speriamo anche cautelativamente gran parte dei wallet gestiti dall’exchange per preservarne la provvista.

Ad ogni modo, l’eventuale bancarotta di Mt. Gox avrebbe tutte le carte in regola per diventare una vera e propria avventura legale dai contorni incerti e dagli scenari nuovissimi e inesplorati, anche in considerazione della transnazionalità degli interessi economici coinvolti; senza contare il fatto che, in una simile evenienza, le autorità competenti dovrebbero trattare tanto la riscossione di crediti restitutori, quanto il recupero sui patrimoni dei soggetti eventualmente responsabili secondo legislazioni di paesi differenti, nei cui ordinamenti, peraltro, non vi è ancora alcuna certezza del diritto o prassi accertata in materia.

Comunque, benché il crollo di Mt. Gox abbia profondamente affossato il valore del bitcoin, è vero anche che gli altri portali di exchange più diffusi, BitStamp e BTC-e, ecc., sembrano tenere il valore dei cambi. Questo si riflette in un forte spread tra il valore registrato su Mt. Gox, e quello medio dell’economia bitcoin, visualizzabile in tempo reale su www.coindesk.com.

I prossimi giorni saranno fondamentali per capire le conseguenze degli ultimi accadimenti e quali effetti si siano verificati sul fiorente ecosistema delle criptovalute, di cui il “giovane” bitcoin costituisce il volano e il driver più noto, e che ammontano ormai a circa 122 diverse tipologie; considerato che, secondo alcune stime di mercato in circolazione, il valore complessivo del settore, stimato a 13 miliardi di dollari è sceso a 10 miliardi in questo ultimo mese di febbraio[5], piuttosto nero e difficile.

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