[Tempo di lettura: 6 minuti]

La storia si ripete

Tina BrownI problemi dei gruppi editoriali, piccoli o grandi che siano, non sono molto diversi da quelli di tutte le altre imprese che fanno o hanno fatto fatica ad adattarsi al passo del digitale: le vendite non sono più quelle di prima, gli introiti pubblicitari calano vertiginosamente e gli abbonamenti digitali non hanno ancora preso il piede giusto. Dunque, se i sintomi del malessere sono sostanzialmente identici a quelli degli altri mercati in crisi, perché non imitarne anche la cura?

Fra le altre, l’industria discografica è stata la prima a trovarsi costretta a dover smettere di maledire il digitale, la pirateria e la pigrizia dei consumatori per cercare nuove strategie di rendita.

itunes_spotify

Anche in questo caso è stata l’industria musicale a mostrare la strada agli altri media. Gli eventi dal vivo sono stati l’attività che ha salvato economicamente l’industria della musica dall’azione disrputiva dei nuovi player tecnologici come quelli elencati qui sopra.

In particolare, è stata la prima a capire che per arginare l’emorragia di introiti non bastava più combattere la pirateria e invocare pene severe per la violazione del diritto d’autore. Qualcosa di più complesso stava avvenendo nelle abitudini dei consumatori e l’unica soluzione era rovesciare completamente la logica per fare affari.

Un rovesciamento consistito sostanzialmente in due fasi: allearsi con chi non era più possibile battere, creando modelli di business digitale alternativo e poco costoso (vedi i vari “iTunes“, “Spotify”, ecc.), e puntare su tutto quello che un album e una registrazione non potranno mai essere, ovvero un evento dal vivo.

journalism-conference

L’evoluzione del giornalismo nell’era digitale è al centro di numerose conferenze internazionali.

Il business dei festival

Con una maggiore lentezza rispetto al crollo improvviso e verticale dei cd, le testate giornalistiche hanno conosciuto la stessa involuzione di vendite e di interesse. Dopo aver accusato blog e portali online di concorrenza sleale per il fatto di fornire informazioni più scarne ma più veloci e gratuite, i giornali hanno abbracciato la stessa tattica: abbonamenti online ed eventi live.

Ricavi pubblicitari dei giornali negli USA

Ricavi pubblicitari dei giornali negli USA. Un declino irreversibile

Se la prima strategia, come abbiamo detto, tarda a prendere campo (aspettando che si realizzi un target di pubblico a metà strada fra il nativo digitale e il fedele lettore del cartaceo in via d’estinzione), la seconda sembra essere sempre di più l’unico business realmente redditizio dell’industria dell’informazione. Dal “New York Times” al “Wall Street Journal“, da “Cosmopolitan” a “‘Fortune“, le grandi testate quotidiane, settimanali e mensili organizzano conferenze in tutto il mondo e competono per accaparrarsi le testimonianze e le master class delle grandi personalità internazionali.

repubblica-delle-idee

Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha inaugurato a Bologna nell’aprile 2012 una serie di conferenze gratuite in giro per l’Italia.

Tanto che anche in Italia ormai la pratica appare piuttosto estesa ed eventi come i dibattiti La Repubblica delle Idee promossi dal Gruppo L’Espresso, le conferenze organizzate dalla Fondazione Corriere o i master professionalizzanti del Sole 24 Ore, rappresentano una pratica stabile per i grandi quotidiani italiani. I costi di partecipazione sono differenti (a volte anche gratuiti), ma non è nel solo incasso immediato che sta il valore dell’iniziativa. Ogni gruppo tende ormai a fare live journalism non attraverso banali convention autocelebrative, ma organizzando veri e propri eventi con la giusta dose di celebrità e di glamour.

La cura e gli investimenti profusi servono sia alla costruzione e al rafforzamento dell’identità del gruppo editoriale, che a estendere e coccolare il proprio pubblico o potenziale target di lettori. I quali, a loro volta, tendono sempre più a vedere nei consigli, nelle opinioni e negli aneddoti degli esperti il faro che illumina quest’epoca di smarrimento professionale e di crisi del lavoro.

Fidelizzare la propria readership
festival_giornalismo_perugia

Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è da tredici anni una grande realtà per interagire con redattori, scrittori e reporter da tutto il mondo.

Al fenomeno ha dedicato un denso approfondimento Leslie Kaufman del “NY Times“, dove vengono riportate dichiarazioni di dirigenti dei principali gruppi editoriali statunitensi riguardo strategie, investimenti e aspettative legati al live journalism. Sebbene sia ancora difficile capire a quanto ammontino i guadagni reali derivati dagli eventi rispetto ai ricavi generali del bilancio, appare piuttosto evidente che per le industrie dei media, i benefici vanno al di là dei ricavi immediati.
La Kaufman riporta tre evidenti vantaggi riscontrati da questi gruppi: gli eventi dal vivo promuovono il brand e contribuiscono a rafforzare una readership, ovvero uno zoccolo duro di lettori; aiutano le compagnie a dare maggiore visibilità ai redattori più validi; infine, le interviste e i panel forniscono un possibile contenuto audio o video che apre nuove modalità di sfruttamento commerciale.

New+Yorker+Festival+2013

Un momento del “New Yorker Festival” tenutosi a New York dal 4 al 6 ottobre 2016.

Invitare manager di successo, scrittori affermati o media guru rientra ormai nel bilancio ufficiale della comunicazione di ogni buona azienda attenta al contemporaneo, accanto alle voci degli investimenti sul social networking e le campagne online. Anche perché, rispetto a quest’ultimi, i live attivano un potere aggregativo meno pervasivo ma sicuramente più duraturo di qualunque comunità online. Unico comandamento: le conferenze devono seguire, riprendere ed espandere la filosofia centrale del quotidiano. E se la testata ha più filosofie, le possibilità di approfondimento si fanno più ampie e più ghiotte.

Diversificare gli eventi
third_metric

The Third Metric, organizzato da Arianna Huffington, è uno degli eventi più attesi del settore in quanto si rivolge proprio al mondo del giornalismo.

Non è un caso che ormai gli eventi legati a una testata si siano fatti molteplici e differenziati. L’”Huffington Post“, il più celebre quotidiano online, ha puntato su una serie di eventi relativi alle varie sottosezioni della propria testata, fra i quali quello di maggior successo è risultato quello legato a The Third Metric, dove si affrontano temi come la vita oltre il lavoro per i grandi professionisti, in una sorta di grandi convention di auto-analisi per superare lo stress da workaholic.
Cosmopolitan” si concentra sul pubblico più strettamente giovane e femminile, mentre “Fortuneaumenta di ogni anno del 60% il budget dedicato al proprio summit annuale sulle donne più influenti del pianeta. Lo stesso “NY Times“, dice la Kaufman che ne è una delle editorialiste di punta, è passato dalla singola conferenza tenuta nel 2011 alle 16 organizzate nel 2013. Secondo Ned Desmond del sito TechCrunch (che, ovviamente, a sua volta organizza conferenze internazionali), “tutti puntano sugli eventi live perché sono un business di sicuro successo che ha attualmente margini migliori rispetto all’ordinaria sinergia di giornalismo e scrittura“.

The Atlantic Media

Scott Havens, il secondo da sinistra, è il direttore dell’Atlantic che ogni anno organizza più di 200 eventi.

L’”Atlantic Media“, il gruppo editoriale di Washington che gestisce, oltre allo stesso “Atlantic“, importanti pubblicazioni online e cartacee come “Quartz” o il “National Journal“, conta ormai più di 200 eventi annuali sparsi in giro per il mondo. Scott Havens, presidente del mensile di punta del celebre gruppo, sostiene che gli eventi live contino ormai circa il 20% delle entrate annuali dell’azienda e si muovano come un’economia di scala: “La parte migliore è che una volta che ogni cosa è a posto nell’infrastruttura e nell’organizzazione tutto risulta piuttosto scalabile e ci sono davvero pochi costi aggiuntivi agli investimenti prefissati”.

Tina Brown

Tina Brown è stata direttrice del New Yorker e Vanity Fair, prima di fondare il quotidiano Daily Beast, da cui è attualmente dimissionaria.

Anche Tina Brown, ex-capo redattore del “New Yorker” e di “Vanity Fair“, proprio durante una conferenza per il THiNK festival a Goa ha sostenuto l’importanza del live journalism in un momento in cui il giornalismo non prevede più alcun modello di business redditizio e in cui “i gruppi editoriali sono ormai divenuti delle agenzie pubblicitarie e le pubblicità mascherate da contenuti giornalistici sono ormai una norma”.

Proseguendo in questo tono apocalittico, l’inventrice (attualmente dimissionaria) del ‘Daily Beast‘ ha riconosciuto che si può trarre più soddisfazione dagli eventi dal vivo in quanto ormai “stiamo tornando indietro a una cultura orale in cui la parola scritta diverrà sempre meno rilevante“.

Le cose non sono in realtà così semplici. Non si tratta di un semplice passaggio ciclico da culturale orale a cultura scritta, ma di una compenetrazione tra i due. Un appetito per il virtuale direttamente crescente e proporzionale con un appetito per il reale, che la celebre Arianna Huffington dell’’Huffington Post‘ identifica in questo modo: il digitale al centro di un mondo abitato da persone con un crescente bisogno “di essere presenti, di connettere con altri esseri umani e di ascoltare esperienze vissute“.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>