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Wolf of Wall Street

ParadossoChe cosa condividono Netflix e Amazon? Niente, verrebbe da dire. Sono concorrenti irriducibili e come si dà in ogni conflitto che si rispetti, l’uno mira alla distruzione dell’altro come accadde con Roma e Cartagine.

E invece le due società della costa occidentale degli Stati Uniti hanno un paradosso che le accomuna, anzi due. Sono due mammut in termini di clienti e anche di ricavi, ma in termini di profitti portano un pasto da topolino ai loro azionisti (1,4% Netflix e 0,4% Amazon). Gli invesitori invece di mandarli tra le penny stock – e questo è il secondo paradosso – li amano a tal punto da farne il primo e il quarto titolo con il maggior tasso di crescita dell’indice S&P delle 500 aziende americane con la più alta capitalizzazione di borsa. Il rapporto prezzo/utili (Price-Earnings (PE) Ratio) ha raggiunto nel 2013 delle vette inaudite: 198 per Netflix e 683 per Amazon. Siamo ben oltre la bolla e ci sarebbe bisogno di un nuovo termine che ancora non abbiamo.

Come si vede da questo schema Amazon e Netflix guidano la pattuglia della società tecnologiche con il più alto rapporto prezzo/utili

Come si vede da questo schema Amazon e Netflix guidano la pattuglia della società tecnologiche con il più alto rapporto prezzo/utili

Nel 2013 ci dice “Forbes” che 100 in dollari investiti su Netflix sono diventati 407 e su Amazon 156. Naturalmente si tratta di vapore di denaro come ci spiega bene Martin Scorsese nel suo sfrenato “Wolf of Wall Street”. Sì, profumo di soldi perché alcuni analisti sentenziano un calo doloroso delle azioni di Amazon e Netflix nel corso del 2014 per via della concorrenza e dell’aumento dei costi operativi. Si accettano già scommesse, e può succedere che le cassandre siano smentite dai fatti come è successo a Paulo Santos un analista profeta di sventure per Amazon che ha gettato la spugna.

Una corsa stile “Fast & Furious”
Questo grafico mostra più di ogni altra cosa la corsa delle azioni di Netflix nel 2013

Questo grafico mostra più di ogni altra cosa la corsa delle azioni di Netflix nel 2013

Il sentimento condiviso è che Netflix e Amazon stanno davvero progettando e costruendo il futuro di due immense industrie: quella dei media e quella del commercio al dettaglio. E lo stanno facendo con una determinazione impressionante e senza guardare in faccia a nessuno. Questa mancanza di scrupoli, che a certuni sembra “cool” perché attua con furia l’innovazione disruptiva, ha procurato a Netflix e soprattutto ad Amazon molti nemici. E di che nemici si parla: i governi europei, i sindacati, i partiti politici e la stampa di sinistra, gli scrittori, gli artisti, gli editori e i membri di una delle più belle e antiche professioni, i librai.

Questa vignetta di Chappatte su "The New York Times" testimonia il sentimento diffuso nei confronti di Amazon soprattutto in Europa

Questa vignetta di Chappatte su “The New York Times” testimonia il sentimento diffuso nei confronti di Amazon soprattutto in Europa

L’Amazonmachia è diventato uno degli sport preferiti di certi club del vecchio continente. La caccia a Netflix è meno crudele per via che la compagnia di Los Gatos non è ancora presente in Europa, o meglio in quei paesi come la Francia e la Germania che si mettono i guantoni quando arriva una società tecnologica globale da oltre Atlantico. L’unica brillante idea dei politici di questi paesi è di sollevare una tassa ad hoc per calmierare gli effetti delle attività di questi colossi. Uno sforzo titanico di pensiero per cercare di migliorare la competitività delle industrie europee che sono in uno stato di minorità.

La questione del valore di borsa
Reed Hastings e Jeff Bezos hanno un rapporto complicato con gli analisti di borsa e anche i media.

Reed Hastings e Jeff Bezos hanno un rapporto complicato con gli analisti di borsa e anche i media.

I due boss, Reed Hastings di Netflix e Jeff Bezos di Amazon, che sono piuttosto antipatici e alle volte involuti nella comunicazione, sembrano preoccuparsi poco dei governi, dell’opinione pubblica e anche della borsa che viene regolarmente snobbata. Reed Hasting nel 2011 si è dovuto pubblicamente mangiare il cappello per i nuovi piani tariffari dello streaming, ma poi è andato ugualmente avanti per quella strada, mentre Jeff Bezos continua a rispondere con la sua solita, esplosiva risata quando nelle conference call con gli analisti è interrogato sulle previsioni di vendita e sui piani per nuovi prodotti. Il loro mentore è senz’altro Steve Jobs che non ha mai distribuito un centesimo di dividendi e non hai mai fatto una conference call.

Tornando al discorso del valore di borsa in rapporto alle strategie e alle previsioni di crescita di Netflix e Amazon vogliamo proporvi in traduzione italiana un articolo di Jeff SommerA Netflix Scoreboard: 3 Emmys, a Golden Globe and a Soaring Stock” apparso sul “New York Times” il 18 gennaio 2014.

Per chi segue le vicende delle compagnia dalle buste rosse, che ha già messo fuori combattimento un gigante come Blockbuster una parola che è entrata nel gergo globale come sinonimo di successo commerciale, la lettura di questa analisi, che indulge anche in considerazioni tecniche, sia importante per inquadrare il fenomeno Netflix in tutto il suo significato.

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40 milioni di abbonati sulle ali di “House of Cards”
House of Cards il

House of Cards il “blockbuster” di Netflix è arrivato alla seconda edizione che inizia il giorno di San Valentino con una contemporanea disponibilità dei 13 episodi.

Lo confesso: sono uno di quelli che si è appassionato a House of Cards quando Netflix ha trasmesso lo scorso febbraio tutti e 13 gli episodi in un colpo solo.

In effetti non li ho guardati tutti in una sola volta: ho una vita, un lavoro e una famiglia e ci tengo a mantenere le apparenze. Così ho impiegato 9 giorni – due fine settimana e sette dopo cena – per guardare ciascun episodio di questa storia drammatica. Quando mi è passata l’infatuazione e sono passato a qualcos’altro non sono andato tanto lontano: ho scoperto la versione inglese che ha ispirato la serie americana.

Non sono fiero di questo comportamento compulsivo, ma non è fuori dal comune. Il fenomeno degli spettatori impallinati di House of Cards, Orange Is the New Black e delle repliche di Breaking Bad ha alimentato il tam-tam intorno a Netflix. Netflix, a sua volta, ha arruolato milioni di abbonati – 40 milioni a livello mondiale nell’ottobre 2013 quando erano 30 milioni l’anno precedente – contribuendo indiscutibilmente alla sorprendente crescita del valore azionario della società e anche alimentando i dubbi di alcuni analisti sulla fondatezza della valutazione di borsa di Netflix.

Le azioni di Netflix: un razzo lanciato nel cielo

“Se il mercato pensa che le azioni di Netflix siano straordinarie, dopo un po’ smetti di combattere” dice Rich Tullo direttore del ramo ricerca della Albert Fried & Compan, che ha smesso di pubblicare report sulle azioni di Netflix perché la maggioranza degli investitori non prende sul serio le previsione negative. Dice Trullo:

Penso che sia un’impresa solida ma la gente si è intossicata, magari trasportata dagli spettacoli che ha visto, non so, c’è qualcosa di pazzesco nel loro comportamento. Le azioni di Netflix hanno fatto molto, moltissimo. Non so, però, se mai potranno valere quello che oggi il mercato dice che valgono.

Poche persone però badano a questi avvertimenti. Per Netflix è stato un anno di aggettivi superlativi, non solo a Hollywood dove ha vinto tre Emmy Awards e un Golden Globe per House of Cards, la prima volta che uno spettacolo disponibile solo online ha ricevuto così tanti e importanti riconoscimenti. Stando al prezzo delle azioni di Netflix, anche Wall Street si è infervorato.

Netflix è stato il miglior performer dell’intero indice Standard & Poor’s 500 nel 2013, crescendo del 298 percento, molto più di qualsiasi altra azione: adesso è scambiata a $330.04. Il rapporto prezzo/utili (Price-Earnings (PE) Ratio) – una misura standard di valutazione – è cresciuto a 190, un livello stratosferico che riflette la sua condizione di azione cresciuta a seguito di speranze enormi per il futuro a fronte di guadagni molto modesti.

Forza e debolezza di Netflix
Netflix consuma oltre il 30% di banda larga negli Stati Uniti. È evidente che la sentenza della Corte Federale d'Appello contraria alla net eutrality inciderà parecchio sul business della compagnai di Los Gatos.

Netflix consuma oltre il 33% di banda larga negli Stati Uniti. È evidente che la sentenza della Corte Federale d’Appello contraria alla net eutrality inciderà parecchio sul business della compagnai di Los Gatos.

In un report dello scorso ottobre, per esempio, Laura Martin, un’analista media e entertainment a Needham & Company, ha sottolineato che Netflix ha ancora molto spazio per crescere fuori dagli Stati Uniti. Pensiamo che Netflix sia il modo migliore per scommettere sulla crescita globale della banda larga”, ha dichiarato facendo riferimento allo sviluppo di connessioni veloci in molte parti del mondo.

Negli Stati Uniti, la società di video streaming e la sua decisione di trasmettere gli episodi tutti in una sola volta, è vista come un’innovazione rivoluzionaria al pari dell’ingresso di iTunes nel mondo della musica.

Kevin Spacey, il protagonista maschile di House of Cards si esprime così:

Abbiamo dimostrato di aver compreso al lezione che l’industria della musica non ha capito. Date agli spettatori quello che vogliono, quando lo vogliono, nella forma che lo vogliono e a un prezzo ragionevole e ci saranno maggiori probabilità che preferiscono pagarli che rubarli.

A ottobre 2013 l’entusiasmo per Netflix era salito a tal punto che nella lettera trimestrale agli azionisti Reed Hastings, l’amministratore delegato di Netflix, e and David Wells, il direttore finanziario, hanno messo in guardia sul fatto che il prezzo delle azioni di Netflix era cresciuto a tal punto da diventare volatile e difficilmente sostenibile:

Nel 2013 siamo stati la migliore società del Nasdaq. Abbiamo avuto dei risultati robusti alimentati dall’euforia degli investitori. Questa euforia, però, somiglia troppo a quella del 2003.

L'estrema volatilità del titolo Netflix è una caratteristica della storia azionaria della compagnia di Los Gatos

L’estrema volatilità del titolo Netflix è una caratteristica della storia azionaria della compagnia di Los Gatos

In caso di amnesia, il 2004 fu un anno terribile per Netflix. Le sue azioni caddero del 55 per cento. Come hanno suggerito Hastings e Wells, Netflix in borsa è stato estremamente volatile: dalla sua quotazione nel 2002, è stata l’azione più volatile dell’indice S&P 1500. Si è mossa su e giù con una media del 14,4% a confronto del 5 per cento medio generale, secondo una valutazione del Bespoke Investment Group. Adesso gli investitori stanno guardando attentamente se Netflix riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi di crescita degli abbonati, 2 milioni di nuovi abbonati negli Stati Uniti e 1,31 milioni a livello internazionale.

Nuvole all’orizzone
Difficile sfuggire all'impressione che le azioni di Netflix siano state spinte in alto da un fattore più emotivo che analitico. È forse un classico esempio di bolla.

Difficile sfuggire all’impressione che le azioni di Netflix siano state spinte in alto da un fattore più emotivo che analitico. È forse un classico esempio di bolla.

I dirigenti di Netflix dovranno spiegare anche quale sarà l’impatto della sentenza della corte federale d’appello sulla net neutrality. La sentenza autorizza i fornitori di connessione a ricercare accordi con gli OTT, come Amazon e Netflix, per alzare le tariffe allo scopo di operare un trattamento preferenziale per i servizi online. Ciò potrebbe far crescere i costi di Netflix, i cui guadagni sono già messi sotto pressione dai costi di ritrasmissione e di espansione sui mercati internazionali, dice Michael Pachter direttore della ricerca di Wedbush Securities a Los Angeles.

Pachter sottolinea che mentre molti stavano guardando le serie “a combustione rapida” prodotte da Netflix, la compagnia stava ammortizzando i costi di produzione di queste produzioni meno rapidamente. In una nota al suo 10-Q filing to the Securities and Exchange Commission di Ottobre, ha rilevato che Netflix ha 6,5 miliardi di dollari di costi fuori dal bilancio che andranno a ridurre i profitti negli anni a venire. “Ciò danneggerà i profitti” dice Palmer. Come Tullo pensa che Netflix sia un’impresa solida, ma si dice convinto che il prezzo delle azioni “potrebbe scendere prima o poi, una volta che gli investitori capiranno i numeri che ci sono dietro”.

Potrebbe essere così. Ma per adesso molti di noi hanno una storia d’amore bollente con Netflix che dovrebbe raggiungere il suo acme a San Valentino, il giorno in cui tutti e 13 gli episodi della seconda stagione di House of Cards saranno disponibili per un’altra scorpacciata di visione.

 

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