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I consigli di Wired

totoI’m a cheater! Questo il titolo che campeggia sulla copertina del numero di “Wired” dello scorso agosto, dove si raccoglie un campionario di possibili fregature e di esemplari imbrogli del nostro tempo. Lo speciale, condotto con il tipico piglio fra l’indagine sociologica e la provocazione pop della più celebre rivista americana di tecno-mania, propone i suoi suggerimenti malevoli con ironia e una certa condiscendenza, chiamando a impersonare il ruolo del cheater contemporaneo in tutte le sue forme più meschine e creative il comico del Saturday Night Live Bill Hader.

La copertina del numero di agosto 2013 ha per protagonista il comico Bill Hader ed è dedicata ai consigli per truffare il prossimo.

La copertina del numero di agosto 2013 ha per protagonista il comico Bill Hader ed è dedicata ai consigli per truffare il prossimo.

Fra le truffe proposte, alcune sono bonarie (come ottenere pizza gratis su Reddit; come truccare brillantemente il proprio curriculum), altre più rischiose (come lanciare una start up fuori dalle acque territoriali, come ottenere cure mediche negli Stati Uniti senza pagare), altre ancora del tutto folli (come sopravvivere in caso di fine del mondo). Quel che invece il servizio non prende in considerazione è proprio la variabile wired del fenomeno, ovvero l’incidenza tecnologica sui comportamenti fraudolenti.

In una domanda: internet ci ha reso più disonesti? La versatilità della rete ha reso più facile e più invitante fregare il prossimo? A guardare il modo in cui il sottile piacere dell’illegalità è divenuto un’attitudine culturale globale, verrebbe da dire proprio di sì. Colpo grosso o piccolo raggiro, la truffa non è più solo pratica da moderni Robin Hood o da simpatici perdenti da commedia all’italiana, ma si è espansa grazie alle falle, ai desideri e alle paure che l’epoca contemporanea offre all’uomo medio della rete.

Gli strumenti digitali creano inediti spazi per allestire un imbroglio: la banda del buco di ieri, oggi è una banda del bug, capace di sfruttare malignamente tanto la disponibilità o l’ingenuità umana, quanto i difetti e la meccanicità dei dispositivi informatici. Se è vero, quindi, che fregare il prossimo è pratica millenaria e che l’uomo resta sempre lupo a se stesso secondo un’antica concezione della condizione umana, c’è da dire che le incredibili possibilità di interazione e di anonimato garantiti da internet hanno senza dubbio incrementato le tentazioni dell’illecito.

Ingannare nel web

La “mappa dei disonesti” pubblicata da Wired e stilata da Liz Stinson. Ci sono svariati modi di prendere per i fondelli. Alcuni innocenti, altri più cattivi e alcuni proprio vengono così.

Euforia da fregatura

Più anonimato uguale meno senso di colpa, come dice uno studio recentemente pubblicato dal Journal of Personality and Social Psychology. Sempre più persone che ottengono qualcosa con un comportamento scorretto tendono poi a non porsi alcun dilemma morale. E questo in funzione del fatto che non toccano più con mano l’effetto della loro disonestà sugli altri.

Studenti che ingannano

Le tendenze a barare durante gli esami sono aumentate rispetto al passato.

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Barare nei test è un comportamento sempre più diffuso

Anzi, Nicole E. Ruedy, ricercatrice della Business School dell’Università di Washington, ha addirittura riscontrato un effetto di euforia negli imbroglioni di oggi, che appare una reazione del tutto inedita guardando all’evoluzione della cultura occidentale. Questo effetto, denominato, “Cheater’s High” è un’ebbrezza legata indissolubilmente all’idea del piacere proibito, rispetto al quale la psicologa americana si domanda se sia la conseguenza di un’abitudine maturata in relazione ai tempi, oppure l’ultima tappa di una più complessa evoluzione della specie: una sorta di “sopravvivenza del più truffaldino” d’ispirazione darwinista che lascia emergere un’umanità sempre meno attenta alle regole e ligia al dovere. Detto altrimenti, la vera domanda è se l’attrazione per l’illecito dell’uomo contemporaneo sia più la conseguenza del momento di crisi e di austerità imposta o la causa di una tecnologia votata a mettere continuamente alla prova le barriere della legalità.
Sono tante le nuove forme per imbrogliare, così tante e così tanto praticate che spesso e volentieri si fa anche fatica a pensarle come delle azioni illegali. Non è questione di essere hacker, pirati o liberatori della rete, anzi. Se questi sono ancora visti come figure fantomatiche, oscure e, per naturale conseguenza, romantiche, la normalizzazione, per non dire la banalizzazione, dell’illecito ci riguarda tutti.

Risposte cercate via smartphone durante esami ufficiali, tesi di laurea elaborate in pochi giorni grazie al copia-incolla di articoli raccolti su internet, per non parlare di canzoni, film o serie televisive fruiti grazie a download o a streaming illegali: chi può dirsi realmente immune dal fascino proibito di risposte e servizi che non costano né tempo né denaro? Ma soprattutto, nel mondo contemporaneo, c’è ancora qualcuno che ha davvero il tempo di porsi il minimo problema morale quando sfrutta illecitamente la condivisione e l’accessibilità della rete?

Barare nelle università
Peter Frohlich si è ritrovato solo nell'aula durante l'esame dopo che i suoi studenti hanno deciso do comune accordo di barare.

Peter Frohlich si è ritrovato solo nell’aula durante l’esame dopo che i suoi studenti hanno deciso do comune accordo di barare.

Quest’ultimo problema, senza dubbio ampio e complesso, non deve essere confuso con il problema posto da una delle più note critiche alla cultura della rete, ovvero l’idea che internet abbiano realizzato un’assoluta spersonalizzazione delle identità e dei rapporti sociali. Che l’egotismo della fruizione in rete non abbia ucciso lo spirito di collaborazione o prosciugato qualunque sentimento empatico, lo dimostrano due aneddoti avvenuti recentemente nelle aule di due prestigiose università americane.

Il primo, riportato anche da Wired come uno dei esempi più curiosi di new cheating riguarda quello messo in atto qualche mese fa dalla classe degli studenti di ingegneria informatica del professor Peter Fröhlich della John Hopkins University. Il professore era noto in ateneo per distribuire i voti degli esami con un criterio non assoluto ma basato su una scala relativa ai risultati del singolo test (il miglior esame della classe otteneva, a prescindere dalla qualità di tutte le risposte, una A, ovvero il punteggio più alto nel sistema di votazione statunitense, e tutti gli altri in relazione alla vicinanza/distanza da questo). Al passaggio di semestre dello scorso inverno, gli studenti hanno letteralmente fregato il professore, decidendo in massa di non sostenere l’esame ed ottenendo di conseguenza tutti quanti il punteggio più alto senza il minimo sforzo.

Fröhlich si è piegato alla falla del suo stesso sistema, apprezzando la sfida basata sulla cooperazione da parte degli studenti come una forma di test “sperimentale” (anche se poi ha provveduto subito ha cambiare il proprio sistema di regole d’esame per il semestre successivo).

Alla UCLA, invece, il professor Peter Nonacs ha voluto sperimentare i benefici dei suoi insegnamenti in Behavioral Ecology lasciando liberi i suoi studenti di imbrogliare in modi fantasiosi (entro i limiti previsti dalla legge di stato). L’effetto di questo libero arbitrio ha portato la classe a lavorare in condivisione, creando una sorta di unico compito realizzato scegliendo a maggioranza la migliore risposta. Solo tre “lupi solitari” non hanno seguito la massa e solo uno di questi ha ottenuto un voto superiore al compito “complessivo”, che è risultato comunque molto superiore alla media degli esami sostenuti in precedenza.

Peter Nonacs insegna Behavioral Ecology alla UCLA.

Peter Nonacs insegna Behavioral Ecology alla UCLA.

Rubare per collaborare

collaboration_cheatQuello che questi due ultimi esempi ci raccontano è che l’evoluzione biologica dell’imbroglione non è necessariamente rivolta all’annientamento del bene comune. Lasciar mediare la maggior parte delle nostre azioni illecite dai supporti tecnologici ha senza dubbio alleggerito i sensi di colpa e reso più sfumato il riconoscimento di una parte lesa, ma non per questo ha spostato tutta la nostra sensibilità verso l’egoismo e il menefreghismo. Se da una parte si sono moltiplicate le tendenze a utilizzare internet come un campo da gioco (anonimo) dove riuscire a trarre qualcosa senza sforzo eccessivo, la condivisione, più della prevaricazione, resta la vera filosofia della rete e dei tempi moderni.

'A Beautiful Mind' è il film premio Oscar che racconta la vita del matematico John Nash.

“A Beautiful Mind”è il film premio Oscar che racconta la vita del matematico John Nash.

Non è un caso che molti commentatori abbiano chiamato in causa la celebre Teoria dei giochi di John Nash, che studia le situazioni di conflitto ricercandone soluzioni competitive e cooperative. Sia a fini leciti che illeciti, sacri o profani, la rete tende a un equilibrio che, per quanto precario e invisibile, arriva a comprendere che il meglio di uno coincide il più delle volte con il meglio di tutti. Il che lascia almeno una speranza per un futuro non dominato da lupi o pirati, ma da un’infinità di soliti ignoti.

In “Tototruffa 62″, Totò e il suo compare Nino Taranto mettono in atto varie ingegnoso truffe, la più esalirante delle quali è la tentata vendita della Fontana di Trevi. Con Totò anche la truffa era un’altra cosa.

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