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Chi c’è su Twitter

MagritteQual è il ruolo o la funzione di Twitter e dei social media in genere? I social media sono realmente spazi di libera espressione, discussione, arricchimento, interazione, dove le notizie e le informazioni circolano senza censura, senza distorsioni o alterazioni di un qualche tipo o natura?

O piuttosto sono popolati da maniaci egocentrici, autoreferenziali, edonisti, “infestati” da gente che ha come unico obiettivo quello di autopromuoversi ed arrivare al successo (quale che sia, declinato nelle forme più disparate ed estreme), tentando di distinguersi dalla massa ad ogni costo e con qualsiasi mezzo?

Questi sono alcuni degli interrogativi che mi ha lasciato la lettura dell’articolo di JENNA WORTHAM, apparso recentemente sul “New York Times”. Gli interrogativi o i rilievi sollevati dall’autrice nell’articolo, lungi dall’essere pertinenza esclusiva di Twitter, possono ben riferirsi anche agli altri social network o potrebbero addirittura essere estesi, per certi versi e con estreme cautele, alla rete nel suo complesso.

Vorrei estrapolare ed approfondire alcuni elementi evidenziati dall’autrice avvalendomi dei commenti in calce all’articolo stesso presente sul blog del New York Times.

Twitter: chi è costui?
La pagina iniziale di Twitter come si presenta a un nuovo utente al momento della registrazione. I designer di Twitter stanno apportando tantissimi cambiamenti al sito e anche alle applicazioni mobili che per comune riconoscimento sono lontani da standard efficienti di attualità.

La pagina iniziale di Twitter come si presenta a un nuovo utente al momento della registrazione. I designer di Twitter stanno apportando tantissimi cambiamenti al sito e anche alle applicazioni mobili che, per comune riconoscimento, sono lontani da standard efficienti di usabilità.

Innanzitutto, però, occupiamoci del protagonista dell’articolo e della discussione: Twitter. Vediamo dunque come Twitter stesso si presenta. Cosa dice di sé ai propri utenti o ad eventuali nuovi sottoscrittori? La pagina iniziale del servizio, prima dei recenti interventi, esponeva bene la missione del microblog: «Benvenuto su Twitter. Inizia una conversazione, esplora i tuoi interessi e tieniti informato». Questa ci promette quindi, interazione, interessi e passioni da perseguire e/o soddisfare, informazione. Ecco come il concetto era rafforzato nella pagina del “Chi siamo”: «Twitter consente di creare e condividere idee ed informazioni istantaneamente, senza barriere… Twitter è il modo migliore per connettersi con le persone, esprimere sé stessi e scoprire cosa stia succedendo».
Qualche tempo fa in un discorso tenuto presso l’Università del Michigan, Dick Costolo, CEO di Twitter, ha rimarcato il ruolo esercitato proprio da Twitter all’interno della rivoluzione che le nuove tecnologie hanno provocato nel modo di comunicare e negli stessi media. L’apporto rivoluzionario di Twitter risiede nel sovvertimento totale di prospettiva, in relazione all’approccio verso le notizie, rispetto a quanto avveniva al momento della sua apparizione. Piuttosto che focalizzarsi su una singola notizia o opinione, come il concorrente Google News, Twitter rovescia questa concezione e va esattamente nella direzione contraria. Piuttosto che dividere, Twitter mette insieme, aggrega, integra (persino con altri media). Dice Costolo:

Chi arriva su Twitter ha la possibilità di vedere molte più prospettive riguardo a una notizia o a un evento particolare che sta accadendo in quel momento. Si inizia ad avere un’esperienza condivisa con tutto il mondo rispetto a quello che succede e a quello che stiamo vedendo. Si ottiene quindi un punto di vista non filtrato di ciò che sta accadendo. Ma, al tempo stesso, questo si integra con tutti i mezzi di comunicazione radiotelevisiva tradizionali.

Costolo si spinge sino a paragonare Twitter ad una sorta di nuova Agorà dell’era digitale. L’Agorà, la piazza principale di ogni polis della Grecia classica, rappresentava il cuore della vita politica delle città greche (ma anche di quella economica e commerciale, in quanto sede del mercato). Era luogo di confronto (ed anche di scontro), dove i cittadini si riunivano per discutere e decidere collegialmente in merito alle questioni inerenti la comunità e le sue leggi, dunque spazio di democrazia per antonomasia. Secondo Costolo, Twitter rappresenterebbe l’Agorà dell’era digitale, raduno, assemblea, luogo di raccolta, di persone e notizie, aperto allo scambio ed al confronto:

Le cose interessanti riguardo l’Agorà, le caratteristiche interessanti di essa risiedono nel fatto che essa fosse multi direzionale, non c’era qualcuno in piedi su un palco, come lo sono io con voi, che si limitava ad imporre qualcosa. Invero c’era una conversazione, un dialogo reale, [ed] esso non era filtrato, non era interpretato … ed avveniva in tempo reale.

Il ruolo di Twitter nella Primavera araba è stato enorme, proprio nel senso descritto da Dick Costolo.

Il ruolo di Twitter nella Primavera araba è stato enorme, proprio nel senso descritto da Dick Costolo.

Queste stesse caratteristiche si ritrovano in Twitter e lo contraddistinguono, sempre secondo Costolo, dagli altri media. Il tempo reale dell’era digitale permette di osservare, seguire e commentare, avvenimenti che si svolgono in tutto il mondo, così come rende possibile comunicare, confrontarsi, interagire, con utenti e persone distanti da noi, talvolta in luoghi remoti ed isolati. Per corroborare ed avvalorare la propria tesi il CEO di Twitter, oltre a sciorinare numeri su numeri, ha citato il ruolo svolto da Twitter e l’importanza che esso ha rivestito nel corso, ad esempio, della Primavera Araba o dei contrasti tra Israele ed Hamas all’interno delle striscia di Gaza.

Costolo si è spinto sino ad illustrare come talvolta siano gli stessi governi ad incoraggiare i cittadini all’utilizzo di Twitter, ad esempio in caso di gravi emergenze (da rimarcare come lo spaventoso terremoto di Fukushima del marzo 2011 abbia generato una mole impressionante di tweet, partiti dal Giappone in direzione del resto del mondo).

Non sto a dilungarmi oltre, qui e qui trovate maggiori informazioni in merito al discorso di Costolo.

Dick Costolo, CEO di Twitter, nel suo discorso tenuto presso l’università del Michigan nel novembre del 2012.

Twitter e l’informazione
Papa Francesco twittato dopo aver posato per un selfie. Il papa è un utente attivissimo di Twitter e conta milioni di followers.

Papa Francesco twittato dopo aver posato per un selfie. Il papa è un utente attivissimo di Twitter e conta milioni di followers.

Ebbene, partiamo dalle notizie, dunque l’informazione. Le notizie circolano davvero su Twitter e di che tipo? Posso utilizzare Twitter per “mantenermi informato” o ancor meglio, può aiutarmi ad acquisire elementi, input, conoscenze che mi arricchiscano?

La Wortham nel suo articolo lamenta un travisamento di quello che lei ritiene fosse la funzione o quantomeno uno degli intenti originari di Twitter. Un travisamento nella condivisione delle notizie, nell’aver cura, come viene sottolineato più volte nel corso dell’articolo, della rilevanza e pertinenza delle stesse, alfine di fornire un servizio utile alle persone. Quasi vi sia stato una sorta di “corto circuito” in quello che: “una volta si presentava più come un circuito elettrico di notizie”.

C’è, ovviamente, chi non concorda. Affatto! Ecco che cosa afferma un commentatore dell’articolo della Wortham.

Negare che Twitter sia una grande fonte di informazione interessante e tempestiva significa negare la realtà ed essere dal lato sbagliato della storia.

Anzi, lo stesso utente si spinge sino a far assurgere Twitter a strumento di analisi sociologica e non solo:

Se si vuol sapere cosa sta accadendo nel mondo, la strada da seguire per farlo è analizzare (in maniera programmatica) il flusso di infomazioni di Twitter… Twitter è un buon modo per cogliere il polso di una nazione o del mondo intero.

Altre voci dissentono, ma su un diverso versante, ritenendo che la ricostruzione che la Wortham fa di Twitter, faccia riferimento ad una presunta età dell’oro, in realtà mai esistita:

L’autrice descrive una sorta di età dell’oro di Twitter persa da tempo allorquando la sua linea temporale era ricolma (a suo avviso) di tweet di elevata qualità.

In definitiva però, cambiando totalmente prospettiva, siamo così sicuri che Twitter debba essere esaminato e giudicato in relazione alle notizie che veicola?

Questo articolo propone lo stesso falso assunto che avanzano molte critiche su Twitter. Twitter non è contenuto. Twitter è un media. In quanto mezzo, Twitter offre opportunità e contenuti, la cui qualità dipende dalle scelte che operiamo. Pertanto, a seconda della qualità dei contenuti ai quali aderite, la vostra esperienza potrà variare.

Segui, filtra, Unfollow!
Filtrare, selezionare, scegliere per liberarsi del pattume che intralcia la conversazione.

Filtrare, selezionare, scegliere per liberarsi del pattume che intralcia la conversazione.

E questo ci porta ad un secondo punto: la necessità, categorica, di un filtro attento e consapevole. Twitter, sempre secondo la nostra autrice, è sovraccarico di quello che definirei “rumore di fondo”, contenuti banali, se non inutili, chiacchiericcio, autoreferenzialità, pattume di vario genere: «Stiamo tutti fremendo … sospesi indefinitamente, in attesa della nostra possibilità di parlare, di aggiungere qualcosa di intelligente alla conversazione, anche quando sarebbe meglio non dire assolutamente nulla».
Quale che sia la rilevanza e pertinenza delle notizie presenti su Twitter, si ravviseranno sempre tweet, informazioni, contenuti, che siano inappropriati, fastidiosi, mediocri.
A questo proposito, dai post presenti sul blog si leva un coro unanime di commenti che, in vari modi e con sfumature diverse, sottolinea come la navigazione su Twitter, così come la qualità dei contenuti, varierà notevolmente in base alla selezione operata dall’utente, in relazione a cosa questi deciderà di seguire, sottoscrivere, condividere.

La mia esperienza concreta è che, come qualsiasi altro media, può rivelarsi utile qualora venga utilizzato con cautela… Quello che vedete ed ascoltate su twitter dipende da voi.

Siamo noi a scegliere cosa seguire e di quali contenuti fruire, assecondando i nostri gusti ed interessi. Pertanto la funzione di Unfollow (che la Wortham ovviamente non ignora) non è lì solo a fare da arredamento:

E se qualcuno che seguo inizia a tweettare incessantemente in merito a Bieber, smetto di seguire quella persona o organizzazione. Ho eliminato il rumore di fondo dell’idiozia e mi concentro invece sull’arricchimento.

Eccoci a un altro elemento importante. Twitter non è solo rumore di fondo fastidioso ed invadente ma, in qualità di media, mezzo, strumento, rappresenta anche una straordinaria opportunità, un’occasione, appunto, di arricchimento personale.

Seguo anche decine di scienziati, giornalisti, pensatori, ecc, che tweettano regolarmente materiale di elevata qualità.

Twitter (e la rete in genere) ci offre anche un’altra possibilità, quella di accantonare da qualche parte i contenuti e poterne fruire, rivederli, gustarli in un secondo momento, quando si ha tempo, quando più ci aggrada:

Metto da parte gli articoli interessanti grazie al servizio “leggi più tardi” e me li concedo durante i ritagli di tempo libero. Condivido solo ciò che reputo di maggior valore, quello che aggiunge qualcosa al discorso più ampio.

E lo sa bene anche la Wortham la quale, nonostante le critiche avanzate, rimarca come:

Trascorro ancora gran parte della mia giornata leggendo attentamente Twitter, selezionando i migliori link, approfondimenti, battute e pezzi da esaminare e condividere in seguito.

Insomma Twitter (ed ancora una volta estenderei l’orizzonte alla rete tutta) non deve essere obbligatoriamente un “fast food digitale”, un luogo di consumo immediato, incessante e smodato. Ed inoltre può arricchirci:

Ho imparato molto su svariati argomenti e mi considero migliore grazie a questa opportunità.

Può farlo anche da un punto di vista professionale:

Sono molto selettivo in relazione ai followers e seguo solamente coloro che sono coinvolti all’interno di un’area affatto particolare di interesse professionale… contribuisco con qualcosa di originale e apprezzo coloro che fanno lo stesso (sono pochi, non molti). Rimango all’interno di questa area specializzata e tendo a non apportare col mio contributo ciarpame, né commentarlo

Dunque si pone l’accento sull’originalità dei contributi e degli apporti. Originalità che viene ricercata ed anche corrisposta, facendo ben attenzione a quanto si immette nel circuito. Inoltre, ribadito per l’ennesima volta:

Utilizzo anche la funzione “unfollow” quando è necessario.

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