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Un nuovo mondo?

EruzioneQuello che Stromboli offre alla vista è solo il cucuzzolo del temibile vulcano, il motore sta sottoterra. Lo stesso si può dire per l’editoria libraria nell’epoca della migrazione verso il digitale. I libri che vediamo sugli scaffali di una libreria sono solo la parte che affiora di un continente la cui parte sommersa è costituita dagli autori che inventano i contenuti. Oggi gli autori vivono un nuovo innamoramento che si chiama autopubblicazione o self-publishing. La parola inglese rende meglio l’idea perché tira in ballo l’ego. In effetti questo fenomeno era conosciuto finora con il nome di “vanity publishing”. Pubblicare senza editore era un atto di narcisismo che poteva costare più di un weekend a Parigi. In verità autopubblicarsi era più un atto di disperazione che di vanità: scaturiva dall’impossibilità di trovare un editore disposto a investire sul proprio talento. Talento e soldi non sono sempre alleati, come dovrebbe essere. Così, senza un qualche editore, non si esisteva neppure come autori, al di fuori della stretta cerchia dei parenti e conoscenti.

Oggi non è più così. L’avvento dell’ebook con le sue piattaforme globali di distribuzione ha cambiato tutto, senza chiedere il permesso a nessuno. Bowker, l’agenzia che rilascia gli ISBN negli Stati Uniti, ci dice che, fatti i debiti calcoli, per ogni ISBN assegnato a un editore, ve n’è uno preso per un ebook da un “soggetto non tradizionale”, come si definisce in gergo l’editoria spontanea. Presto questi fenomeni, che si annunciano nel paese guida con molto anticipo, si muteranno in pandemia com’è avvenuto con l’iPhone, che è dovunque: dall’Everest alla Fossa delle Marianne, oltre ogni diversità storica o naturale.

ISBN rilasciati negli USA

L’ebook ha aperto la strada alla diffusione dei titoli autopubblicati.

Qualcuno ha paragonato l’ascesa degli autopubblicati alla “guerra dei contadini” nella Germania del Cinquecento, visti i simili connotati sociologici, quelli, cioè, di una rivolta spontanea e diffusa dello strato più basso della scala sociale. Tanti autori di oggi erano come i contadini di allora, gente senza terra. In realtà le prime 50 case editrici non sono potenti come i prìncipi del Cinquecento, e neppure come pensano gli autopubblicati: le prime 50 case editrici sviluppano un giro d’affari considerevole, pari a 68 miliardi di dollari, ma non impressionante; Amazon da sola fa quasi 50 miliardi, per non parlare della Apple, che totalizza 156 miliardi di ricavi. Amazon e Apple sono già la nemesi degli autori emarginati.

Che cosa è accaduto?

Che cosa hanno introdotto di nuovo per gli autori gli ebook e le piattaforme globali come Amazon Kindle e Apple iBookstore? Molto, anzi moltissimo, se solo si considera questa parzialissima lista.

– La distribuzione globale. Per la maggioranza degli autori prima di Amazon non c’era neanche quella in libreria, adesso c’è una vetrina che è vista, seppure come da un treno in corsa, da milioni di lettori ogni giorno.

– L’eguaglianza. Adesso tutti gli autori, se vogliono, possono duellare con l’editoria maggiore ad armi pari, anche se non è così democratico come appare.

– La remunerazione. Il pagamento di royalty generose (70%) è adesso una certezza, come il sorgere del sole, e avviene con puntualità svizzera direttamente sul proprio conto corrente bancario.

– La promozione. Grazie al meccanismo di “book recommendation” e alle classifiche imparziali ci sono gli strumenti oggettivi di marketing.

E.L. James

E.L. James, l’eroina degli autopubblicati.

Ecco perché queste piattaforme sono orribilmente affollate. Non è che tutti i generi siano in queste condizioni, per ora l’ascesa dell’autopubblicazione è confinata ad alcuni generi della fiction come il pulp (mystery, fantasy, thriller, crime), il genere erotico e soprattutto il romanzo rosa (ogni due ebook venduti uno è un romance). Secondo un’indagine, di cui parleremo fra poco, il 95% di un campione di autopubblicati si presenta nel genere fiction e all’interno della fiction il 30% è fantasy, il 23% mystery/thriller e il 22% romance. Il 90% degli autori romance sono donne.

Alla fine del 2012, nella top 100 generale di Amazon, la più grande libreria dell’universo, 30 titoli erano di autori autopubblicati; nella top 25 della “ebook best seller list” del “New York Book Review” (una sorta di “starway to heaven”) erano 4. Siamo intorno al 20% delle liste dei best seller negli USA.

Dati impressionanti, anche se i paesi non anglofoni sono molto indietro. Dispiace per gli scrittori di questi luoghi: c’è sempre, in alternativa alla pazienza, la scelta di scrivere in inglese, la lingua del business, ma anche di William Shakespeare.

Per gli scrittori essere autopubblicati non è più una devianza, ma un segno dei tempi. Un bel rovesciamento: adesso siamo al paradosso che devono essere gli autori che pubblicano con gli editori a spiegare perché lo fanno ancora.

«È una via alla libertà e all’affermazione – scrive Andrew Rice di “Time Magazine” – e potenzialmente a un immenso bacino di lettori: acquirenti pronti a pagare pochi dollari per un autore sconosciuto che non si confà agli standard (spesso opachi e arbitrari) dell’editoria tradizionale».

Grigia è la bandiera degli autopubblicati

Insomma, la faccenda degli autopubblicati è cresciuta a tal punto che “Time Magazine”, il più mainstream di tutti i magazine, ha dedicato un reportage di sei pagine a firma di Andrew Rice alla RT Booklovers di Chicago del 17 novembre 2012, che ha raccolto tutto il mondo dell’editoria indipendente USA, cioè autori, bibliotecari, librari e lettori che hanno scelto di rimanere fuori dal giro. Titolo del reportage: “The 99c best seller”; sottotitolo: “È sempre più facile autopubblicarsi, ma ogni giorno diviene più difficile imbattersi nel successo”.

Il pensiero di tutti i convenuti a Chicago era rivolto alla loro eroina E.L. James che, con le Cinquanta sfumature di grigio ha aperto la strada al movimento degli autopubblicati piazzando 65 milioni di copie ed entrando nella lista di Time delle 100 persone più influenti del pianeta, per essere infine dichiarata da “Publisher’s Weekly” “Publishing person of the year”. Ebbene, la cinquantenne segretaria londinese, che ha iniziato proprio autopubblicandosi e ha poi compiuto tutta la strada di un autore indipendente fino ad approdare a Random House, ha saputo scatenare il mantra del mercato, cioè l’algoritmo del “book recommendation”.

Oggi questo algoritmo, che si potrebbe definire il “mulino delle vendite”, è alla base di ogni azione di marketing che abbia un senso. L’algoritmo è costituito da una miscela magica ottenuta con tre ingredienti base: il plot, la copertina e il prezzo. Prendiamo quest’ultimo parametro. Il prezzo ideale di un titolo di fiction è 3,5 centesimi di dollaro ogni 1000 parole, ci informa Mark Coker, fondatore di Smashwords, un aggregatore di 50.000 autori con sede a Los Gatos, nel cuore della Silicon Valley. Non c’è tanto da esultare: i tassisti sono remunerati meglio. E qui siamo al punto debole di tutto questo esplosivo e affascinante fenomeno: l’economia. Molti autori ed editori digitali indipendenti lo stanno verificando con la loro esperienza diretta. Si arriva così alla domanda ultima: non è l’editoria un mestiere da imprenditori piuttosto che da scrittori? La risposta è sì, è una professione da imprenditori

Il prezzo degli ebook

La scelta del prezzo di un ebook è un aspetto fondamentale del marketing.

 

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