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Bestseller improbabili

1984Chi avesse avuto l’occasione di scorrere, nell’ultima decade del mese di gennaio, le classifiche dei bestseller di Amazon.com avrebbe avuto modo di stupirsi un po’. Nelle primissime posizioni non c’erano novità o scrittori campioni d’incassi, freschi di stampa e allineati con le ultime mode letterarie. C’erano invece dei piccoli classici scritti in un periodo, il ventennio 1930-1950, che parrebbe echeggiare il nostro per la crisi economica, il disagio sociale, l’ascesa di movimenti illiberali e le guerre.

Nelle posizioni alte dei bestseller di narrativa c’erano due romanzi di genere distopico. L’uno, che la capeggiava, era 1984 di George Orwell (1949) e l’altro, che seguiva a qualche posizione di distanza, era Il nuovo mondo (1932) di Aldous Huxley. Nella classifica della non-fiction brillava Le origini del totalitarismo di Hanna Arendt, scritto nel 1948.

Insieme a Orwell e Huxley stanno vendendo molto bene altrui due romanzi: La svastica sul sole di Philip K. Dick, da cui Amazon studios ha tratto un’omonima serie televisiva di successo, e Qui non è possibile (1935) di Sinclair Lewis, il primo americano a vincere il Nobel.

Il romanzo ucronico di Dick dipinge un’America spartita tra i nazisti e i giapponesi dopo la sconfitta degli alleati nella seconda guerra mondiale. Il romanzo fantapolitico di Sinclair, critico corrosivo della società americana e del capitalismo, invece narra l’ascesa di un senatore demagogo che diventa presidente degli Stati Uniti con un’agenda politica simile a quella di Donald Trump. Penguin non ristampava questo libro dal 1935.

Prove di survivalismo
Il successo della serie AMC "The Walking Dead" ha sicuramente a che vedere con le tematiche del survivalismo di fronte a un improvvisa implosione delle nostre società.

Il successo della serie AMC “The Walking Dead” ha sicuramente a che vedere con le tematiche del survivalismo di fronte a un’improvvisa implosione delle nostre società.

Dopo il discorso inaugurale di Trump e i primi atti esecutivi del neo-presidente, gli 83 milioni di americani che non hanno votato per il candidato repubblicano hanno iniziato a interrogarsi sulle conseguenze per l’America e il mondo della dottrina Trump, il “Mussolini lite” come lo ha definito il “New York Times”. Per il quotidiano di New York, il più acerrimo avversario di Trump tra i grandi media, l’elezione del nuovo presidente si è rivelata una manna. Negli ultimi tre mesi 260mila persone si sono abbonate al giornale segnando un aumento record del 50% sul periodo precedente.

A 1984 è successo qualcosa di ancor più stupefacente: le vendite del fortunato romanzo di Orwell sono aumentate del 9500 per cento e l’editore Penguin ha deciso di ristamparne 75mila copie. Le vendite di 1984 sono andate alle stelle anche nel Regno Unito, in Australia e negli altri paesi di lingua inglese tra cui anche la Nuova Zelanda.

I neozelandesi, che sono divisi dagli Stati Uniti da un immenso oceano, sono stati anch’essi impattati dall’elezione di Trump che veramente muove l’impensabile. I super-ricchi a stelle e strisce hanno iniziato a investire in proprietà immobiliari in Nuova Zelanda, il paese ritenuto più idoneo per un rifugio nel caso “di un improvviso collasso del governo e delle strutture statali degli Stati Uniti” similmente a quanto è avvenuto in Somalia e poi in Libia. A questa nuova moda del “survivalism” il “New Yorker” ha dedicato un lungo servizio che ha fatto molto discutere e provocato anche qualche crisi politica. Quella per esempio avvenuta nel paese dei Kiwi e degli All Blacks dalla concessione della cittadinanza a Peter Thiel, il solitario sostenitore di Trump nella Silicon Valley, che non aveva i requisiti per ottenerla. Thiel ha comprato una proprietà che si affaccia sul lago Wanaka nella regione di Otago, la più meridionale dell’isola del Sud, dopo aver investito 7 milioni di dollari neozelandesi in due start-up. Nel suo film del 1991, Fino alla fine del mondo, Wim Wenders aveva scelto la vicina Australia, un paio d’ore di volo dalla Nuova Zelanda, come paese d’approdo a fronte di una catastrofe globale.

1984 = 2017?
Un fotogramma della pubblicità del Macintosh della Apple ispirata a 1984 di Orwell.

Un fotogramma della pubblicità del Macintosh della Apple ispirata a 1984 di Orwell.

Che l’America si stia trasformando davvero in Oceania? Oceania è il nome della nazione distopica di 1984 dove è il governo che definisce la realtà e dove la propaganda permea le vite della gente la quale è troppo distratta dai tabloid, dove primeggiano le notizie di sport, cronaca nera e astrologia, e dai film erotici per occuparsi della politica o della società. A Oceania l’informazione e i libri sono redatti dal Ministero della verità e la storia è descritta come un moto ascensionale verso il Partito dal pensiero unico che renderà Oceania la società perfetta; il luogo della fine della storia stessa. Ma non era l’Unione Sovietica la società distopica di 1984? A quanto pare no! È l’America di Trump!

Un’altra grande analogia tra 1984 e la versione trumpiana della realtà riguarda il ruolo della scienza. In Oceania la scienza che sperimenta, scopre, modifica e invalida neppure esiste. Al suo posto ci sono le asserzioni del Partito-governo. In modo non molto dissimile gli alt-right, che hanno costruito la piattaforma di Trump, si fanno gioco delle evidenze scientifiche sul clima, negano la teoria dell’evoluzione e il ruolo delle energie rinnovabili. Trump ha twittato “Tutte queste balle sul riscaldamento globale devono finire. Il pianeta è freddo, mai stato così freddo, e gli scienziati che se ne occupano stanno congelando” e poco dopo “l’effetto serra è una balla inventata dalla Cina per distruggere l’America.” E allora uno dei primissimi atti della nuova amministrazione è stato l’annullamento del provvedimento di Obama che bloccava la costruzione dell’oleodotto Keystone XL dal Canada al golfo del Messico

Le origini del totalitarismo

HannaPoi c’è la riscoperta di massa del saggio filosofico della Arendt. Non si tratta di un libro agevole e non è certo un libro da top 100 di Amazon, come invece è successo nella seconda metà di gennaio. Il libro della Arendt esamina i complessi fattori che hanno portato all’ascesa di Hitler e di Stalin e alla Seconda guerra mondiale. Mostra come il totalitarismo affondi le proprie radici nella disoccupazione e nella povertà accompagnate dalla sfiducia nei partiti tradizionali che alla fine non rappresentano più nulla e nessuno, essendosi autoprivati di ogni base sociale. Incontrastata la propaganda totalitaria di massa offre facili capri espiatori, soluzioni semplicistiche e una coesiva ed elementare narrazione.

Una strategia che fa presa perché la visione totalitaria ha scoperto che la massa è sempre pronta a credere al peggio, non importa quanto assurdo sia questo perché essa ritiene che ogni spiegazione politica sia una menzogna. Forse la Arendt ha spiegato meglio di qualsiasi altro pensatore il meccanismo collettivo e psicologico che ha reso possibile che un milione di persone abbia potuto credere vero e condividere una palese falsità come l’endorsement di Papa Francesco a Trump o il traffico di minori sponsorizzato dalla Clinton.

Scrive la Arendt “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”. Le origini del totalitarismo, un libro attualissimo. Per questo oggi viene acquistato e, forse, letto non solo da chi deve sostenere un esame di filosofia politica.

Se non ci sei non esisti

memeCome sappiamo i libri possono contribuire enormemente al ragionamento pubblico a patto che siano in circolazione e possano entrare in qualche campo visivo, che può essere quello di un social, di un critico o di un influencer. Non è un caso che il falò dei libri è la prima azione di un regime totalitario.

Il bello di un libro pubblicato sulla rete e offerto da tutte le librerie online del mondo (per una che va, un’altra entra) è che la pubblicazione è eterna, non andrà mai esaurita, si potrà sempre reperire, scaricare e leggere: sarà sempre raggiungibile con una ricerca ben impostata se l’editore l’ha metadatizzata per bene. Grazie a uno dei più magnifici ed esaltanti progetti di Google, Google libri, il contenuto di un libro è totalmente ricercabile ed entra nelle ricerche naturali del motore di ricerca. Come ha asserito Larry Page, il co-fondatore di Google, anche se Google indicizzasse tutti i contenuti del mondo, non riuscirebbe mai a eguagliare la conoscenza contenuta nei libri prodotti dall’umanità. Verissimo! La tecnologia non ha contenuto, anche se Heidegger dissentirebbe molto da questa affermazione.

Inoltre un libro pubblicato sulla rete è come il vino buono: più passa il tempo più migliora il suo posizionamento. Esattamente il contrario di quanto avviene con il libro di carta distribuito in libreria; in quel caso più passa il tempo più diventa di difficile accessibilità. Portare un libro, che sia buono o cattivo, su ogni smartphone è una delle principali azioni civiche ed educative che si possa effettuare.

È questo il principio che ha portato goWare, la start-up di nuova editoria che ogni weekend pubblica un post sul rapporto tra libri, tecnologia e mondo attuale, a pubblicare una collana di classici di filosofia e di storia, brevi intensi, autorevoli e soprattutto attuali. Nella maggior parte dei casi si tratta di testi di pensatori visionari ormai introvabili in lingua italiana, se non nelle biblioteche e alle volte con qualche difficoltà anche in esse. Questi libri possono aiutarci a capire quello che sta succedendo nelle nostre società e che è già successo in epoche differenti. Eventi e fenomeni che hanno stimolato la riflessione delle menti più lucide e lungimiranti di quelle epoche.

Spinoza, Voltaire, Heidegger, Wagner, Hugo e molti altri…

classiciLeggendo su un device tecnologico La libertà di pensiero e di espressione di Baruch Spinoza, il primo libro della collana dei piccoli grandi classici, non si ha proprio l’impressione che sia stato scritto 350 anni fa appena terminata la più cruenta e assurda guerra che ha insanguinato il continente europeo e che è sfociata nella pace di Westfalia del 1648, uno spartiacque nella storia del vecchio continente. Sono riflessioni, quelle di Baruch Spinoza, che si potrebbero leggere sul blog di attivisti come Alexei Navalny o Ai Weiwei.

Scriveva Voltaire 250 anni fa: “ci saranno sempre dei barbari e delle canaglie che fomenteranno l’intolleranza. Siamo stati contagiati a tal punto da tale furia che sono scorsi fiumi di sangue e ci siamo sterminati per dei paragrafi”. Quanto sono attuali queste parole? Immensamente. Intolleranza zero, che raccoglie Il Trattato sulla tolleranza di Voltaire e l’Epistola di Locke con introduzioni di Giacomo Marramao e Brunella Casalini, è la seconda uscita della collana.

Quanto è vera l’affermazione di Martin Heidegger che “l’essenza della tecnologia non è per niente tecnologica”? Urca!, se è vera! Una conferenza del 1959 del grande pensatore tedesco sulla Questione della tecnica è il terzo titolo della collana con una introduzione di Federico Sollazzo. Una lettura per chi ha veramente le palle.

Alcuni concetti esposti nell’opera d’arte del futuro, un libro tanto confuso quanto seminale del compositore Richard Wagner, si sono inverati nella multimedialità che è la forma artistica dell’epoca della tecnologia dominante. Tre saggi di Paolo Bolpagni, Andrea Balzola e Anna Maria Monteverdi aiutano il lettore a orientarsi in questo testo che non è dei più agevoli. L’opera d’arte del futuro, alle origini delle multimedialità è il quarto libro della collana.

Quanti piccoli Napoleone ci sono in giro? Troppi: Duterte, Erdogan, Mugabe, Nazarbaev, Kim Jong-un e molti altri. Napoleone il grande ha preso a calci la storia, ma i piccoli Napoleone saranno presi a calci dalla storia. Ecco perché vale da pena di leggere un’opera introvabile in lingua italiana, Napoleone il piccolo di Victor Hugo, il quinto titolo (in preparazione) della collana. Il grande scrittore francese ha una capacità di narrazione storica a cui può reggere il confronto solo il Tolstoj di Guerra e Pace. Pubblicato nel 1852 il libro è la critica e il grido dolore di un vero democratico contro un usurpatore cinico e immorale, malato di onnipotenza e profondamente ignorante. Una personalità, quella di Napoleone III, che ne richiama molte attuali. Un libro che è anche un modello narrativo e grafico per la sua struttura e la sua articolazione interna che si presta a una lettura veloce e non lineare.

Il piano della collana è vasto e si può raggruppare in quattro aree tematiche: l’autoritarismo e i suoi nemici, tecnologia e società, la questione sociale, rivoluzionari & incendiari. In tutto una cinquantina di titoli nell’arco di un paio d’anni.

C’è sicuramente bisogno di un libro per tenere la rotta in una notte senza cielo stellato sopra di noi. Buona navigazione!

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