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La corsa degli ebook

StreamingLa musica è il comparto dei media che corre più veloce verso l’appuntamento con il digitale. Dalla musica e dai videogiochi, che esistono solo sugli schermi, sono venuti i più innovativi modelli di business che si sono estesi anche agli altri settori dei media, la radio, la televisione, il cinema, i giornali e i periodici e buon ultimo, ma non meno importante, i libri. Ma i libri stanno correndo rapidissimi, forse troppo, e già sono in corsia di sorpasso nella gara a riprendere la musica. Negli USA gli ebook sono già un terzo del mercato e presto saranno la metà. La musica digitale, nonostante tutto il fracasso, non è ancora la metà del mercato.

Ecco allora che le innovazioni si spendono, un florilegio di progetti, di esperimenti e d’idee: il self-publishing, l’e-lending, il marketplace dell’usato digitale e infine l’idea forse più ardita: lo streaming degli ebook.

I club del libro trasferiti sul cloud

In realtà esiste già qualcosa di simile nell’esperienza della distribuzione libraria tradizionale che sono i club del libro. Per un canone annuale o mensile il lettore può scegliere di ricevere a casa propria un certo numero di libri, selezionati da curatori molto attenti a bilanciare i gusti dei membri del club.

Lo streaming degli ebook sarebbe un allargamento di questo concetto e funzionerebbe come quello della musica o dei film: a fronte di un canone mensile ragionevole, difficilmente sopra i 10 euro, sarebbe possibile accedere a un contenuto, leggerlo sul proprio dispositivo e poi passare a un altro scegliendolo tra migliaia di titoli di editori aderenti al servizio operato, probabilmente, da una piattaforma specializzata. Una specie di buffet per i lettori più voraci. Ma questa è fantascienza, almeno per adesso. C’è da fare una lunga marcia.

La lunga marcia

Il cammino dello streaming degli ebook somiglia alla “Lunga marcia” verso il potere del Partito comunista cinese sotto la guida di Mao.

Le esperienze esistenti

Chi ha sottoscritto un abbonamento Amazon Prime negli Stati Uniti dispone di qualcosa di simile. Si chiama Kindle Owners’ Lending Library for Amazon Prime Members e permette di leggere un ebook al mese scegliendolo tra qualche migliaio di titoli senza costi aggiuntivi al canone “prime” che copre i costi di spedizione. Il servizio di Amazon offre anche titoli best-seller ma il grosso è costituito da titoli di autori autopubblicati. Gli editori si tengono piuttosto lontani da questa iniziativa come da un lazzaretto.

Safari Book OnlineUn altro servizio di streaming, molto verticale, è Safari Books Online che offre testi destinati agli sviluppatori, una nicchia alla quale gli editori guardano con poca preoccupazione proprio perché l’utenza è elitaria e interessata a contenuti che hanno un rapido invecchiamento.

Questo modello si sta sviluppando anche per altre nicchie come i testi destinati alla scuola o ai bambini di cui è un esempio il Disney Digital Books.

L’esperienza di Safari Books Online offre anche un modello relazionale condiviso tra piattaforma di distribuzione ed editore che è basato sul principio del “pay-per-performance” che è un modello metrico per suddividere i ricavi tra il tenutario del diritto d’autore e il distributore. Più il libro viene letto, più soldi si accumulano.

I nuovi player: Oyster e Legimi

È inutile dire che esiste una pletora di start-up che ha fatto dello streaming degli ebook il proprio core business. Più che altro il loro core business è quello di sviluppare una soluzione tecnologica o un’innovazione da vendere ai grandi gruppi leader di mercato nel campo dello streaming e dell’e-commerce come Netflix, Amazon, Apple, Walmart e via dicendo. Per esempio il gruppo GDO britannico Tesco, tra la meraviglia di tutti, ha acquistato Mobcast, una piattaforma di ebook, che Tesco ha integrato nel nuovo servizio di streaming in costruzione attraverso una serie di acquisizioni.

C’è poi Oyster, una start-up di New York (se no di dove?) ancora nei suoi primi giorni di vita, che si prefigge di rendere disponibile in streaming l’offerta più ampia possibile di ebook con particolare attenzione ai best-seller e ai titoli mainstream. Molti guardano con scetticismo al tentativo di Oyster, che adesso sta parlando con gli editori, proprio per la difficoltà di riuscire a condividere un nuovo modello di licenza dei contenuti e di suddivisione dei ricavi tra tutti i soggetti coinvolti.

LegimiTechCrunch ci segnala una start-up polacca dal nome latino Legimi che si propone di superare il modello classico di consumo del contenuto in streaming e con questo ovviare ai molti problemi di carattere legale e commerciale di quel modello. Legimi dice questo agli editori: rendiamo disponibile su Legimi l’anteprima dell’ebook (che non è un problema e in genere è un 10% del contenuto) come avviene per le piattaforme di download. Se il lettore si spinge oltre l’anteprima, Legimi pagherà all’editore l’intero ammontare del prezzo all’ingrosso del titolo.

Il CEO della start-up polacca, Mikolaj Malaczynski, ha dichiarato a TechCrunch che è di un libro il consumo medio mensile dei possessori di smartphone e tablet. Un dato verificato statisticamente. Il che significa che la generazione di “Too Long; Didn’t Read” (TL;DR, troppo lungo per leggerlo), cioè quella dei device palmari, non supera la soglia di lettura dell’anteprima più di una volta al mese. Grazie al nuovo paradigma “TL;DR”, il modello economico di Legimi, che si basa su un abbonamento al servizio, potrebbe essere sostenibile e rappresentare un ottimo ponte tra la situazione attuale e quella dello streaming generale sul modello di musica e film. Gli editori avrebbero il tempo di attraversare questo ponte senza l’ansia da performance. Ma se gli utenti del servizio iniziano a leggere più di un libro al mese che succede al business model di Legimi che si basa su una inferenza statistica sottile come una foglia di cipolla?

Lo streaming generalizzato dei libri è praticabile?

Secondo Mike Shatzkin, uno dei maggiori esperti di editoria digitale, il modello di streaming su abbonamento della musica e dei film non è facilmente trasferibile ai libri per la specifica connotazione di questo media che è data dalla quantità dell’offerta e dalla compartizzazione estrema. Ogni anno negli Stati Uniti escono 500 film e altrettante novità musicali, mentre vengono rilasciati mezzo milione di ISBN e i sei grandi editori di New York da soli sfornano 3500 novità all’anno. Per non parlare delle opere a catalogo che sono decine di milioni di titoli. La sola Library of Congress di Washington ha un patrimonio di 29 milioni di libri catalogati.

Google booksChe cosa significa ciò? Significa che il mercato è vasto come l’Oceano Pacifico e soprattutto frazionato in tanti ecosistemi, con un numero elevatissimo di soggetti coinvolti e moltissime nicchie che è difficile riunire in un’offerta globale. Metter d’accordo tutti questi soggetti, organizzare un sistema, anche contrattuale, che sia rispettoso dei molteplici interessi è un’impresa titanica. La vicenda di Google Libri, che si trascina da anni senza trovare una soluzione malgrado il sostanziale accordo delle parti coinvolte, è lì a dimostrare quanto sia arduo muoversi su questo terreno che è molto scivoloso.

Il libro è un prodotto molto complesso con un pubblico molto variegato e con tanti ecosistemi anche sul piano dell’offerta commerciale e del pubblico di riferimento. Difficile superare questo stato di cose e fare un grande supermercato digitale di tutti i titoli dove si atterra, anche con un ricerca esterna, si seleziona un titolo e lo si legge in streaming. Sembrano molto più praticabili, almeno nel breve periodo, e-book club di nicchia.

Un processo lungo!

Poi c’è da superare il muro che hanno costruito intorno alle loro proprietà gli editori e gli autori per difendersi dai nuovi player digitali che ingurgitano tutto quello che trovano. Sembra la terra di Palestina dove due realtà devono convivere quando vorrebbero distruggersi a vicenda e l’unico modo per muoversi è quello del salvacondotto. Non c’è neppure libertà di movimento! Occorre tempo e quindi noi lettori, entusiasti dell’idea dello streaming, dovremo aspettare. Dovranno crearsi delle condizioni che neppure sono all’orizzonte.

Stando a Shatzkin, che ne capisce più di tutti, un modello generale per lo streaming di ebook dove si possa trovare di tutto, come avviene per la musica e per i film, è piuttosto improbabile nel medio periodo. Forse è più probabile un aggregatore di tanti servizi di nicchia come è eBay nell’e-commerce. Una sorta di mall dello streaming dove si affacciano tante vetrine con un’offerta merceologica differenziata e specifica. È facile indovinare chi potrebbe essere questo marketplace, ma per adesso Amazon è anatema per gli editori.

Come andrà a finire? Dovremo aspettare più di 10 anni come per la musica? Si accettano scommesse. Io scommetto sul “no”.

Stanford Shopping Center

Il modello del mall come può essere lo Stanford Shoppin Center a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, potrebbe essere anche quello dello streaming degli ebook. Tanti club di ebook che offrono i propri servizi all’interno di uno spazio condiviso.

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