[Tempo di lettura: 5 minuti]

A tutto streaming

Logo DreamWorksQuando ci viene chiesto di fare dei nomi di campioni dell’innovazione tecnologica, dalla bocca escono spontaneamente i suoni che formano le parole Apple, Google, Facebook, Amazon (the big four). In realtà c’è qualcuno che sta correndo più veloce dei big four nel cambiare il modo in cui consumeremo i media per svagarci e informarci. Questo supercampione è Netflix, i “reds” di Los Gatos (i felini che piacciono a Hitchcock), che ha fatto dello streaming il suo vangelo. Netflix sta macinando strada su strada su un concetto molto semplice: tutti i contenuti saranno serviti a chiunque abbia una cosa connessa a Internet e ovunque egli si trovi con un abbonamento talmente stracciato che potranno permetterselo tutti i 7 miliardi di persone che popolano la terra. Il suo fondatore, Wilmot Reed Hastings Jr., porta avanti questa strategia in modo maniacale senza guardare in faccia a nessuno: azionisti, consumatori, pundits, concorrenti, tycoon dei media.

Il principe dei raider, Carl Icahn, gli ha messo gli occhi addosso e nel 2012 ha rastrellato il 10% delle azioni di Netflix che in sei mesi gli hanno fruttato 700 milioni di dollari. Hastings non è contento di vedere la pinna dello squalo intorno alla sua barca, ma Icahn lo ha rassicurato dicendogli “quando fai 600-700 milioni di dollari non dai un pugno in faccia al CEO”. Icahn pensa che Netflix sia una “grandissima piattaforma” tale da assicurare ai suoi azionisti una plusvalenza favolosa in caso di acquisizione da parte di un conglomerato media o tecnologico. Una prospettiva aborrita da Hastings, ma verosimile poiché questi grandi e supponenti gruppi (bollati a volte come “clowns.co”) si accorgeranno che le loro soluzioni difensive sullo streaming sono dei castelli di sabbia. L’incredibile vicenda di Hulu è lì a testimoniarlo.

Chi deve aver paura di Netflix?

Il poster che annuncia l’arrivo di “House of Cards” richiama un gesto importante e denso di ricordi storici, ma lo contestualizza drammaticamente.

Tutti devono avere paura di Netflix, ma la TV a pagamento è il comparto più minacciato perché ha il modello di business più vulnerabile ed è avvezza a margini inimmaginabili in un’economia digitale. I consumatori poi, come dimostrano alcune recenti indagini, sono poco soddisfatti del servizio della TV via cavo e ritengono che ci sia un rapporto troppo sbilanciato a favore del secondo tra qualità e prezzo. Un consumatore paga in media 54 dollari al mese per un abbonamento via cavo contro i 25 nel 1995. Nel mese di maggio 2013 il senatore dell’Arizona John McCain, già candidato alle presidenziali del 2008, ha presentato un disegno di legge denominato “Television Consumer Freedom Act” che mira ad eliminare il cosiddetto “bundling” consentendo ai 100 milioni di consumatori della TV via cavo di acquistare un abbonamento solo alle emittenti a cui sono interessati, pagando solo per quello.  McCain ha dichiarato nel presentare il disegno di legge: “Penso sinceramente che un sacco di americani ne ha abbastanza della dimensione del loro conto TV”. Anche la politica delle finestre, che è quella in voga fino ad adesso presso i grandi gruppi televisivi e cinematografici, per cui esiste un differimento nella disponibilità del contenuto tra i diversi schermi di visione, comincia a essere percepita come un sopruso dai consumatori.

Le stesse parole si potrebbero spendere per descrivere il sentimento verso le procedure di autentificazione richieste per vedere un contenuto TV su Internet: se sei un cliente della TV via cavo lo puoi vedere senza restrizioni, se non lo sei, neppure pagando mille dollari, ci puoi accedere. I distributori indipendenti sulla rete, come Netflix, sono vessati dai proprietari dei contenuti che hanno scoperto il vello d’oro dei diritti di ritrasmissione. Dal momento che anche i distributori si sono messi a produrre contenuti di qualità altissima, come dimostra il successo di “House of Cards” prodotto da Netflix, anche questo meccanismo comincia a subire una certa erosione.

DreamWorks sceglie Netflix

Tutti conoscono la DreamWorks Animation SKG, il giovane pescatore sulla luna crescente, dove SKG sta per i tre fondatori (Spielberg, Katzenberg, Geffen), una leggenda nel film d’animazione al pari della Pixar di Steve Jobs e John Lassater. Per quel che concerne la prossima produzione televisiva dello studio (si parla di oltre 300 ore di programmi originali), DreamWorks ha deciso di affidarsi esclusivamente a Netflix per la distribuzione su Internet in streaming nel più grande accordo di questo tipo finora concluso. La prima serie sarà disponibile nel 2014.

Questa decisione è parte della nuova strategia di DreamWorks che ha deciso di scommettere molto sulla televisione per diversificare il proprio modello di business che si basa quasi totalmente sul cinema, con l’uscita di due film all’anno. Un modello molto rischioso se entrambe le costosissime produzioni non diventano blockbuster. Nel 2012 il film Le 5 leggende (Rise of the Guardians) ha toppato provocando una perdita di 87 milioni di dollari che ha portato giù le azioni e la capitalizzazione del gruppo con 350 posti di lavoro perduti.

Prima dell’accordo con Netflix, la produzione televisiva di DreamWorks era ancillare al cinema e prendeva la strada della TV via cavo. Sui suoi personaggi erano costruiti quattro programmi televisivi, tre prodotti su licenza da Nickelodeon, la TV via cavo del gruppo Viacom specializzata in programmi per ragazzi, e uno da DreamWorks stessa per Cartoon Network di Warner.

I nuovi programmi TV originali, distribuiti su Netflix, saranno ispirati ai personaggi della scuderia DreamWorks come Shrek, Crooks, Madagascar, Kung Fu Panda, Turbo, How to Train Your Dragon e a quelli di recente acquisizione della Classic Media come Casper, Lassie, She-ra, Mr. Magoo, Snowman. C’è una delle maggiori librerie di contenuti per ragazzi.

I tantissimi personaggi di casa DreamWorks faranno la loro comparsa su programmi TV distribuiti in streaming.

Perché lo streaming?

Secondo quanto riferito da Variety, Jeffrey Katzenberg, CEO di DreamWorks, si attende un ricavo di 100 milioni nel 2013 dalla produzione televisiva che stima di raddoppiare nel 2015; un buon 30% dei ricavi complessivi dello studio.

Un bel colpaccio anche per i “reds” di Los Gatos: le azioni di Netflix sono cresciute del 6,5%, un aumento di cui ha beneficiato anche DreamWorks con un bel + 5%. Il mercato adora queste operazioni a cavallo tra vecchia e nuova economia.

Perché Katzenberg e soci hanno scelto Netflix piuttosto che le emittenti via cavo? Semplice, per una pura considerazione di pubblico. I ragazzi vanno pazzi per lo streaming e la DreamWorks vuole proporsi alle famiglie come un’alternativa commerciale conveniente alla televisione classica, togliendo così il terreno sotto i piedi ai siti pirata che competono male con il servizio streaming a basso costo.

Dopo aver rotto il rapporto piuttosto oneroso con Nickelodeon, grazie a DreamWorks Netflix ha cambiato spalla al suo fucile, per usare una espressione di Gramsci a proposito della politica di Giolitti. Ma mentre il gioco non riuscì a Giolitti in un momento di turbolenza sociale, Netflix ha tutte le possibilità di trasformarsi nella killer app della TV via cavo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>