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Notizie d’attualità: i new media le spingono

John Akwood

6 Luglio 2013

[Tempo di lettura: 15 minuti]

Il lettore digitale è interessato all’attualità

Kate e WillianIl “Reuters Institute Digital News Report 2013 Tracking the Future of News” è un documento notevolissimo anche perché raccoglie le tendenze di un campione di consumatori ampio, 11mila persone, e diversificato; 9 sono i paesi (Brasile, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti) interessati dall’indagine che ormai ha una cadenza annuale e quindi permette di descrivere dei trend. È difficile disporre di una rilevazione più accurata sui gusti, comportamenti e pensieri di consumatori che s’informano online e leggono le notizie sugli schermi di vetro in ogni momento della giornata e in ogni luogo. Viene da chiedersi a quali tipi di notizie sia più interessata quest’audience e se il nuovo modo di distribuirle abbia spostato qualcosa nelle preferenze e nei comportamenti.

Panel dei partecipanti
Panel dei patrecipanti alla ricerca de Reuters Institute del 2013

Prima di tutto una buona notizia per il giornalismo. Il mercato si è ampliato: ci sono più persone di quanto si pensi interessate all’informazione di attualità, tra il 17% e il 27%, con l’Italia che tocca un interessante 24%. È quello che ci dice l’indagine del Reuters Institute: lo spazio dell’attualità grazie al digitale è una bella fetta dell’informazione.

Discutiamo di seguito i dati riportati in una specifica sezione del “Digital News Report 2003” che tratta dell’interesse manifestato dagli 11 mila intervistati verso i differenti tipi di notizie.

Le notizie che “vendono” meglio

Nel questionario inviato agli 11mila partecipanti al panel è stato chiesto di indicare 5 preferenze scegliendo tra le seguenti categorie di notizie.

A carattere generale: nazionali, internazionali, locali, regionali.

A carattere specializzato: affari e finanza, arte e cultura, economia, politica nazionale, salute ed educazione, scienza e tecnologia, spettacolo e celebrità, sport. Le notizie a carattere generale sono le più seguite, raggiungono una quota del 44% delle preferenze, mentre le notizie specializzate raccolgono un interessante 29% con punte che riguardano le notizie politiche nazionali (47%, la terza categoria di notizie più seguita in assoluto e, sorprendentemente l’economia, 40%). Anche lo sport si conferma una categoria di notizie a elevata quantità di seguaci, quasi un terzo delle preferenze (32%) vanno proprio alle notizie sportive. Un po’ deludente lo spettacolo e celebrità che risente molto della demografia e ancor peggio l’arte e cultura con un 16%, che si porta a casa un ennesimo cucchiaio di legno.

Le notizie a carattere generale

Esaminiamo le prime quattro categorie di notizie generali, quelle nazionali, internazionali, locali e regionali.

Nazionali. In tutti i paesi eccetto che negli Stati Uniti le notizie nazionali sono quelle che raccolgono il maggior numero di preferenze in assoluto. Negli USA, data anche l’estensione geografica del territorio, sono le notizie locali ad avere il primato, il 59% degli intervistati d’oltre Atlantico ha spuntato questa voce contro il 57% dei voti ottenuti dalle notizie nazionali.

Internazionali. Buono anche l’interesse tra i lettori USA verso le notizie internazionali che totalizzano un buon 56%, smentendo la credenza che vuole gli americani isolazionisti e poco interessati allo scenario internazionale. Sono però i tedeschi con uno stupefacente 67% a nutrirsi maggiormente di notizie estere. Gli italiani, invece, sembrano piuttosto freddi verso gli avvenimenti fuori dai loro confini, è il 42% la quota degli interessati; è il peggiore risultato. Un approfondimento condotto dai ricercatori del Reuters Institute sul Regno Unito mostra che la principale fonte d’informazione per i consumatori forti di notizie è quella radiotelevisiva e online (il 73% va lì per informarsi) seguita dai giornali quotidiani (56%) con un interessante quota (19%) di persone che attingono le notizie da televisioni, radio e siti esteri. Rimane ancora cospicua la quota di coloro che s’informano tramite amici, parenti e colleghi (26%), il mondo reale che batte quello virtuale dei social media che raccolgono, però, un interessante 19%.

Locali. I francesi, confermandosi una popolazione dalla mentalità centralista, s’interessano poco delle notizie locali: il loro 31% è ampiamente al di sotto della media e superiore di un punto alla quota del Giappone. Stati Uniti e Brasile sono i maggiori consumatori di notizie locali, con l’Italia insieme a Regno Unito superiori di quattro punti alla media generale.

Regionali. Le notizie regionali sono quello meno seguite tra le categorie di notizie generali, anche se totalizzano una media interessante che supera il terzo delle preferenze degli intervistati e che le colloca in una posizione di media classifica. È ancora la Germania, forse grazie alla struttura statale fortemente federale, a guidare la graduatoria delle preferenze, mentre stupisce la cattiva performance di un altro stato federale, gli Stati Uniti, che si colloca al di sotto delle media generale e con un risultato che è la metà di quello delle notizie locali (31% con 59% di quest’ultime). Il senso di appartenenza a una comunità regionale (Stato) sembra essere molto debole nella grande democrazia d’oltre Atlantico. L’Italia fa piuttosto bene con una quasi metà degli intervistati che dichiara di interessarsi alle notizie regionali.

Genere ed età L’interesse verso le notizie generali non presenta scostamenti significativi tra i generi (prevalgono di qualche punto le donne) e l’interesse cresce sensibilmente con l’età. Proprio per questa ragione una percentuale significativa del campione (tra il 44 e il 63%) le consuma ancora in modo tradizionale.

 

Le notizie a carattere specializzato

Politica. In tempi di congedo dalla politica, almeno nei paesi sviluppati, sorprende abbastanza l’interesse manifestato dagli intervistati verso le notizie politiche che raccolgono la preferenza di quasi metà del panel (47%), con giapponesi, americani e italiani tra i più interessati (60%, 54%, 52% rispettivamente) e con britannici e brasiliani piuttosto distanti dalla cronaca politica nazionale (37% e 34% rispettivamente). Sono gli uomini e le persone più anziane (sopra i 55 anni) a inserirla tra le preferenze; scelta che scende piuttosto sensibilmente tra le donne e gli intervistati sotto i 45 anni. L’indagine ha presentato anche i risultati di un approfondimento, condotto sul campione di due paesi (Germania e Regno Unito), con lo scopo di determinare con maggiore precisione il grado d’interesse verso l’attualità politica. Oltre la metà dei tedeschi (54%) si sono dichiarati altamente o molto interessati alla politica contro il 33% degli inglesi, anche se il campione inglese ha mostrato un risultato buonissimo tra i giovanissimi che non si riscontra tra i coetanei tedeschi. Nel campione inglese il differenziale tra gi intervistati compresi tra i 18 e i 24 anni e quelli sopra i 55 (i maggiori consumatori di questo tipo di notizie) è appena di 4 punti, tra i tedeschi sale a 26 punti. Un dato che si riflette anche nella migliore prestazione del Regno Unito rispetto alla Germania nel dato che riguarda l’attivismo politico in rete: il 38% degli inglesi è disposto a un qualche tipo di impegno in rete contro il 25% dei tedeschi. Nell’età 18-24 il differenziale è ancora maggiore (UK 46%, DE 28%).

Economia. Sorprendente è il posizionamento dell’economia, per fortuna verrebbe da dire visto che l’economia è la benzina del mondo. La “disciplina triste” porta a casa un ottimo 40% di preferenze con picchi del 52% degli USA e del 48% in Giappone, la prima e la terza potenza economica. Bene anche l’Italia e la Spagna che sono in media (40% e 42%), mentre sorprendono i tedeschi (la Germania è la quarta potenza economica mondiale): più di 2/3 si disinteressa delle notizie economiche con il solo Brasile che fa peggio. Una difficoltà a vendere notizie economiche in Germania che ha riscontrato anche il “Financial Times” costretto a chiudere la sua edizione tedesca. Come per la politica è il pubblico maschile e quello più avanti con gli anni a far registrare il maggiore tasso di interesse.

Salute ed educazione. Questo è il cluster di notizie prediletto dal pubblico femminile con quasi metà delle intervistate che l’ha indicato. Sono poi i consumatori dei paesi latini, con il Brasile in fuga solitaria (55%), quelli che hanno fatto maggiormente clic su questa categoria di notizie che, per senso comune, andremmo a collocare nel repertorio dei paesi di cultura anglosassone e nordeuropea. Stupisce molto l’atarassia dei giapponesi, appena il 18% dichiara interesse alla notizie che riguardano la salute e l’educazione. Sarà per scaramanzia? Poiché il Giappone è il paese con l’aspettativa di vita più alta nel mondo e anche il paese che compare sempre nelle posizioni di alta classifica delle graduatorie PISA con punteggi altissimi in tutte le discipline.

Sport. Se la salute è una categoria rosa, lo sport è il corrispettivo tra gli uomini, quasi uno su due lo includono tra i preferiti. Lo sport piace ai giovani: si piazza al primo posto insieme allo spettacolo e celebrità. Un piazzamento che manda in solluchero i pubblicitari che guardano a questo target demografico con interesse paranoico. Per questa ragione lo sport è la categoria di notizie che converte maggiormente in pubblicità nell’online. C’è un giro d’affari da capogiro sui diritti degli eventi sportivi e sull’aggiudicazione degli spazi pubblicitari durante il loro svolgimento. Lo sport è anche la categoria di notizie più universale che registra un interesse pressoché uniforme in tutti i paesi interessati dalla ricerca del Reuters Institute. Gli scostamenti dalla media sono nell’ordine di 6 punti. Poco meno di un terzo degli intervistati (31%) si dice interessato alle notizie sportive con Spagna, Brasile e Italia che guidano la graduatoria che è chiusa dagli Stati Uniti con il 23%.

Scienza e tecnologia. Con percentuali inferiori, l’interesse per scienza e tecnologia segue il modello di genere e demografico dello sport. Si tratta una categoria di notizie a target maschile e giovanile. Dal punto di vista geografico si ha una sorpresa che sembra confermare un trend: nei paesi con un ritardo maggiore in determinate aree della conoscenza o dell’informazione si tende a consumare contenuti di quell’argomento in maggiore quantità rispetto ai paesi guida. Si può così spiegare il fenomeno che vede il Brasile che dà un distacco di 14-18 punti a Stati Uniti, Giappone e Regno Unito. Molto bene anche i paesi dell’area del Mediterraneo, tutti al di sopra della media.

Affari e finanza. Questo cluster di notizie è forse il più specializzato tra quelli sottoposti alla scelta degli intervistati e non stupisce trovare i paesi con una vocazione finanziaria più spiccata nelle parti alte della classifica. Anche se i differenziali non sono così elevati. Italia e Spagna chiudono la graduatoria (con il 16% e il 14% rispettivamente) e forse sono proprio i paesi che avrebbero più bisogno di consumare un contenuto di questo tipo. Stupisce ancora il Brasile in prima posizione con un vantaggio cospicuo. Il grande paese sud-americano si conferma veramente il paese del futuro. Sono gli uomini di tutte le fasce di età i maggiori consumatori di notizie finanziarie.

Spettacolo e celebrità. Questa categoria di notizie ottiene una media piuttosto bassa (17%) tra le notizie specializzate a causa dello scarso interesse manifestato dagli intervistati sopra i 55 anni, appena il 9% l’ha selezionata. Per gli intervistati sotto i 55 anni questo cluster di notizie è invece il più interessante con una media superiore al 35%. Sono le donne a preferirlo. Il fatto che nei paesi di cultura latina (Francia, Spagna, Italia) e anche negli Stati Uniti non esista una tradizione importante di stampa popolare (quella dei quotidiani tabloid come il “Sun” o il “Bild”) fa sì che, anche in rete, non esista un pubblico intossicato da questo tipo d’informazione. Questa tradizione determina anche la graduatoria del cluster guidata dai paesi dove i tabloid hanno e hanno avuto un peso decisivo sull’informazione. Anche per questa categoria di notizie la ricerca del Reuters Institute ha presentato un approfondimento che riguarda il Regno Unito che, escludendo il Brasile, è il paese con il maggior interesse per lo spettacolo/celebrità e il minore per la politica. Si tratta di un fatto che ha intrigato i ricercatori del Reuters che hanno voluto vederci più chiaro. Il maggior interesse verso le notizie che riguardano le celebrità è proprio determinato dalla presenza in rete di risorse dedicate con una popolarità cospicua come TMZ e Digital Spy. C’è poi il Mail Online, il quotidiano in rete più visitato in assoluto, e che è celebrity-centered.

Arte e cultura. Con questa categoria si chiude, comprensibilmente, la graduatoria delle notizie specializzate. La cultura è stato sempre un prodotto difficile da piazzare sul mass market anche delle notizie. Sono ancora i brasiliani i lettori più interessati all’arte e alla cultura con i paesi con un più vasto patrimonio storico-artistico (Spagna, Francia, Italia e anche Giappone) nelle prime posizioni della graduatoria. Suscita un po’ di sorpresa il divario di Germania (8%) e Stati Uniti (9%) e anche Regno Unito, che sono tra i maggiori consumatori di prodotti culturali. Sono ben leggibili due fenomeni incoraggianti. Il primo è che tra il pubblico tra i 35 e 55 anni è il secondo settore d’interesse dopo lo spettacolo e anche nella fascia tra i 18 e i 34 se la cava benissimo. Tra il pubblico femminile è al secondo posto tra le preferenze delle notizie specializzate. È l’esiguità del risultato tra gli uomini e il pubblico sopra i 55 anni (appena il 9%) che fa precipitare questo cluster di notizie nell’ultima posizione della graduatoria.

Genere ed età. Mentre per le notizie generali non esistono scostamenti significativi per genere e fasce di età, nel cluster delle notizie specializzate questi scostamenti sono degni di segnalazione. Il pubblico maschile manifesta un più alto grado d’interesse per lo sport, la politica, l’economia e gli affari; il pubblico femminile invece esprime altre opzioni: preferisce notizie relative a salute ed educazione e, in misura minore, alle notizie di spettacolo e di cultura con la scienza e tecnologia in ottimo posizionamento.

In termini di età l’interesse verso le notizie di politica ed economia cresce anagraficamente e la loro fruizione avviene in modo tradizionale; differentemente l’interesse verso le notizie di spettacolo, tecnologia e scienza è più forte tra i membri più giovani del campione e il consumo avviene maggiormente sui nuovi media.

Un paio di riflessioni per concludere

L’attualità in tutti i suoi aspetti riceve quindi moltissima attenzione sui nuovi media, un fenomeno che ha esteso il mercato dei consumatori di notizie. Se fino ad oggi è stato difficilissimo trasformare questo interesse in un’attività sostenibile dal punto di vista economico, sì è iniziato a rilevare che, grazie ai dispositivi mobili come il tablet, è tornata la disponibilità dei consumatori a pagare per le notizie e non solo a riceverle gratuitamente insieme alla pubblicità o qualche altra arcana forma di monetizzazione indiretta. È lo stesso rapporto del Reuters Institute che, con propria meraviglia, lo rileva e non è il solo ad accorgersene. Abbiamo già pubblicato un post su ebookextra che discute questi risultati.

Acquisito questo dato, cosa per niente scontata appena un anno fa, la questione delle questioni è questa: quale tipo di contenuti di attualità possono ricevere i soldi del lettori e in quale schema distributivo può avvenire un qualche pagamento?

Non c’è ancora una risposta convincente a questa madre di tutte le domande; può essere interessante qualche idea che proviene da uno dei gruppi più importanti del comparto media che, adesso più di prima, deve vivere sul business delle notizie e dei contenuti. Mi riferisco alla recentemente scorporata News Corporation, che ha preso in carico il business non televisivo dell’ex omonimo conglomerato, e alla strategia esposta dalla persona che è stata chiamata da Murdoch a guidare queste attività, Robert Thompson. L’idea fondamentale è quella di superare senza troppi indugi la separatezza delle varie attività per costruire una piattaforma di contenuti di cui i giornali, i libri, i periodici, i blog, i siti di notizie siano veicoli per portare il contenuto al consumatore nella forma appropriata per essere fruita sul mezzo che il consumatore ha per le mani. Thompson si rifiuta di usare la parola “sinergie”, che è inflazionata e ha preso il malocchio, ma quello è il concetto.

Il perno della trasformazione di tutti i gruppi media è proprio quello che conduce tutte le redazioni a lavorare in modo collaborativo e convergente su un progetto integrato che ha al suo centro l’estrazione del contenuto come materia prima per essere poi trasformato, adattato e distribuito sui vari media e indirizzato a un consumatore dal preciso profilo demografico e sociale. Con un abbonamento omnicomprensivo e integrato il cliente potrà accedere all’offerta di contenuti della piattaforma dal suo specifico ambito di consumo: giornale di carta, iPad, iPhone, ultraleggero, applicazione e via dicendo. È una strada che il “Financial Times” ha già intrapreso attraverso la diversificazione dell’offerta e la sua parcellizzazione e riconfigurazione finalizzata. Alla base di tutto c’è un contenuto finanziario o economico di ottimo livello e di ottima reputazione. Detto in termini economici con le parole di Thompson:

Avremo un unico centro di costo del contenuto e moltiplicheremo le opportunità di trarre profitto dal riuso finalizzato dello stesso contenuto.

La domanda di notizie è forte ed è spinta dai venti del digitale, ci dice la ricerca del Reuters Institute, ed il fruitore della notizia è anche pronto a spendere per qualcosa che ancora non è stato però ben individuato dal lato dell’offerta soprattutto di quella che ha la materia prima e le risorse umane. La tattica di presidiare il vecchio business ha esaurito la benzina, se non arriva presto il rifornimento di idee sarà caduta libera. Allora chi riempirà lo spazio delle notizie? Lo faranno organizzazioni come Buzzfeed, ci dice Thompson, che è nient’altro che un surrogato del “New York Post”, nel senso che è ancora peggio, se ciò è ancora possibile. Sarà una rete che brulicherà di “ersatz”.

 

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