RSS
Condividi tramite Email
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
LinkedIn

A tutta Helvetica

Mario Mancini

19 Marzo 2014

[Tempo di lettura: 7 minuti]

Piccoli schermi: il dominio di Helvetica

HelveticaFarsi leggere su uno schermo piccolo è una bella sfida per i progettisti di pagine e i grafici della parola scritta. Ecco l’attenzione spasmodica che adesso è data all’arte della tipografia, in un momento in cui le vere tipografie, o meglio le stamperie, stanno diventando parte del paesaggio dell’archeologia industriale. Ma l’arte tipografica è tutt’altro che morta.

Una degli aspetti più apprezzati di Windows Phone 8 è proprio il lettering, la leggibilità dei caratteri e il ruolo che hanno nel design generale dell’interfaccia. Jonathan Ive, di Apple, ha ridotto ai minimi termini, quasi oltre le possibilità percettive, tutta l’interfaccia di iOS7 per esaltare i caratteri sottili e rotondi dell’Helvetica Neue Ultra Light. Dopo un iniziale spaesamento, la scelta minimalista  conquista l’utente e subito gli viene l’impulso di scrivere sempre in Helvetica Neue Ultra Light.

L'intervento di alleggerimento effettuato da Jonathan Ive su tutti gli aspetti dell'interfaccia grafica di iOS7 e quanto mai evidente mettendo a confronto il
L’intervento di alleggerimento effettuato da Jonathan Ive su tutti gli aspetti dell’interfaccia grafica di iOS7 e quanto mai evidente mettendo a confronto il “prima” e il “dopo”. In ogni caso l’Helvetica è rimasto.

La rivincita della tipografia non potrebbe essere più eclatante: i caratteri dal ruolo di paggetti delle interfacce sono diventati i monarchi assoluti a cui si asservono gli altri aspetti del design: come le forme, il colore, gli abbellimenti e gli ornamenti vari.

Da 50 anni una font domina su tutte, l’Helvetica. Solo le pietre tombali, ci dice Steve Rose sul “Guardian” sono rimaste esenti dall’influenza di questo carattere che deve moltissimo al “padrino di tutte le font”, Mike Parker, scomparso agli inizi di marzo 2014. L’Helvetica è veramente ubiqua: è praticamente impossibile che in una qualsiasi giornata non entri più volte nel nostro campo visivo. Non solo la carta stampata, le parole sullo schermo, ma anche il paesaggio urbano sarebbe irriconoscibile se con una sostituzione globale rimpiazzassimo l’Helvetica con il Times New Roman.

Scrive Rose sul “Guardian”:

Oggi l’Helvetica è onnipresente, è usata per grandi marchi (Nestlé, Lufthansa), per i nomi dei negozi (American Apparel), per la segnaletica pubblica (è Helvetica la metropolitana di New York – e anche quella di Milano grazie a Bob Noorda); è usata dalle aziende tecnologiche (Microsoft, Intel, Apple – l’iPhone impiega una sua gracile declinazione, l’Helvetica Neue) e l’Helvetica compare persino sulle magliette che mostrano l’autolesionistico e ironico slogan “Io odio l’Helvetica.

Helvetica, ora basta!

odio_helveticaC’è, però, anche chi inizia a mostrare allergia nei confronti dell’Helvetica. Il conformismo dell’Helvetica comincia a dare sui nervi. Ecco che tornano in auge caratteri più geometrici e meno panciuti come l’Avenir usato dalla liberalissima e tonica città di Amsterdam per la sua corporate identity o dalla BBC Two oppure dalla Apple stessa per le proprie infelici mappe che appunto non furono progettate da Ive ma dalla scheumorfista Scott Forstall. Anche François Hollande ha scelto Avenir come font presidenziale durante la campagna elettorale del 2012.

La più liberale e libertaria città del mondo ha preferito l'Avenir all'Helvetica.
La più tollerante e libertaria città del mondo ha preferito l’Avenir all’Helvetica.

Anche i popolarissimi poster “keep calm and carry on” si sono consegnati all’Avenir.

Sempre Rose ci dice che pure l’ossessione di Wes Anderson, un regista ricercatissimo nel linguaggio filmico e attentissimo ai particolari, per il Futura (una fortunata variante dell’Helvetica) si è andato via via spegnendo per direzionarsi verso l’Archer bold che forse con le sue morbide rotondità rifinite a grazia e le ascendenti allungate a collo di giraffa rispecchia meglio dello steccuto Futura la personalità dell’originale regista. Sicuramente Wes è fuori dal coro come l’Archer Bold.

Mike Parker in uno schizzo di Cyrus Highsmith in occasione del 10° SOTA Typography Award.
Mike Parker in uno schizzo di Cyrus Highsmith in occasione del 10° SOTA Typography Award.

Ma torniamo all’Helvetica. “The Economist” ha dedicato un necrologio, nella sezione “Obituary”, a Mike Parker, tipografo e costruttore di font, scomparso a 84 anni il 23 febbraio 2014. Nel 2012 Parker è stato insignito del SOTA Typography Award, uno dei maggiori riconoscimenti per i professionisti dell’arte tipografica. La motivazione del premio recita così:

La conoscenza, la passione, l’entusiasmo contagioso e l’incredibile influenza che Parker ha avuto sull’arte tipografica sono alcuni dei fattori che hanno spinto la giuria ad assegnare all’unanimità a il 10° SOTA Typography Award e Mike Parker.

Per i lettori di ebookextra abbiamo tradotto in italiano e adattato l’articolo del settimanale britannico che, con il solito acume e senso dell’umorismo, traccia un profilo di una inventore/imprenditore che ha avuto un’importanza difficilmente sottovalutabile nella formazione della Koiné dell’ultimo mezzo secolo.

*  *  *

La testa nei caratteri
I caratteri utilizzati da Gutenberg nella Bibbia del - Notare l'eleganza dei tratti e la grande bellezza dei numeri.
I caratteri utilizzati da Gutenberg nella Bibbia del 1455.

Che cosa è la base della civiltà? Alcuni direbbero il grano, altri il controllo del fuoco. Mike Parker direbbe il carattere tipografico. Il piccolo stampo di ottone del XXV secolo per la fusione dei caratteri progettato per accogliere il piombo incandescente che raffreddandosi si sarebbe plasmato alla matrice per creare la forma del carattere, aveva permesso alla gente di leggere e, grazie alla lettura, cambiato il loro modo di pensare e di agire.

Jeff Jarvis, direttore new media program alla New York University, in un ebook tradotto anche in italiano ha messo in evidenza la modernità della visione di Gutenberg definendolo il primo imprenditore
Jeff Jarvis, direttore del new media program alla New York University, in un ebook tradotto anche in italiano ha messo in evidenza la modernità della visione di Gutenberg definendolo il primo imprenditore tecnologico della storia.

La Bibbia stampata da Johannes Gutenberg intorno al 1455, con quella meravigliosa scrittura a carattere gotico finemente spaziata e rifinita – tutt’oggi rimasta insuperata –, aveva rotto il monopolio culturale della chiesa e aperto la strada al commercio moderno. Che cosa poteva esserci di più rivoluzionario di questo?

Il piccolo stampo è stato uno dei tesori che Mike Parker ha scoperto quando, nel 1958, è stato incaricato di selezionare alcuni manufatti d’arte tipografica per il museo Plantin-Moretus di Anversa. Già affascinato dall’argomento, con una tesi di laurea appena discussa a Yale sul carattere Garamond, si è subito appassionato al questo compito. Dalla polverosa stamperia ha riportato alla luce gli insuperati caratteri tipografici romani del tipografo cinquecentesco Hendric van den Keere; gli antenati dei moderni caratteri dei giornali e il Poynter Oldstyle; I caratteri barocchi danzanti di Robert Granjon e in particolare il Galliard, da cui Parker, e il suo co-designer Matthew Carter, avrebbero successivamente ricavato una versione più moderna; il condensato eppur leggibilissimo Rotunda creato su misura per un antifonario destinato a Filippo II di Spagna e mai pubblicato.

Alla Linotype
Ecco il logo della gloriosa Linotype, la prima macchina per la composizione a caldo, inventata nel 1884 dall'ingegnere tedesco Ottmar Mergenthaler, spesso definito il secondo Gutenberg.
Ecco il logo della gloriosa Linotype, la prima macchina per la composizione a caldo, inventata nel 1884 dall’ingegnere tedesco Ottmar Mergenthaler, spesso definito il secondo Gutenberg.

Di qualsiasi carattere tipografico si parlasse, Parker ne conosceva la storia. Nei primi tempi come direttore dello sviluppo dei caratteri alla Linotype, dove ha lavorato dal 1959 al 1981, se ne andava in giro, con la sua energica ed roboante figura, portando sottobraccio il suo catalogo dei caratteri di Plantin – ciascun tipo era fotografato con una luce che splendeva obliquamente fuori dalla sagoma delle lettere. I designer, sperava, avrebbero guardato, si sarebbero ispirati e avrebbero imitato.

Parker non disegnava personalmente i caratteri, seppure aspirasse a diventare un artista. Il suo lavoro era simile a quello del sommelier: valutava le spaziature, la forma e giudicava l’aspetto dei caratteri e quindi seguiva, in ogni dettaglio, lo sviluppo e la fabbricazione degli stampi.

Era questo un argomento di cui poteva discutere per ore, giorno e notte, di persona o al telefono o mentre divorava un piatto coreano alle cinque verdure stufate a cui si era appassionato durante il servizio militare. Finché non conobbe la prima moglie, la parola “donna” nella sua vita aveva senso solo nel mondo della composizione dei caratteri tipografici.

Una font per tutte le stagioni
Il caratterre Starling disegnato da Parker.
Il caratterre Starling lanciato da Parker nel 2009.

Il suo compito alla Linotype era anche quello di costruire una vera e propria libreria di caratteri da vendere alle tipografie. Ampliò la gamma dei caratteri disponibili portandoli da 150 a 1500, clonando e adattando i caratteri esistenti quando necessario. Questa industria era in continua evoluzione poiché le differenti fonderie e aziende tipografiche iniziavano a competere fortemente per acquisire nuovi clienti e professionisti del settore.

In questo nuovo ambiente competitivo un carattere combattivo ed estroverso come quello di Parker si muoveva piuttosto bene: per esempio portò via alla concorrenza il designer Matthew Carter per farlo diventare il suo capo designer. Si spinse anche ad accusare la concorrenza a proposito del Times New Roman, asserendo che i disegni originali di Starling Burgess, risalenti agli anni 20, gli erano stati rubati. Nel 2009 lanciò un carattere chiamato Starling, basato proprio su quei disegni, giusto per rimettere al loro posto le cose: era il Times New Roman originale, ma migliore.

Ecco l’Helvetica
La metropolitana di New York City è targata Helvetica.
La metropolitana di New York City è targata Helvetica.

Degli oltre 1000 caratteri che sviluppò, il suo più grande successo fu l’Helvetica. Fu lui a perfezionarlo e plasmarlo secondo le necessità delle rigide, rimbombanti macchine Linotype che all’epoca componevano tutto quello che veniva stampato negli Stati Uniti. L’Helvetica era il parto del designer svizzero, Max Miedinger, che la inventò nel 1956.

A differenza dell’eleganza esuberante dei caratteri del XXVI secolo, l’Helvetica era semplice, rigidamente orizzontale, con forme nette e grandemente leggibile. Divenne, nelle mani di Parker, il carattere pubblico del mondo moderno: della metropolitana di New York, del modulo della denuncia dei redditi, del logo di McDonald’s, Microsoft, Apple, Lufthansa e innumerevoli altri. Fu anche, per la sua chiarezza, il carattere predefinito sui Mac e così fu trasportato senza problemi nell’era della tipografia digitale.

Non piaceva a tutti. Neppure a Parker piaceva sempre: quando andava in giro con la sua auto per Brooklyn o Boston con la musica a tutto volume, gli capitava di arrabbiarsi spesso per le violenze subite dalla sua Helvetica nelle vetrine di negozi o sui cassoni dei camion, dove le terminazioni erano arrotondate e la spaziatura errata. Ma lungi dal vedere l’Helvetica come un carattere neutrale, semplice o anonimo, lo amava per il rapporto tra la figura e il fondo, per la sua stabilità, per il suo rappresentare una “forte matrice di spazio circostante”. Ciò dava un sapore alle parole: e l’Helvetica è stato un carattere che dà alla gente la fiducia per navigare attraverso tempi che cambiano rapidamente.

Alla Bitstream e il rapporto con Steve Jobs
Parker scommesse, senza troppo successo, sul nuovo rivoluzionatio sistema operativo ideato da Steve Jobs dopo l'uscita da Apple. Nextstep incorporava il display postscript così da visualizzare a video i caratteri in formato vettoriale e non come mappa di punti. In questo mondo il carattere a video eguagliava la perfezione di quello a stampa.
Parker scommesse, senza troppo successo, sul nuovo rivoluzionatio sistema operativo ideato da Steve Jobs dopo l’uscita da Apple. Nextstep, infatti, incorporava il display postscript così da visualizzare a video i caratteri in formato vettoriale e non come mappa di punti. In questo mondo il carattere tipografico sullo schermo eguagliava la perfezione di quello a stampa.

Anche lui cavalcò i tempi abbastanza agilmente, lasciando la Linotype nel 1981 con Carter per fondare la Bitstream, una società specializzata nella produzione di caratteri tipografici digitali da dare in licenza a chiunque. Non si realizzò mai una partnership con Steve Jobs e nel 1995 dovette abbandonare il progetto di Pages su NeXT (un software di layout di nuova concezione); ciononostante rimase impressionato dalle possibilità della tipografia nell’era digitale nella quale intere pagine potevano essere composte col il semplice tocco di un pulsante e migliaia di font sfogliate e utilizzate da una persona seduta a una scrivania.

Negli ultimi anni della sua vita, come storico della tipografia al Font Bureau, gli piaceva affermare che la composizione tipografica si era mossa a passo di tartaruga tra Gutenberg e la macchina Linotype del XIX secolo. Ma – spunto per un ampio smagliante sorriso – Parker era stato abbastanza fortunato da vivere e lavorare nell’ultima metà del XX secolo, un’epoca di velocissime rivoluzioni generate, ancora una volta, dai caratteri tipografici.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *