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proudhon_00Wikipedia è un esperimento di anarchia controllata e la sua forza, e fors’anche la sua debolezza, nasce dalla mancanza di un’autorità normativa e regolatrice centrale. Wikipedia è anche una delle più riuscite e importanti espressioni di lavoro collaborativo e volontario. Non è certo un episodio isolato nello spazio digitale. Il web è senz’altro il prodotto di una mente libertaria e per questo il termine “anarchico” compare spesso nelle discussioni su questo grandissimo esperimento che sta rivoluzionando le relazioni tra le persone a tutti i livelli. Un altro aggettivo che ha infiammato l’immaginazione dei padri fondatori del web è senz’altro “collaborativo”. In un monumento ai fondatori del web potrebbe esserci senz’altro Pierre-Joseph Proudhon. Vissuto oltre un secolo prima della nascita del web, il grande sociologo francese ha perfezionato molti concetti che oggi fondano lo scenario digitale. Primo fra tutti il concetto di anarchia visto come ordine superiore di organizzazione dell’attività umana. Di seguito Leonardo Caffo, giovane filosofo allievo di Maurizio Ferraris, immagina una intervista sull’anarchia, traslata ai nostri tempi, al pensatore di Besançon, discendente da una famiglia di birrai.

La redazione di ebookextra

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“Credo che la vita inclini sempre al caos, e che il nostro sistema per sopportare l’angoscia che nasce da questa evidenza consista nel produrre un affannoso e incessante tentativo di riordinarlo; ma poi scambiamo i nostri necessari cassetti mentali per il mondo, e diciamo che per natura esistono uomini e donne, uomini e animali, specie ordinate gerarchicamente, razze superiori e inferiori, padroni e schiavi, anima e corpo, spirito e materia” -

Daniela Padoan

In mezzo a dei barili di birra, in una piccola fabbrica di Besançon, seduto in disparte, e di spalle rispetto a me, incontro Pierre-Joseph Proudhon – il primo intellettuale che si definì “anarchico”: celebre per la frase contenuta nel suo Les Confessions d’un révolutionnaire del 1849, ormai storica, secondo cui «l’anarchie, c’est l’ordre sans le pouvoir». Durante tutta la nostra chiacchierata non si girerà mai per guardarmi, limitandosi a scuotere la testa quando le mie domande gli sembreranno stupide, ancorate a uno spirito del tempo che ha fatto del suo motto – «la propriété, c’est le vol» – niente più che uno slogan ritenuto inapplicabile alla prova dei fatti. A Besançon, del resto, Proudhon nacque nel gennaio del 1809 e, dopo aver avuto modo di assistere (criticamente) alla rivoluzione del 1848, ha deciso di tornarvi dopo la morte a Parigi, il 19 gennaio 1865. La fabbrica dove siamo adesso è ciò che resta del laboratorio da birraio di suo padre da cui imparò l’importanza dei lavori manuali, della ruralità e del valore delle piccole comunità autonome. Visto di spalle, mentre osserva il fermentare di una birra, mi appare chiaro lo spirito pacifista di questo uomo immenso – oggi triste, stupito da un presente che mai avrebbe immaginato tanto lontano dai suoi ideali ….

thoreauLeonardo: Hai definito l’anarchia come l’assenza di signori, il primo a pensarla come spazio ordinato e non autarchico. Eppure oggi si pensa che ordine sia sinonimo di esercizio di potere: verrebbe da dire, guardando la storia presente e passata, che tutto ciò per cui hai lottato è stato un ideale inapplicato, quando non proprio ignorato del tutto. Hai ritenuto lo Stato un’istituzione assurda – e oggi il mondo altro non è che un insieme di Stati gerarchizzati. Anche del tuo concetto di “federalismo integrale”, di fatto, il federalismo contemporaneo non ha niente se non una banale assonanza. Non sei il primo anarchico morto che incontro, penso a Thoreau o Bakunin[1] – e il senso di un’impresa non riuscita mi accompagna di continuo. Cosa resta dell’anarchia come ordine all’epoca della tirannica democrazia disordinata?

Proudhon: Quello che restava alla mia epoca: tutto. L’anarchia non insegue il presente, lo trascende. L’anarchia è avanguardia, leggerezza contro il peso, grazia contro la prepotenza dell’imposizione altrui. Vedi … l’anarchia è il governo di ognuno da parte di se stesso: se gli individui non fanno la loro parte non possiamo pensare, davvero, che il Sistema si modifichi autonomamente come se fosse un Leviatano in grado di autoregolarsi. La stessa espressione “governo anarchico” implica una sorta di contraddizione, un paradosso voluto e cercato, che fa sembrare la cosa impossibile e l’idea stessa assurda. Per questo ho sempre detto che la medesima estensione semantica del termine andasse rivista; la nozione di anarchia in politica è razionale e positiva molto più di altre: se non si vedono le risposte che questa idea di libertà fornisce, questo dipende solo dal fatto che non le si sono poste le domande giuste. L’anarchia – formata dallo sviluppo della scienza e del diritto, basta da sola a mantenere l’ordine ed a garantire tutte le libertà.

proudhon_01Leonardo: Sì … va da sé che però le cose non cambiano. Non pare che tale ottimismo sia caratteristica del nostro tempo: l’anarchia rimane davvero un ideale regolativo di pochi, stigmatizzato da molti, e ignorato dai restanti. Hai sostenuto che è necessario trovare uno stato d’eguaglianza sociale che non sia né comunismo, né dispotismo, né frazionamento …. l’anarchia, dunque. Per prima cosa, mi pare, dovremmo lavorare sulle comunità e indirizzarci verso i piccoli autonomismi che hai difeso nei tuoi scritti – dico bene?

Proudhon: Si, in parte. Sono ovviamente convinto che l’anarchia non sia un fenomeno per masse estese o globalizzate quanto, piuttosto, una possibilità per gruppi mediamente piccoli di interagire e regolarsi superando i concetti di potere e dominio. In questo caso l’anarchia non solo è realizzabile ma anche storicamente realizzata in diversi posti del mondo. Tu mi dirai che malgrado il richiamo potente della libertà, né la micro-organizzazione di cui parlo, né tantomeno l’anarchia nella pienezza e integrità dell’idea, si sono realizzate davvero. Ma che forse bisogna lottare per ottenere solo ciò che è già stato realizzato? E che senso avrebbe? La politica non amministra ciò che c’è – o almeno non dovrebbe. La politica è, almeno nelle sue connotazioni nobili, una speranza per chi non ha speranza.

Leonardo: Questo è vero: l’anarchia è cambiare il mondo – non organizzarlo. Ma le tue parole, adesso, stonano un po’ con certe tue posizioni morali …  Joseph Déjacque ti ritenne addirittura un incoerente – e il tuo sessismo, effettivamente, non sembra proprio sposarsi con gli ideali libertari dell’anarchia.

proudhon_02Proudhon: Se uno conoscesse la storia sarebbe più cauto. Questo parlare senza storia è tipico di chi crede che il pensiero sia slegato dal contesto in cui emerge … Il mio presunto “sessismo”, se proprio così volete definirlo, era dovuto alla difficile vita del lavoratore del mio tempo che andava a inserirsi nella società basata sulla famiglia tradizionale. In questo contesto, ovviamente,  venivano sfruttate donne e bambine. Io mi sono limitato a sostenere che, piuttosto che tali violenze nei loro confronti, fosse molto meglio che il ruolo delle donne si limitasse alla gestione della casa in attesa di una loro emancipazione quando anche l’uomo sarà in grado di “emanciparsi”.

Leonardo: Ovviamente così è più chiaro … ma non che onestamente siano meno problematico. Mi pare però che concordiamo sul fatto che l’anarchia significa etica libertaria: nessuna gerarchia, basata su presunte biologie, può essere accettata.

Proudhon: Pare ovvio anche a me.

Leonardo: Cosa intendi con la tua espressione “la proprietà è un furto” che ha caratterizzato, nelle sue esplicazioni teoriche, le tue opere – Che cos’è la proprietà? e La teoria della proprietà – in modo analitico?

Proudhon: Primariamente mi riferivo, qui ancora è utile fare un po’ di storia, ai possedimenti terrieri e capitalisti che considero come furti nei confronti dei lavoratori. Oggi, tuttavia, le cose non stanno diversamente: il lavoro forzato, addirittura spesso considerato un valore su cui edificare intere nazioni, continua a essere una sorta di manodopera per conto terzi. Che ne è della possibilità di lavorare per vivere in un mondo in cui si vive per lavorare? Vedi: io credo che tutto il capitale sociale, accumulato con il massacrate lavoro del popolo, non possa essere esclusiva proprietà di nessuno. Il lavoro è tensione verso l’alterità: chiusure individualiste, come la proprietà, sono il male.

bakuninLeonardo: E del tuo presunto odio verso gli ebrei? Stewart Edwards,  che ha raccolto i tuoi Scritti scelti, sostiene che avevi sentimenti di odio quasi paranoico verso gli ebrei. Spirito del tempo anche questo?

Proudhon: Non sono mai stato antisemita … ero figlio del mio tempo,  e ho sbagliato anche io, ma sono comunque un rivoluzionario. Un rivoluzionario non può nutrire sentimenti di odio generalizzato come questi. Io sono un mutualista – basterebbe aver letto i miei scritti con attenzione: siamo tutti in relazione – da qui deriva la possibilità di un beneficio reciproco. «Non vi sarà più nazionalità, o patria, nel senso politico dei termini; significheranno solo luogo di nascita. L’uomo, di qualunque razza o colore possa essere, è un abitante dell’universo; la cittadinanza è ovunque un diritto acquisito»[2].

Leonardo: Niente patria … solo umanità?

Proudhon: Si. Essere anarchici, credo, sia solo una parafrasi più raffinata di essere umani. Proprio contro chi ha dis-umanizzato, infine, si tratta di lottare.

 



[1] Altre interviste immaginarie sono pubblicate su Rivista anarchica.

[2] P. J. Proudhon, General Idea of the Revolution in the Nineteenth Century, University Press of the Pacific,  Stockton 2004, pp. 283

2 Responses to Pierre-Joseph Proudhon, collaborare con ogni mezzo

  1. […] Continuano le mie interviste immaginarie con anarchici di altri tempi. Solo per questa volta non su Rivista Anarchica ma su ebook extra: qui. […]

  2. Luigi scrive:

    Si puó definire sessista la famiglia preistorica in cui l’uomo si dedicava alla caccia e la donna alla cura della casa e dei figli?

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