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Dopo il primo articolo dedicato alle analisi di The Second Machine Age di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, vi proponiamo nella traduzione e adattamento di Giuseppe di Pirro il secondo articolo di Martin Wolf “Enslave the robots and free the poor” pubblicato sul “Financial Times”.

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Aumento della tecnologia = disparità del redditi?

poorUna prospettiva di vita di gran lunga migliore deriva dal modo in cui vengono prodotti e distribuiti i profitti.

Nel 1955, Walter Reuther, capo del sindacato dei lavoratori dell’auto degli Stati Uniti, ha raccontato di una visita a un nuovo stabilimento Ford automatizzato. Indicando tutti i robot, colui che lo accoglieva chiese: “Come intendi raccogliere quote sindacali da quei ragazzi?” Reuther rispose: “E come intendi convincerli a comprare una Ford?” L’automazione non è nuova. Né lo è il dibattito riguardo ai suoi effetti. Fino a che punto, quindi, quella che Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee definiscono La seconda età delle macchine modifica le domande o le risposte?

Ho esposto l’argomento principale la scorsa settimana. Ho rilevato come l’aumento della tecnologia informatica coincida con l’aumento delle disparità di reddito. Lawrence Mishel dell’Istituto di Politica Economica di Washington contesta l’idea che la prima sia stata la causa principale della seconda. Mr Mishel osserva:

L’aumento della remunerazione dei dirigenti e l’espansione ed una migliore retribuzione nel settore finanziario possono rappresentare due terzi dell’aumento dei redditi al vertice.

Hanno inoltre contribuito Il mutamento delle norme sociali, la crescita della retribuzione su base azionaria e l’espansione straordinaria del settore finanziario. Sebbene sia stato un fattore, la tecnologia non ha determinato conseguenze economiche.

Gli effetti economici delle nuove tecnologie
Si stima che negli Stati Uniti il 47% degli attuali posti di lavoro sia a rischio di automazione. Le persone avranno bisogno di lavoro come mostra questo cartello.

Si stima che negli Stati Uniti il 47% degli attuali posti di lavoro sia a rischio di automazione. Le persone avranno bisogno di lavoro come mostra questo cartello.

Eppure la tecnologia potrebbe diventare di gran lunga più importante. Brynjolfsson e McAfee sostengono anche che ci renderà più ricchi, e muterà la distribuzione delle opportunità tra i lavoratori e tra lavoratori e i detentori del capitale.

Gli effetti economici delle nuove tecnologie sono molteplici e complessi. Essi includono: nuovi servizi, come Facebook; disintermediazione dei vecchi sistemi di distribuzione tramite iTunes o Amazon; nuovi prodotti, come gli smartphone; e nuove macchine, come i robot. Questi ultimi risvegliano i timori che le macchine intelligenti renderanno un vasto numero di persone sovrabbondante. Un recente articolo di Carl Frey e Michael Osborne dell’Università di Oxford giunge alla conclusione che il 47% dei posti di lavoro negli Stati Uniti sono ad alto rischio di automazione.

Nel XIX secolo, essi sostengono, le macchine sostituirono gli artigiani e favorirono la manodopera non qualificata. Nel XX secolo, i computer hanno sostituito i posti di lavoro a medio reddito, creando un mercato del lavoro polarizzato. Nel corso dei prossimi decenni, tuttavia,

la maggior parte dei lavoratori con impieghi nei trasporti e nella logistica, insieme con la gran massa dei lavoratori degli uffici e gli assistenti amministrativi, e la manodopera delle attività produttive, sono suscettibili di essere sostituiti dal capitale informatico”.

Inoltre,

l’informatizzazione sostituirà principalmente i lavori a bassa qualifica e a basso salario in un prossimo futuro. Al contrario, gli impieghi altamente qualificati e ad alto salario sono i meno suscettibili al capitale informatico.

Questo, inoltre, inasprirebbe le disuguaglianze.

La riduzione degli investimenti in capitale umano
I giovani sono i più colpiti dalla concorrenza delle macchine nella sostituzione dei posti di lavoro lasciati dalle generazioni più anziane o creati dai nuovi bisogni.

I giovani sono i più colpiti dalla concorrenza delle macchine nella sostituzione dei posti di lavoro lasciati dalle generazioni più anziane o creati dai nuovi bisogni.

Jeffrey Sachs della Columbia University e Laurence Kotlikoff della Boston University sostengono addirittura che nel complesso l’aumento della produttività potrebbe far stare peggio le generazioni future. La sostituzione dei lavoratori da parte dei robot potrebbe spostare il reddito dai primi ai proprietari dei robot, la maggior parte dei quali saranno in pensione e si presume risparmino meno dei giovani. Ciò ridurrebbe gli investimenti in capitale umano poiché i giovani non potrebbero più permettersi di pagare per essi, e nelle macchine, perché i risparmi in questa economia crollerebbero.

La tesi secondo cui un aumento della produttività potenziale ci farebbe stare stabilmente peggio è ingegnosa. Più plausibili, perlomeno per me, rimangono altre possibilità: potrebbe esserci una grande scossa di assestamento nel momento in cui i lavoratori verranno licenziati, i salari di mercato delle persone non qualificate potrebbero scendere molto al di sotto di un minimo socialmente accettabile e, congiuntamente ad altre nuove tecnologie, i robot potrebbero rendere la distribuzione del reddito molto più diseguale di quanto non lo sia già.

Cosa si dovrebbe fare?
La formazione e la scuola non sono la bacchetta magica.

La formazione e la scuola non sono la bacchetta magica.

In primo luogo, le nuove tecnologie porteranno cose buone e cattive. Siamo in grado di plasmare quelle buone e gestire quelle cattive.

In secondo luogo, l’istruzione non è una bacchetta magica. Una motivazione consiste nel fatto che non sappiamo quali competenze saranno richieste da qui a tre decenni. Inoltre, se Frey e Osborne sono nel giusto, sono a rischio così tanti posti di lavoro a qualifica medio-bassa che potrebbe essere già troppo tardi per chiunque abbia più di 18 anni e per molti ragazzi. Infine, anche se la domanda d’impieghi che richiedano creatività, imprenditorialità ed un alto livello di conoscenze dovesse crescere nella misura dovuta, la qual cosa è altamente improbabile, trasformarci tutti in quei pochi fortunati è pura fantasia.

Terzo, dobbiamo riconsiderare il tempo libero. Per lungo tempo il più ricco ha vissuto una vita di tempo libero a scapito delle masse lavoratrici. Il progresso delle macchine intelligenti rende possibile per molte più persone vivere una vita simile senza sfruttare gli altri. L’odierno trionfante puritanesimo reputa una tale inattività deplorevole. Bene, allora, lasciamo che le persone se la godano attivamente. Quale altro sarebbe il vero obiettivo dei grandi incrementi nel benessere che abbiamo creato?

Riconsiderare il tempo libero lasciato dal subentro delle macchine nella produzione di beni e servizi è una risorsa importantissima per migliorare la qualità della vita delle persone.

Riconsiderare il tempo libero lasciato dal subentro delle macchine nella produzione di beni e servizi è una risorsa importantissima per migliorare la qualità della vita delle persone.

In quarto luogo, avremo bisogno di ridistribuire il reddito e la ricchezza. Tale ridistribuzione potrebbe assumere la forma di un reddito di base per ogni adulto, insieme al finanziamento dell’istruzione e della formazione in ogni fase della vita di una persona. In tal modo, la possibilità di una vita più piacevole potrebbe divenire realtà. Il gettito potrebbe provenire da tasse su ciò che è negativo (l’inquinamento, ad esempio) o sulle rendite (compresa la terra e, soprattutto, la proprietà intellettuale). I diritti di proprietà sono una creazione sociale. L’idea che una piccola minoranza debba beneficiare in maniera così soverchiante delle nuove tecnologie deve essere riconsiderata. Sarebbe possibile per lo Stato, ad esempio, ottenere una quota automatica dal reddito derivante dalla proprietà intellettuale che esso protegge.

Infine, se l’emorragia di posti di lavoro dovesse accelerare, sarà essenziale garantire che la domanda si espanda in tandem con l’aumento della capacità di offerta. Qualora ci riuscissimo, molte delle preoccupazioni relative alla mancanza di posti di lavoro svanirebbe. Dato l’insuccesso nel raggiungere un tale obiettivo negli ultimi sette anni, ciò potrebbe bene non accadere. Tuttavia potremmo fare meglio se lo volessimo.

Tutto è in mano alle istituzioni economiche e politiche
Il futuro è in mano alla politica e alle istituzioni democratiche di cui c'è sempre più bisogno per governare i grandi cambiamenti mondiali.

Il futuro è in mano alla politica e alle istituzioni democratiche di cui c’è sempre più bisogno per governare i grandi cambiamenti mondiali.

L’ascesa di macchine intelligenti è un evento della storia. Cambierà molte cose, inclusa la nostra economia. Ma il loro potenziale è evidente: esse rendono possibile per gli esseri umani vivere una vita di gran lunga migliore. Che finiscano per farlo dipende dal modo in cui vengono prodotti e distribuiti i profitti.

È possibile che il risultato finale consisterà in una piccola minoranza di vincitori assoluti e un numero smisurato di perdenti.

Ma un tale risultato sarebbe una scelta, non frutto del destino. Una forma di tecno-feudalesimo non è affatto necessaria. Soprattutto, la tecnologia di per sé non impone alcun esito. Lo fanno le istituzioni economiche e politiche. Se quelle che abbiamo non danno i risultati che desideriamo, dobbiamo cambiarle.

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