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Social reading

Ipubblicare_puoi_okl web è sempre più social, gli smartphone sono sempre più social, le nostre vite sono sempre più (sui) social ed infine lo sono diventati anche i libri. In parte perché lo sono gli autori, che dei social hanno bisogno per farsi conoscere. In parte perché i social sono il luogo dove si trovano e si ritrovano le persone. In sostanza, la promozione dei libri oggi non può prescindere dai social.

Parliamo di social network, sì, ma letterari, ovvero, come li si suole definire, social reading. E parliamo anche di marketing dei libri sulla rete. Come i fratelli maggiori (Facebook e Twitter su tutti), anche i social reading si connotano quale luogo privilegiato per contatti, interazione e confronto tra gli utenti. In questo caso, però, con una prospettiva affatto particolare: una community di persone accomunate dalla passione per i libri, che dibattono e condividono interessi, gusti ed affinità letterarie.

Ve ne sono diversi, ma ne emergono due in particolare: Anobii e Goodreads.

Anobii, deve il suo nome all’Anobium punctatum, il “tarlo della carta” (epiteto che nei paesi anglosassoni è riferito a coloro che trascorrono molto tempo sui libri), nasce nel 2006 ad Hong Kong. Dopo molteplici passaggi di proprietà (ed essere perfino divenuto per un certo periodo, sotto il controllo della catena di supermercati britannici Sainsbury’s, un e-book store), sembrava aver un po’ smarrito la sua originaria vocazione di luogo dedicato agli appassionati dei libri e della lettura. Recentemente acquisito da Mondadori, Anobii conserva un’ampia base di appassionati in Italia (ben 300.000, su un milione circa di utenti, sono italiani).

Goodreads, nato anch’esso nel 2006, attualmente vanta oltre 20 milioni di iscritti ed è di gran lunga il punto di riferimento tra i social reading. Proprio la sua ampia base di utenti (niente a che vedere, naturalmente, con i numeri di Facebook…) ha attirato le attenzioni di Amazon che nel 2013 l’ha acquisito, inglobandolo all’interno della propria piattaforma (che comprende anche Shelfari e Library Things) e successivamente integrandolo anche sul Kindle.

Nati come spazi aperti e liberi dedicati alla lettura, la discussione e lo scambio di opinioni, recensioni ed esperienze relative ai libri, i social readings hanno dovuto infine introdurre, più o meno tutti, logiche di mercato. Il futuro ci dirà se, come temono molti utenti e osservatori, verrà meno anche l’indipendenza. Un epilogo, tuttavia, che appariva ineluttabile. Tutti hanno dovuto confrontarsi con la pressante necessità e la conseguente ricerca di capitali per continuare ad esistere e dunque crescere.

Inoltre, spesso abbiamo assistito ad una condotta contraddittoria, quasi schizofrenica, che oscillava tra una strategia volta all’acquisizione da parte dei grandi gruppi globali o dai principali attori del web, e quella di divenirne dei diretti competitor, trasformandosi, in parte o del tutto, ad es. in librerie online. Essere acquisiti da un qualche colosso dell’industria dell’editoria o del web, allettato da quanto essi potessero portare in dote, o determinato ad eliminare un probabile concorrente si è rivelato un destino comune.

I social reading nell’era del marketing digitale

Al di là di quello che sarà il futuro dei social reading all’interno dei gruppi che li hanno acquisiti e delle strategie di cui faranno parte o a cui saranno assoggettati, essi rappresentano una grande opportunità non solo per gli appassionati dei libri, ma anche e soprattutto per gli autori bisognosi di farsi conoscere e guadagnare supporter, quelli indie in primo luogo.

Il mondo dell’editoria attraversa una profonda crisi e al contempo una multiforme trasformazione. Al libro tradizionale si è affiancato il libro digitale, accanto al libro a stampa cresce l’e-book. L’avvento del libro elettronico ha ridotto notevolmente, se non quasi azzerato, i costi relativi al supporto ed alla stampa (sebbene ne rimangano altri, soprattutto se si mira a costruire un buon prodotto). Ebbene, grazie a ciò, grazie alle nuove tecnologie, divenire un autore e pubblicare il proprio manoscritto è senza dubbio più facile che in passato. Il self publishing è ormai una realtà.

Questo tuttavia non vuol dire che diventare uno scrittore (men che meno uno affermato!) risulti più semplice ed immediato. Tutt’altro. La competizione è sempre più brutale. È difficile che l’eventuale pubblicazione possa rivelarsi in qualche misura remunerativa, ancora meno che si riesca a far della scrittura una professione. Spesso ai nuovi autori sono destinati dell’anonimato.

Il libro occorre in primo luogo scriverlo, successivamente è necessario farlo conoscere ed infine bisogna pur venderlo. Lo stesso marketing dei libri è ormai mutato. Non basta più affidarsi a un editore o un ufficio stampa che si occupi di pubblicizzare il libro. Sempre più spesso si richiede o si impone agli scrittori un impegno diretto: tour promozionali, letture pubbliche nelle librerie, eventi, interviste, serate che prevedano la firma delle copie da parte dell’autore, etc. Questi è sempre più presente e coinvolto all’interno della complessa macchina del marketing. Al punto da risultarne ormai inscindibile e sempre più protagonista, talvolta a spese del libro stesso.

L’autore diviene sovente l’interprete principale e l’attore unico (o quasi) della e nella promozione del suo libro. Vuoi per scelte commerciali, vuoi soprattutto per necessità. I luoghi dell’azione di promozione dei libri sono divenuti proprio i social network. Da quelli tradizionali (Facebook in testa), a quelli di settore, i social readings (e qui Goodreads la fa da padrone). Sono proprio questi ultimi che sono diventati terra di conquista per autori, ma anche editori e seller internazionali.

Goodreads – il programma autore
La costruzione del brand dell'autore è il primo sforzo per avviare un'azione efficace di marketing.

La costruzione del brand dell’autore è il primo sforzo per avviare un’azione efficace di marketing.

Goodreads è il più gettonato tra i social readings anche perché, oltre ad un bacino di 20 milioni di utenti, offre diverse funzionalità interessanti e utili. Tra queste spiccano quelle dedicate esplicitamente agli autori. Goodreads con il suo programma autore mette a disposizione di questi ultimi, in forma completamente gratuita, tutta una serie di strumenti, anzi un vero e proprio progetto di promozione per il proprio libro. L’unica condizione necessaria per entrarne a far parte è quella di aver pubblicato almeno un titolo. È un’opportunità preziosa per autori in cerca di affermazione, in particolare per quelli cosiddetti indie, ovvero i selfpublisher.

Su Narcissus è presente un’interessante guida che illustra, brevemente ma efficacemente, come promuovere il proprio libro su Goodreads. Al suo interno vi è anche un link ad un’ulteriore guida, realizzata in collaborazione con la piattaforma stessa da Bella Andre, nota autrice indie statunitense, in cui questa espone quali sono le motivazioni che dovrebbero indurre gli autori ad utilizzare Goodreads per la promozione della propria opera.

Quale sarà il futuro dei social reading è difficile dirlo. Alcuni si chiedono addirittura se per essi ci sarà un futuro. Le sfide con cui devono misurarsi si chiamano indipendenza, qualità, libertà, pluralità, credibilità. Il tempo ci mostrerà se saranno in grado di affrontarle e superarle. Consoliamoci, se non ci saranno loro ci sarà qualcos’altro che ancora non conosciamo.

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