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Relazionarsi fino a collidere

Mario Mancini

26 Aprile 2013

[Tempo di lettura: 6 minuti]

Il binomio relazione/creatività

CollisioneSembra che solo la relazione fisica possa produrre la reazione chimica che porta alla nascita di nuove idee all’interno di un’organizzazione che persegue l’innovazione. Guardando alle politiche del personale che stanno facendo Yahoo! e Facebook e a quello che aveva portato avanti alla Pixar in compianto Steve Jobs, la conclusione non può essere altrimenti.

Marissa Mayer, la nuova CEO di Yahoo!, vuole tutti negli uffici di Mountain View, Facebook ha costruito, nel nuovo campus di Memlo Park, dei camminamenti sopraelevati che collegano le i vari edifici, mentre nella sede della Pixar a Redwood City Steve Jobs ha fatto dell’atrio e dei bagni (unici, centralizzati e imprescindibili) il punto focale dell’edificio.

L’atrio e i bagni della Pixar

Questo episodio è raccontato nella biografia ufficiale di Steve Jobs di Walter Isaacson. Quando la Pixar decise di costruire i nuovi studios a Redwood City e John Lasseter mostrò a Steve Jobs il progetto basato sul modello hollywoodiano, Steve commentò che non aiutava la gente a incontrarsi. L’architettura doveva essere pensata per far incontrare e parlare la gente oltre la loro stessa volontà. Isaacson riporta il pensiero di Jobs:

«La creatività è un prodotto degli incontri spontanei, delle conversazioni fortuite. Ci si imbatte in qualcuno, gli si chiede che cosa sta facendo, si dice ehi, che bello, e da questo breve incontro nascono le più svariate idee. Se un edificio non incoraggia questa relazione, molta dell’innovazione e della magia che nasce dalla fortuna va perduta».

Jobs voleva unico grande edificio intorno a un luogo dove tutti dovevano obbligatoriamente passare per qualsiasi attività anche fisiologica: entrare/uscire, mangiare, bere, riunirsi, fare i propri bisogni. Ecco l’enorme atrio centrale che portava all’unica porta di accesso e dove si affacciavano tutte le attività, le sale riunioni e sboccavano i corridoi interni e le scale che conducevano agli uffici. Due enormi bagni al termine del corridoio servivano tutto l’edificio. Ci potevano volere dieci minuti per percorrere il tratto che separava l’ufficio dal bagno. Quando Lasseter fece osservare a Jobs che una donna incinta non poteva fare tutta quella strada, Steve acconsentì a costruire un’altra coppia di servizi al primo piano. Ma la cosa gli dispiacque. C’era pure la stanza dell’amore che Jobs chiamava la “stanza della meditazione”, senza però LSD che, invece, abbondava nella stanza del giovanissimo Jobs al Reed College.

Il 7 ottobre 2012 l’edificio della Pixar è stato rinominato “Steve Jobs Building” in onore del suo ideatore e mentore. Ricorda Lasseter:

«La teoria di Jobs funzionò sin dal primo giorno. Non facevo che imbattermi in persone che non incontravo da mesi. Non ho mai visto un edificio che favorisse di più la collaborazione e la creatività».

Il grande atrio dell'edifico della Pixar
Il grande atrio dell’edifico della Pixar a Redwood City voluto da Steve Jobs per far incontrare la gente. Questo video mostra in dettaglio l’organizzazione di questo spazio.
I ponti e le porte auto-apribili di Facebook
Password: Hack
Password: Hack. Ecco la scultura all’ingresso della sede di Facebook.

L’incubo di Mark Zuckerberg è la burocrazia. Ne pensa di tutte per tenere lontano questo autentico killer della creatività. Nel vasto campus di Facebook a Memlo Park campeggia l’enorme scritta Hack! Hacking è una categoria filosofica della sua visione che ha spiegato bene nella lettera agli investitori che richiama il Manifesto del Futurismo. Gilliam Tett, columnist del Financial Times, ci dice che adesso sono comparsi dei camminamenti arancioni sopraelevati che collegano i vari edifici del campus in cui lavorano 4mila persone. È un’idea del tecnologo di Facebook, Mike Schroepfer, che teme l’isolamento degli sviluppatori nei loro cubicoli all’interno perimetri dei loro dipartimenti.

Costruendo questi ponti sospesi li vuole incoraggiare a vagolare da un edificio all’altro così da imbattersi in qualcuno con cui scambiare due parole.

I capi di Facebook, d’altra parte, si sono fatti installare delle porte che si aprono automaticamente sul loro spazio quando detectano un visitatore. Lo stesso avviene al supermercato. Dice Schroepfer:

«L’atto di spingere una porta crea una separazione mentale tra gli spazi. Vogliamo che i nostri edifici siano collegati. Per questo ci devono essere dei ponti sospesi che collegano ciascun piano di ciascun edificio».

Sempre più imprese tecnologiche sono ossessionate dall’ingegneria sociale, dal problema di come far lavorare e interagire insieme le teste che producono il codice. Più queste teste aumentano più il problema s’ingigantisce. Schroepfer, che viene da Sun Microsystem, ha visto le conseguenze di una crescita senza innovazione, lo smarrimento, cioè, dello spirito delle start-up, i tempi leggendari in cui si stava tutti in una stanza e le idee circolavano senza ostacoli e inseminavano l’innovazione. È una sorte che è toccata a grandi motori dell’innovazione come Xerox, Sony e Microsoft.

Il management di Facebook, oltre che con l’architettura, incoraggia gli sviluppatori a mescolarsi tra loro incentivando missioni sabbatiche in altri dipartimenti e installando riti tribali come gli hackamonth, hackathon, hackafest, bootcamp… Un menu a base di “hack”. Fare nuove conoscenze in dipartimenti diversi dal proprio è lo scopo di tutto questo andirivieni di gente. Ma lo scopo è anche quello di evitare la formazione di gruppi tribali dipartimentali che generalmente prima si guardano in cagnesco e poi si acciuffano. E sembra funzionare. Innovazioni come “Like”, il “grafo sociale” sono nate durante gli hackathon.

Facebook è leggendaria per l’innovazione sfrenata. Si racconta che Zuckerberg tenga le riunioni a una stanza condizionata a 15 gradi in modo che dopo l’esposizione a un quarto d’ora di questa temperatura artica i partecipanti giungano a una qualche conclusione. Ci sarà una logica superiore in questo o c’è solo eccentricità? La seconda cosa ci spaventa di meno.

I ponti sopraelevati tra gli edifici del campus di Facebook
I ponti sopraelevati tra gli edifici del campus di Facebook.
La polvere sui tavoli di Yahoo!
L'allestimento di un party a Yahoo! con il Titanic che si inabissa
Un Titanic di cartapesta installato nella sede di Yahoo! per un party. I ragazzi della Purple Company hanno avuto sempre uno spiccato sense of humor.

Si racconta che quando Marissa Meyer è arrivata a Yahoo! per fare un giro degli uffici abbia chiesto dove stavano tutte le persone e le loro macchine. Alla reception c’era poca gente, gli uffici erano semivuoti, sui tavoli giaceva un velo di polvere e nel parcheggio c’erano le erbacce invece delle auto. Lavorano da casa le hanno risposto gli accompagnatori. Penso che questa osservazione abbia impressionato la giovane manager più di qualsiasi altra strombettata difficoltà con la quale stava combattendo la gloriosa “purple company” divenuta l’emblema del sorpassatismo. Racconta al NYT un imprenditore che ha avuto a che fare con Yahoo!:

«A Facebook e Google gli uffici brulicano di attività, alla reception si registrano i visitatori con i tablet di ultima generazione e i dirigenti che lavorano sulle acquisizioni sono così preparati da conoscere anche il colore delle mie mutande. A Yahoo! è tutto differente. Nel parcheggio si può scegliere il posto per la macchina tra le centinata di posti disponibili, si entra in una reception deserta e ci si registra su un computer sorpassato con un browser obsoleto. I dirigenti si premuniscono di avvertire di non avere letto il resumé, di non aver guardato ai risultati della due diligence e nessuno di loro incoraggia a chiudere la trattativa. È scoraggiante. Dovrebbero offrirmi il doppio per lavorare per loro».

Non sorprende che la prima preoccupazione di Marissa sia stata quella di infondere una nuova linfa in Yahoo! e porgere nuove motivazioni all’interno del gruppo. Tutti i Blackberry sono stati sostituiti con iPhone o smartphone Android, la mensa ha iniziato a servire i pasti gratis e poi è arrivato il discutissimo invito (diciamo invito e leggiamo ordine) ai dipendenti di Yahoo! di tornare a lavorare in ufficio riponendo il pigiama nell’armadio di casa per spostarsi tutti i giorni nei locali di Mountain View. Dopo questi atti simbolici sono arrivate le acquisizioni.

Grazie ai soldi entrati dalla cessione della partecipazione in Alibaba, Marissa ha speso oltre 10 miliardi di dollari per comprare una dozzina di start-up o meglio per prendere a bordo i giovani talenti di queste imprese e inocularli nell’anemico corpo di i Yahoo! L’acquisizione più clamorosa è stata quella di Summly, un app per iPhone, il cui diciassettenne sviluppatore lavorerà nella sede di Londra di Yahoo! dopo avere finito il liceo.

Tornare un ufficio, relazionarsi con i colleghi più giovani, condividere forzatamente uno spazio può essere veramente quello che manca a Yahoo! per porre il pre-requisito di qualsiasi altra azione.

Marissa Mayer con il figlioletto di un mese, Macallister
Marissa Mayer con il figlioletto di un mese, Macallister, negli uffici di Yahoo a Mountain View. Si intravedono i pasticcini di una qualche party, probabilmente il suo.

***

Relazionarsi fino a configgere non è un’idea nuova. La Camera dei Comuni a Westminster a Londra, che è la più antica istituzione parlamentare del mondo, non ha posti a sedere per tutti. In occasione delle grandi decisioni i parlamentari devo accalcarsi fino al punto spintonarsi per partecipare alla storia.

Che sia un’idea che possa piacere a Mark Zugerberg?

Un'affolata sessione del Parlamento inglese
Posti in piedi! Un’affolata sessione del Parlamento inglese.

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