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E-reader batte carta

non_battagliaL’articolo Ebooks v paper uscito sul “Financial Times” disegna un quadro degli studi e dei sondaggi condotti da diversi studiosi sui pregi e difetti della screen reading e dei dispositivi di lettura di contro alla lettura tradizionale su carta.

Lo scrittore e critico Will Self è nettamente a favore della carta. L’uso di un dispositivo multifunzione con la possibilità di connettersi al web in qualsiasi momento durante la lettura di un romanzo serio può compromettere la vita di questo genere letterario.

Di tutt’altro parere invece Anne Campbell della Open University in Scozia che ha condotto uno studio su due gruppi di studenti: al primo è stato chiesto di leggere su un Kindle basico, al secondo sui normali libri a stampa. Il risultato ha dimostrato che i dispositivi elettronici favoriscono una lettura più profonda, grazie anche al fatto di non poter saltare le pagine.

Altri studi e statistiche proposte nell’articolo dimostrano che la lettura sui vari device cambia sia in base alla familiarità che ne ha l’utente sia alle funzioni che offre.

La molteplicità delle esperienze di lettura
Kindle Paperwhite vs tablet multifunzione. Finisce come Germania-Brasile?

Kindle Paperwhite vs tablet multifunzione. Finisce come Germania-Brasile?

Non esiste un solo tipo di dispositivo dedicato alla screen reading. Si passa dal più semplice modello di ereader basato sulla tecnologia e-ink senza retroilluminazione al Kindle Paperwhite con un’illuminazione dello schermo e non del volto del lettore, e infine al tablet che nasce per permettere la navigazione sul web e la possibilità di scaricare tante applicazioni tra cui anche quelle dedicate alla lettura di ebook.

La compresenza di tante app e la facile connessione al web offerta da un tablet favorisce una distrazione maggiore rispetto all’uso di un ereader concepito solo per la lettura e, a volte, anche per la consultazione di una libreria ad esso associato, come nel caso del rapporto Amazon Kindle.

Non preoccupiamoci
Non è il caso di preoccuparsi per il futuro della lettura e dell'apprendimento.

Non è il caso di preoccuparsi per il futuro della lettura e dell’apprendimento.

La conclusione dell’articolo rassicura sugli aspetti negativi dell’innovazione legata alla lettura. Tra qualche decennio, quando i bambini inizieranno a leggere fin da subito sui dispositivi elettronici matureranno delle abitudini, più o meno consce, che saremo in grado di studiare e comprendere molto meglio di quanto possiamo fare ora.

Il lancio degli ereader sul mercato è talmente recente che ogni ricerca può soddisfare solo parzialmente la nostra curiosità sulla loro superiorità o meno rispetto alla carta. Ciò che è chiaro sin da ora è che stiamo vivendo una nuova era della lettura e non una battaglia tra schermo e carta.

Riproduciamo di seguito la traduzione italiana dell’articolo di Julian Baggini editor del “The Philosophers’s Magazine” e autore di The virtues of table: how to eat and think (Granta ed.). La traduzione è stata curata da Stella Ammaturo che inizia la sua collaborazione con ebookextra.

* * *

La connessione è la morte del genere romanzo?
La

La “screen culture” è un fenomeno che dalla fantascienza è passato alla realtà.

La ricerca ci costringe a ripensare il modo in cui ci rapportiamo alla parola scritta.

Negli ultimi anni la scelta dei libri da portare in vacanza è diventata sempre più difficile. Il problema non è semplicemente cosa leggere, ma come leggere – su carta, tablet, ereader, o forse anche sullo smartphone – e le persone hanno diverse opinioni su quale sia il migliore. Ma c’è qualcosa che agevola la decisione oltre al costo e alla convenienza? A questa domanda, la risposta suggerita da numerosi studi nel campo delle neuroscienze e della psicologia della lettura, in forme diverse, è un sonante sì.

Non sono poche le persone che hanno ammonito sui rischi connessi all’aumento della “screen culture”, così definita dalla neuroscienziata Susan Greenfield.

Greenfield ha più volte espresso l’idea secondo cui, così come la tecnologia ci porta in territori sconosciuti, «il cervello può adattarsi in maniera imprevedibile». Sebbene tenda a sottolineare che questi cambiamenti possono essere sia buoni sia cattivi, ciò non l’ha fermata dal rilasciare ai media considerazioni negative, amplificate in seguito attraverso termini molto forti.

Sull’altra sponda del territorio in cui si dividono le due culture dell’ebook e del libro cartaceo, lo scrittore e critico Will Self recentemente ha sostenuto che la connettività del mondo digitale è stata fatale per il romanzo serio, che richiede tutta l’attenzione del lettore. Guardando ai prossimi vent’anni, egli ha posto la domanda:

se accettate che sino ad allora la stragrande maggioranza dei libri sarà letta in formato digitale su device collegati al web, riuscite a credere che quei lettori sceglieranno volontariamente di disabilitare la connessione? Se la vostra risposta è no, allora la morte del romanzo è racchiusa nelle vostre labbra.

Più che il mezzo è il modo
Percentule della popolazione USA che possiede un tablet/e-reader.

Percentule della popolazione USA che possiede un tablet/e-reader.

La lettura elettronica è certamente in aumento. Il Pew Research Center, riporta che, recentemente, nel 2010 quasi nessuno negli Stati Uniti aveva un e-reader o un tablet. Oggi la metà lo possiede. La proporzione della popolazione che ha letto un ebook negli ultimi anni è salita dal 17% nel 2011 al 28% solo due anni dopo. Nel Regno Unito, Nielsen, che monitora le vendite dei libri, ha scoperto che un titolo di consumo su quattro, acquistato nel 2013, è stato un ebook, rispetto a uno su cinque di un anno prima.

Tutto ciò può essere motivo di preoccupazione? È evidente che la lettura su schermo può comportare una minore comprensione del testo e persino provocare il sonno. Ma, in questo campo, la ricerca è complessa e inconcludente e, ad ogni modo, attualmente si sta facendo qualcosa di più interessante che discutere di quale sia il mezzo superiore. Questo tipo di riflessioni ci aiutano a essere più consapevoli su cosa significhi leggere.

I ricercatori devono esaminare le differenze di lettura su dispositivi di marche differenti, ma devono anche distinguere attentamente tra le diverse cose che facciamo quando leggiamo. Si consideri, per esempio, la differenza tra “lettura profonda”, quando si è realmente immersi in un testo, e “apprendimento attivo”, quando si prendono note a margine o si chiude il libro per cercare delle relazioni con qualcos’altro.

Percentuale degli americani che hanno letto un ebook nel 2013

Percentuale degli americani
che hanno letto un ebook nel 2013

Quando Anne Campbell della Open University in Scozia ha osservato come gli studenti usavano un Kindle reader e come i libri cartacei, ha scoperto che i dispositivi elettronici favoriscono una lettura più profonda e un più lento apprendimento attivo. Tutto ciò sembra essere una diretta conseguenza del design. «Sono meno distratti usando un Kindle basico» ha affermato. «Sono quasi costretti a focalizzarsi su di esso a causa della mancanza di altre funzioni se non flick avanti e indietro». Un’altra constatazione correlata al discorso e ampiamente diffusa, è che le persone leggono più lentamente sugli schermi che sulla carta.

Sara Margolin della State University di New York ha condotto una ricerca in questo settore. La sua idea è che

il rallentamento può davvero permetterci di spendere più tempo a consolidare cosa abbiamo letto in una rappresentazione mentale più coesa del testo… non saltare pagine durante la lettura può essere una buona cosa che costringe il lettore a leggere il testo in sequenza preservando l’organizzazione voluta dall’autore.

Tuttavia, questo processo scoraggia la rilettura che notoriamente agevola, grazie alla “metacomprensione”, la capacità del lettore di riconoscere se ha capito o meno ciò che ha appena letto.

L’oggetto della lettura
C'è poco da vantarsi. Tutti hanno un punto di rottura.

C’è poco da vantarsi. Tutti hanno un punto di rottura.

Questo esempio mostra da solo come i dibattiti sulla vittoria della stampa a discapito dello schermo sono estremamente semplicistici, non in ultimo perché leggere su un computer o un tablet, con infinite distrazioni a portata di click, è molto diverso dal leggere su un dispositivo dedicato alla lettura elettronica. Molto dipende da cosa si sta leggendo e perché. I risultati dello studio condotto dalla taiwanese Szu-Yuan Sun suggeriscono che leggere un testo in maniera lineare, alla maniera di un libro di carta tradizionale, comporta una «migliore comprensione letterale del testo per lettori di mezza età», ma la lettura sul computer con collegamenti ipertestuali «è utile per una comprensione inferenziale del testo». In altre parole l’ambiente collegato al web incoraggia le persone a fare collegamenti e risolvere questioni, mentre la lettura semplice porta a prendere così com’è ciò che si ha sotto gli occhi. Da ciò la prevalenza di collegamenti ipertestuali e molteplici finestre sui computer o tablet può essere vista o come distrazione sgradita o come un’opportunità in più per l’apprendimento attivo.

Dove la ricerca ha suggerito che la lettura a schermo ha diminuito la comprensione, è difficile capire se ciò è una conseguenza del modo in cui è costruita un’app di lettura o della familiarità che le persone hanno con essa.

Avere un device che richiede molta attenzione operativa potrebbe essenzialmente sottrarre lavoro alle risorse di memoria» dice Margolin. Questo non sembra essere il caso della sua ricerca perché lei sostiene che probabilmente «il device che abbiamo utilizzato è stato abbastanza semplice da manipolare e i miei partecipanti avevano familiarità con la tecnologia.

Questo è un bell’esempio di come sia difficile sapere se le preferenze che abbiamo per un tipo di dispositivo di lettura rispetto a un altro sono radicate negli elementi essenziali della conoscenza o sono semplicemente culturali.

Un altro ricercatore, Simone Benedetto, sottolinea:

Il fatto che la maggior parte della popolazione è ancora spinta all’uso della carta sin dalla prima infanzia ha una maggior influenza sulla preferenza per la carta.

Dobbiamo ricordare che gli ereader sono molto nuovi e gli sviluppatori li stanno migliorando giorno dopo giorno. Per esempio, Margolin sostiene che uno dei maggiori problemi della screen reading è la retroilluminazione degli schermi usata nei tablet, laptop e computer da tavolo, la quale può ledere e affaticare gli occhi e, se usati di notte, può «sconvolgere il nostro ritmo circadiano e rendere il sonno molto difficile». Gli schermi più nuovi, come quello del Kindle Paperwhite, stanno superando questi problemi.

Secondo Stephen Fry, uno dei più acuti osservatori del mondo dei media

Secondo Stephen Fry, uno dei più acuti osservatori del mondo dei media “i libri sono minacciati dagli ebook come le scale dagli ascensori”. Potrebbe essere anche una chiosa conclusiva.

Da un altro punto di vista, non è chiaro se gli inconvenienti sono più o meno connessi con il modo in cui cambia la nostra lettura. Per esempio, Campbell spiega come siamo in grado di creare «mappe cognitive» di ciò che stiamo leggendo includendo, per esempio, memorie visuali di alcuni passaggi posizionati nella parte superiore del lato sinistro della pagina, oppure raccogliendo informazioni cinestetiche basate sul peso e sulla dimensione in grado di farci capire quanto ci resta da leggere. Questo aiuta a spiegare perché Benedetto ritiene che «lo scorrimento danneggia la memoria spaziale», in quanto rende più difficile orientarsi nel testo.

Tuttavia, così come sostiene Campbell, noi abbiamo imparato inconsciamente come creare mappe cognitive, durante anni di lettura, e potrebbe accadere che le persone abituate a leggere su ereader non faranno affidamento alle stesse cose e useranno, invece, parole chiave ricercabili e una toolbar per navigare all’interno del testo. In realtà questo potrebbe essere più efficiente e verosimile.

Le motivazioni
Nel 2025 per i nativi digitali il libro può essere veramente un oggetto misterioso.

Nel 2025 per i nativi digitali il libro può essere veramente un oggetto misterioso.

Un altro settore di ricerca riguarda, invece, la motivazione. Una delle preoccupazioni più ricorrenti nell’era di internet è che i ragazzi leggono meno. Ma ci sono delle prove secondo cui, un uso sapiente degli ereader potrebbe esortare maggiormente la lettura. Campbell, per esempio, mostra un importante sondaggio della Nacional Literacy Trust dello scorso anno, il quale dimostra che i bambini leggono di più usando un ereader che un libro cartaceo. Lei pensa che la ragione principale di questo risultato sia legata al fatto che un ereader è piccolo, leggero, portatile e lo si può tirare fuori nei momenti più strani come «nell’attesa dell’arrivo dell’autobus».

Gli ereader hanno anche il vantaggio che, dall’esterno, è impossibile vedere se qualcuno sta leggendo l’ultimo romanzo vampiresco di tendenza o un manuale sul calcolo differenziale. «Si potrebbe studiare di nascosto», dice Campbell, ad esempio si vedono persone che utilizzano i loro dispositivi nei saloni di parrucchieri o a lavoro. Questo riflette un aspetto della lettura secondo cui siamo tutti consapevoli di ciò che leggiamo ma spesso riluttanti ad ammetterlo. Un libro tenuto in mano o su un tavolino di un bar è una pubblica dichiarazione di chi siamo. Gli ereader sono, a volte, utili per superare problemi d’immagine fornendoci una sorta di licenza per seguire la nostra curiosità e gli interessi più disparati.

Se usato efficacemente, un ereader potrebbe fornire un grande aiuto a molti, come dimostra il titolo di un recente studio condotto da un team di Harvard diretto da Matthew Schneps: «Gli ereader sono più efficienti della carta per chi soffre di dislessia». Schneps ha dichiarato che alcuni dislessici sono «inclini a distrarsi a causa delle parole della pagina adiacente alla parola chiave letta in quel momento». Le colonne strette possono aiutare a risolvere questo problema e sicuramente «la formattazione è difficile da modificare in un libro a stampa, ma banale in un e-reader». Nella stampa il corpo del carattere deve soddisfare tutti, invece con un dispositivo elettronico tutti i tipi di personalizzazione sono possibili, questo significa che, potenzialmente, ogni utente può creare il proprio ambiente di lettura ottimale.

Conclusioni
Percentuale dei ragazzi tra 8 e 16 anni che preferiscono la lettura a schermo

Percentuale dei ragazzi tra 8 e 16 anni
che preferiscono la lettura a schermo

In conclusione, non sembra esserci una prova convincente che la lettura su schermo o su carta sia migliore di per sé. «Se la componente cognitiva è forte» suggerisce Benedetto, «quella culturale lo è ancora di più». Secondo Margolin «la preferenza per una lettura su carta o su schermo sembra essere nient’altro che questo: una preferenza». E sempre di più i giovani stanno optando per i digitale. L’indagine della National Literary Trust ha rivelato che il 52% dei ragazzi tra gli 8 e i 16 anni preferisce la lettura su schermo contro solo il 32% che preferisce la carta stampata.

Anne Mangen della University of Stavanger in Norvegia sostiene che abbiamo bisogno di più studi longitudinali, condotti nel corso di decenni, prima di poter comprendere quali effetti dei diversi dispositivi elettronici di lettura siano dovuti alla familiarità o meno con essi, e quali siano «relati a innati aspetti della cognizione umana».

Percentuale dei ragazzi tra 8 e 16 anni che preferiscono la lettura su carta

Percentuale dei ragazzi tra 8 e 16 anni
che preferiscono la lettura su carta

La ricerca ha già detto molto su come leggiamo oggi. Prima di tutto, è evidente che, anche utilizzando la carta, esistono diversi approcci. Molti di noi, probabilmente, hanno uno stile fisso: potremmo essere uno skimmer (sfogliatore), uno skipper (saltatore), un front-to-back completist (lettore dalla prima all’ultima pagina), un custode della pagina incontaminata oppure un ossessivo scrittore di marginalia. Ad ogni modo, le nostre abitudini, probabilmente, sono state create per la maggior parte da una serie di combinazioni tra esperienze infantili e lo strumento con il quale ci siamo avvicinati alla lettura. Basta essere semplicemente più consapevoli delle alternative che possono aiutarci a leggere meglio, evitando distrazioni,  a immergerci nella finzione, per esempio, o a rompere consapevolmente il flusso della lettura non-fiction per assicurarci di elaborare le informazioni ricevute.

In secondo luogo, potremmo beneficiare di essere consapevoli di quanto le nostre preferenze siano influenzate dall’abitudine, dalla moda e dalla cultura. Quando ci sediamo in un treno con un libro aperto di fronte a noi, ci rendiamo conto di quanto la nostra scelta di lettura sia stata influenzata dalle nostre idee di quello che dovrebbe essere un buon libro e di come un adulto serio dovrebbe apparire in pubblico?

Perché è ovvio che la lettura è importante e può sembrare facilmente evidente ciò che è la lettura. Forse il vero contributo degli ereader sarà quello di farci ripensare a questo assunto.

* * *

Stella Ammaturo, appassionata di letteratura si è lasciata sedurre da autori portoghesi, francesi e italiani del Novecento al punto di scriverci due tesi ma nel suo cuore la passione per la tecnologia legata alle digital humanities non l’ha mai abbandonata. Dopo gli studi umanistici e un bel 110 Lode ha deciso di tornare a studiare seriamente l’informatica umanistica seguendo il Master in Informatica del testo ed edizione elettronica dell’Università di Siena-Arezzo esplorando dall’interno un mondo sempre più affascinante.

One Response to Non sarà una battaglia tra schermo e carta

  1. […] articolo uscito sul Financial Times è stato tradotto e riportato integralmente su ebookextra.it (Non sarà una battaglia tra schermo e carta). La conclusione dei due articoli, in somma sintesi, è pressoché la stessa: la lettura digitale […]

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