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[nota di ebookextra] Scott Turow, autore di bestseller e presidente dell’associazione degli scrittori americani (Authors Guild), in questo intervento ospitato su “The New York Times”, si fa interprete del sentimento dei molti scrittori che vivono del proprio lavoro e che guardano con immensa apprensione al futuro di fronte ai cambiamenti epocali che stanno sconvolgendo l’industria secolare del libro. Il futuro non riserva niente di buono per lo scrittore professionista: il nuovo marketplace digitale del contenuto e il decrescente valore economico e giuridico del copyright sta depauperando le risorse degli autori, spingendoli alla ricerca di nuove improbabili, insidiose e precarie fonti di reddito. È interessante leggere le motivazioni di Turow a sostegno di questo suo grido di soccorso che ha molte possibilità di rimanere inascoltato di fronte agli interessi di altri soggetti che socialmente e politicamente pesano di più della Gilda degli autori. Il destino degli scrittori occidentali sarà quello dei loro colleghi russi?

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Il mercato digitale globale sta affamando gli autori

Il mese scorso, la Corte Suprema ha deciso di permettere l’importazione e la rivendita di edizioni estere di libri di testo, che sono spesso più economiche delle edizioni prodotte in America [vedi ebookextra]. Fino ad allora, i giudici avevano vietato quest’attività perché violava il diritto d’autore. Non solo questa sentenza apre le porte a un aumento delle importazioni di libri a costo sbassato, ma colpisce gli autori, perché trattandosi di libri di seconda mano, non porteranno alcuna royalty ai loro autori.

Potrebbe sembrare un problema secondario visto che gli autori sono già alle prese con un enorme mercato interno di libri di usati. In realtà questo è l’ultimo esempio di come il mercato elettronico globale sta rapidamente prosciugando le entrate degli autori. Sembra che quasi tutti i player del mercato – editori, motori di ricerca, biblioteche, pirati e perfino alcuni accademici – facciamo a gara per guadagnare posizioni a spese degli autori.

L’autore è una delle poche professioni direttamente tutelate dalla Costituzione, che impone al Congresso “di promuovere il progresso della scienza e delle arti, garantendo per un periodo limitato di tempo agli autori e agli inventori il diritto esclusivo sulle loro opere e invenzioni”. L’idea è che una cultura letteraria pluralistica, alimentata dai autori la cui sussistenza e indipendenza non può essere minacciata, sia essenziale per la democrazia.

Scott Turow

Scott Turow, scrittore di thriller legali best seller, avvocato e Presidente della Gilda degli autori USA.

Il diritto d’autore sempre più minacciato

La cultura è oggi a rischio. Il valore del diritto d’autore si sta deprezzando, una crisi che colpisce duramente non gli autori best-seller come me che hanno tratto beneficio dai recenti cambiamenti nell’industria del libro, ma gli scrittori di media classifica.

Prendete gli e-book. Gli editori spendono di meno a produrli: non ci sono costi di stampa, di magazzino e di trasporto e, a differenza dei libri, non c’è alcun rischio che la libreria lo renda invenduto.

Ma invece di utilizzare le economie di scala per essere più generose con gli autori, le sei principali case editrici – cinque delle quali sono state condannate dal Dipartimento di Giustizia per il cartello dei prezzi degli e-book – insistono caparbiamente nel mantenere le royalty degli e-book al 25 per cento dei ricavi netti. Che è circa la metà di un tradizionale diritto su un’edizione hardcover.

Gli autori di best-seller hanno il potere di mercato di negoziare una royalty maggiore per gli anticipi che ricevono, anche se gli editori non vogliono ammetterlo. Ma gli scrittori, le cui opere vendono di meno, scoprono che i loro guadagni sono in calo a causa delle nuove condizioni peggiorative, un processo che si sta accelerando mano mano che il mercato migra verso il digitale.

Erich Holder, procuratore generale USA

Erich Holder, procuratore generale USA, ha condannato Hachette Book Group, HarperCollins, Simon & Schuster, Macmillan, Penguin e Apple per cartello sui prezzi degli ebook.

L’alleanza di motori di ricerca e pirateria

E ci sono degli e-book per i quali autori ed editori, grandi e piccoli, non guadagnano niente. Numerosi siti pirata tenuti su dalla pubblicità o dagli abbonamenti, sono cresciuti in paesi offshore offrendo gratis e-book nuovi e usati.

I pirati in sé sarebbero una minaccia limitata, se non fosse per i motori di ricerca che indirizzano il traffico verso questi siti non autorizzati, senza temere conseguenze legali, grazie a una disposizione presente nella legge del 1998 sul diritto d’autore. La ricerca “Scott Turow e-book gratis” ha elencato 10 siti pirata per primi 10 risultati su Yahoo, 8 su 8 su Bing e 6 su 10 su Google, con inserzioni a pagamento collocate ai bordi della pagina.

Se mi mettessi in un angolo di strada a indicare dove si possono acquistare merci rubate, raccogliendo per questo servizio una mancia, sarei già sulla strada della prigione.

Google sta anche discutendo anche con molti scrittori perche nel 2004, con la collaborazione di cinque grandi biblioteche, ha digitalizzato milioni di libri protetti da copyright, senza il permesso degli autori. La Authors Guild (di cui io sono presidente) ha fatto causa s Google e, a distanza di molti anni, dopo una proposta di accordo respinta dal giudice, il contenzioso va avanti.

Google dice si tratta di un “fair use” delle opere, un’eccezione al diritto d’autore, perché mostra degli estratti dei libri in risposta a una ricerca.

Naturalmente, dopo migliaia di ricerche, Google ha usato tutto il contenuto del libro e ogni volta che viene visualizzato un estratto vende pubblicità senza condividere alcuna parte delle entrate con l’autore o l’editore.

Il vecchio equilibrio dell’industria del libro è sconvolto

Nel 2011 è andata ancora peggio quando un consorzio di alcune delle biblioteche partner di Google, l’Hathi Trust, ha deciso di mettere on-line circa 200 libri che il gruppo aveva unilateralmente deliberato “orfani”, non avendo potuto individuare i proprietari del copyright. Tra gli “orfani” c’erano scrittori come il romanziere best seller J.R. Salamanca – vivo e vegeto nel Maryland – e il vincitore del Premio Pulitzer James Gould Cozzens, i cui diritti d’autore sono stati lasciati ad Harvard. La Authors Guild ha fatto causa, e Hathi ha sospeso il programma. Ma il contenzioso continua, e ancora milioni di opere protette da copyright sono online, si trovano lì pronte ad esser scaricate gratuitamente.

La zuffa con le librerie di Hathi è emblematica di nuovi equilibri nelle alleanze del mondo editoriale tradizionale. Oggi per molti accademici, i diritti d’autore hanno poco valore economico perché l’editoria scolastica oggi fa pochi soldi. I diritti d’autore di altri autori, invece, spesso impediscono agli studiosi di citare liberamente le opere o parti di esse durante i corsi. Così, sotto il “cri de coeur” che “l’informazione deve essere libera”, alcuni professori chiedono che il copyright sia ridotto o addirittura abbandonato. Slogan altisonanti a parte, questi accademici stanno semplicemente promuovendo la propria carriera a spese delle condizioni di vita degli altri scrittori.

Anche tra autori e biblioteche, un tempo alleati, le cose si sono fatte difficili.

Nessuno chiama socialista il nostro sistema di biblioteche pubbliche, che distribuisce gratuitamente beni che gli autori producono; in molte nazioni occidentali gli autori ricevono una piccola somma quando le biblioteche prestano le loro opere. Gli autori accettano senza problemi questo sistema di distribuzione, perché le biblioteche li hanno nutriti come scrittori e come lettori.

Adesso molto biblioteche pubbliche vogliono prestare gli e-book non solo ai clienti abituali che vogliono scaricare, ma a chiunque abbia un e-reader, una tessera bibliotecaria e una connessione internet. In questa nuova realtà, l’unico incentivo a comprare, piuttosto che prendere in prestito, un e-book è il fatto che la copia prestata sparisce dopo un paio di settimane. In conseguenza di ciò molti editori rifiutano di vendere e-book alle biblioteche pubbliche.

Uno scenario ancora più da incubo è l’annuncio che Amazon ha un brevetto per rivendere e-book. Probabilmente il prestito elettronico sarà ritenuto illegittimo, ma se non lo fosse, le vendite di e-book nuovi scenderanno in picchiata, perché un e-book, a differenza di un libro di carta, non soffre alcuna usura di lettura. Perché qualcuno dovrebbe mai comprare ancora un nuovo libro?

I consumatori possono risparmiare un dollaro o due, ma il grande trionfatore, come al solito, sarà Amazon. Monopolizzerà il mercato della rivendita e sposterà enormi guadagni dagli editori verso di sé; danneggerà anche dagli autori, che perderanno la già esigua quota dei proventi ricevuti dalla vendita di e-book nuovi.

Jeff Bezos con la moglie MacKenzie a un manifestazione in favore dei matrimoni gay

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, con la moglie MacKenzie a un manifestazione di sostegno ai matrimoni gay. Amazon è uno dei bersagli polemici preferiti della Gilda degli autori USA.

Molta gente dice che tali cambiamenti sono semplicemente nella natura dei mercati e non vede alcun problema nel lasciare gli autori a scrivere esclusivamente per l’amore della scrittura. Ma che tipo di società sarebbe?

Lo scorso ottobre, sono stato a Mosca e ho incontrato un gruppo di autori che hanno descritto il triste stato della scrittura come mezzo di sussistenza in Russia. È rimasta solo una manciata di editori, mentre l’e-publishing è fatto a pezzi dalla pirateria che opera in modo sfrenato. Come risultato, nel paese di Tolstoj e Cechov, pochi russi, figuriamoci gli occidentali, possono menzionare un autore russo contemporaneo di cui si parli a livello nazionale.

I padri della Costituzione avevano ragione. La repressione in stile sovietico non è necessaria, basta diminuire l’influenza degli autori. Basta svalutare i loro diritti d’autore.

I giovani scrittori russi vincitori del premio nazionale di letteratuta pe esordienti.

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