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Bravo Sergey Brin!

John Akwood

13 Agosto 2013

[Tempo di lettura: 6 minuti]

Il disastro degli allevamenti industriali

Pin FloydL’“Economist”, con la puntuale ossessione per le statistiche, ci informa che nel mondo ci sono 20 miliardi di polli, 1 miliardo e 400mila bovini, 1 miliardo di suini e altrettanti ovini. L’unico scopo dell’esistenza di questi esseri è di entrare nella catena alimentare di altri esseri, gli umani, con le uova, il latte e soprattutto la carne. Senza tirare in ballo nessuna questione filosofica o etica per la quale si rimanda all’ebook del filosofo antispecista italiano Leonardo Caffo (copertina qui di fianco), l’impatto ambientale degli allevamenti industriali di bestiame è, a dir poco, devastante per il pianeta e l’atmosfera terrestre. La faccenda si fa ancora più complicata con l’enorme costante aumento della domanda di carne e di derivati animali. È chiaro che lo stato di cose del bestiame e del suo allevamento e trattamento deve essere superato e anche rapidamente. Diventeremo tutti vegetariani? Poco probabile e allora dovremo pensare a qualcosa di nuovo. Partiamo dalla catena alimentare, cioè dalla carne.

Arriva Google con la Googleburger
Caffo
La copertina dell’ebook di Leonardo Caffo, Zampe come gambe, che affronta la questione dei diritti degli animali da un punto di vista antispecista. Vai all’ebook.

Dove c’è un qualcosa che dovrà accadere, immancabilmente c’è qualcuno di Google. I ragazzi di Google sono ovunque ci sia un pezzetto di futuro. In questo giorni, con una grande moto mediatico, abbiamo assistito alla produzione e al consumo del primo hamburger sintetico, creato con le staminali di manzo da un gruppo di ricercatori dell’università di Maastricht (Paesi Bassi) sotto la direzione di Mark Post che si è detto fiero della propria polpetta in provetta.

Che è stata ribattezzata subito “Googleburger” perché i 700mila euro che sono serviti alla ricerca li ha messi Sergey Brin, stra-miliardario co-fondatore di Google. “L’ho fatto – ha dichiarato Brin – perché la carne prodotta in laboratorio evita la sofferenza agli animali rinchiusi negli allevamenti”.

L’hamburger sintetico è un po’ insipido per rivaleggiare con l’hamburger di carne bovina poiché è fatto solo di muscolo e manca di qualche molecola di grasso. E allora il buon Brin ha messo altri 10milioni di dollari perché i ricercatori olandesi, sintetizzando anche il grasso, rendano più saporita la Googleburger.

Non è solo questione di sapore. Se si convincessero i consumatori a mangiare la carne in provetta si ridurrebbe del 99% il terzo della terra coltivata destinata agli allevamenti, si recupererebbe almeno l’82% di acqua e i gas serra si ridurrebbero tra il 75 e il 95 per cento. Poi non verrebbero più macellati gli animali che è una cosa di cui il genere umano potrebbe andare fiero.

 

Sergei Brin
Brin, classe 1973. nato a Mosca è espatriato negli USA dall’età di sei anni con la famiglia che fu discriminata dalla politica antisemtia del regime sovietico il quale impedì al padre Michael di diventare astronauta. In questa foto Brin indossa i Google Glass, l’emblema della nuova Google.
Perché Google è simpatico

Google è incredibile, è veramente lo specchio del nostro tempo sospeso com’è tra un idealismo commovente che ha il volto di Brin, rintracciabile anche nelle origini del motore di ricerca, e pratiche di business brutali, ciniche, subdole e omnivore. Google suscita sentimenti contrastanti. Il “do ut des” scellerato con gli utenti che in cambio di servizi gratuiti sempre più strabilianti cedono informazioni sulla loro persona all’agenzia pubblicitaria globale Google muove poca ammirazione e crea molta inquietudine simile a quella che O’Brien suscitava a Winston Smith. Inquietudine che ha spinto un altro Schmidt, Eric, il presidente di Google e tutor dei due fondatori, a pronunciare la stupefacente frase “Tranquilli, su di voi ne sapete più di Google”. E ci mancherebbe!

Schmidt, Page e Brin sulla robo car
Eric Schmidt (in piedi), Larry Page (sul sedile davanti) e Sergey Brin (sul sedile posteriore) a bordo della robo car. Queste tre persone hanno in mano in futuro di Google e un po’ anche il nostro.

Poi c’è altro Google, quello che ci piace di più. Il Google del Google X Lab, un laboratorio segreto nell’area sud di San Francisco, dove si sperimenta di tutto e dove lavorano liberamente migliaia di creativi e scienziati coordinati da Sergey Brin. Degli oltre 100 progetti, tenuti astutamente segreti, si è già visto qualcosa con la robo car (auto senza pilota) e gli occhiali della realtà aumentata, ma c’è anche l’aereo alimentato con una turbina eolica, la banda larga trasmessa da palloni aerostatici e l’ascensore spaziale, tanto per citarne alcuni probabili e alcuni improbabili. La filosofia di Google X, che conta su un budget di 7 miliardi di dollari, è stata riferita da Astro Teller, il direttore del centro e nipote del discusso fisico Edward preso a modello da Kubrick per il “Dottor Stranamore”, al giornalista di “Bloomberg Businessweek” che l’ha intervistato: “prendiamo in carico e cerchiamo di risolvere qualsiasi cosa che sia un grosso problema per l’umanità” paragonando Google X alla fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Se non è idealismo questo, che cosa è? Chapeau a Google.

Nel mirino di Brin è adesso entrata la questione animale, una questione negletta ma enorme che diventerà centrale nel dibattito pubblico e nella coscienza collettiva in un tempo inferiore a quanto si possa pensare. Naturalmente Brin l’ha approcciata a modo suo, in modo concreto e praticamente come un tecnologico visionario potrebbe fare, mettendo a fuoco il bisogno che sta alla base della questione e che è quello alimentare. Se si risolve quello le cose possono andare a posto

L’hamburger sintetico è stato inserita dal magazine più trendy del pianeta, “Time”, tra le 10 idee che fanno la differenza, cioè quelle “innovazioni che stanno cambiando il modo in cui lavoriamo, viviamo, preghiamo e giochiamo”.

Per i nostri lettori riproduciamo la traduzione italiana della motivazione, pubblicata su “Time” del 14 marzo 2013 e redatta da Bryan Walsh, per inserire l’hamburger di finta carne in questa lista corta di idee che cambieranno la nostra vita.

Google X Lab
Questa vignetta preparata dagli illustratori di Bloomberg Businessweek mostra visivamente alcuni dei progetti a cui stanno lavorando gli scienziati del Google X Lab.

 * * *

Crescere un burger di Bryan Walsh

“Fra 50 anni”, disse Winston Churchill nel 1931, “dovremo sfuggire all’assurdità di crescere un pollo intero al solo scopo di mangiare il petto o l’ala”. Come? “Crescendo queste parti separatamente con un mezzo adatto.

Ok, Churchill era un politico, non uno scienziato: infatti 82 anni dopo, gli whopper di Burger King, i Big Mac di MacDonald’s e i sandwich doppi al pollo di KFC provengono ancora dagli allevamenti. Ma ora, grazie ai progressi nella coltura delle cellule, i ricercatori sono arrivati alla creazione in laboratorio di carne commestibile. E questi Frankenburger (e Frankenugget) potrebbero anche contribuire a salvare il pianeta.

Al di là dell’etica di allevare ogni anno negli Stati Uniti circa 9 miliardi di animali da uccidere per farne del cibo – una grande questione per i vegetariani e per alcuni gruppi che li sostengono – l’allevamento industriale produce una grande quantità di rifiuti: circa un miliardo di tonnellate di rifiuti di origine animale che inquinano aria e acqua. E con la previsione della crescita del 60% entro il 2050 della domanda mondiale di carne, la quantità di terreni agricoli e cereali necessari per sfamare polli, suini e mucche potrebbe divenire insostenibile.

La produzione di carne in provetta – tessuto muscolare creato da cellule animali e cresciuto in laboratorio – non ha nessuna controindicazione per l’ambiente. In effetti, fa venire l’acquolina in bocca rispetto ai metodi esistenti di produzione di carne: secondo alcune stime servirebbe il 45% di energia di meno e il 99% di terreni agricoli sarebbero risparmiati. È una soluzione che ha ricevuto l’approvazione del People for the Ethical treatment of Animal (PETA). Nel 2008 il gruppo animalista promise un premio di un milione di dollari al primo produttore che avrebbe portato sul mercato di massa carne cresciuta in laboratorio. Ciò permetterebbe ai vegetariani, che attualmente evitano il maiale, di aprirsi, diciamo, al bacon di laboratorio.

Ancora nessuno si è fatto avanti a reclamare questo premio. Ma lo scienziato Mark Post e il suo team dell’università di Maastricht in Olanda, che hanno già prodotto una piccola quantità di carne in laboratorio, hanno adesso prodotto un burger in provetta. La loro sfida maggiore – senza considerare l’opera di convincimento dei consumatori sul fatto che la carne prodotta in laboratorio si può mangiare senza preoccupazioni – sarà il costo. La produzione di cellule è costosa (le spese di sviluppo di un burger sono stimate sopra i 100.000 dollari), quindi sarà ardua la sfida lanciata all’allevamento tradizionale che produce negli Stati Uniti 50 miliardi di hamburger all’anno.

Se ci riuscissero, potremmo un giorno ordinare un McInProvetta o forse un McChurchill.

[Traduzione e adattamento di Chiara Arrighi]

In questo video prodotto da PETA l’attore vegano Joaquin Phoenix simula il soffocamento che patiscono i pesci che finiscono nei piatti delle nostre tavole.

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