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Gli OTT una macchina da soldi

TurbolenzaDopo un anno in stile “cavalcata delle Valchirie” il titolo di Netflix ha subito un inatteso arretramento dovuto soprattutto a una sentenza di una corte federale che ha dato sui nervi agli investitori. Non è che Wall Street sia particolarmente sensibile al tema della neutralità della rete, ma lo è parecchio per le conseguenze economiche dell’abbandono di questo principio. Un principio che è a fondamento del business degli OTT, che sono attualmente una vera e propria macchina per fare soldi come solo la FED può essere. Nel 2012 tra le cinque imprese che hanno avuto il maggiore incremento di capitalizzazione nell’indice S&P 500, quattro sono proprio over-the-top content provider (Amazon, Netflix, Google e Facebook).

Ma che cosa è successo? Una corte federale del District of Columbia ha accolto il ricorso di Verizon contro Netflix teso a scardinare le regole definite dall’agenzia federale delle comunicazioni (FCC), cioè il cosiddetto Open Internet Order del 2010, fortemente voluto dall’amministrazione Obama. Open Internet Order decreta la rete come spazio libero aperto e non limitabile. Bene, la sentenza della corte federale permette alle telco, i gestori della connettività, di offrire tariffe particolari a fornitori di servizi e contenuti desiderosi di velocità di connessione e qualità di trasmissione per costruire delle autostrade a pedaggio sulle quali far viaggiare i dati senza limite di velocità.

Le telco entrano nello spazio di business degli OTT
Abbonati wireless USA

Le quattro maggiori telco servono circa 320 milioni di abbonati negli USA.

Ma non è soltanto questo. Fosse questo soltanto, sarebbe sì un colpo gravissimo al principio della democrazia online, ma alla fine riparabile e forse inevitabile, visto che la diversificazione delle tariffe è di prassi in altri comparti media, a partire da quello televisivo. La questione, da un punto di vista economico, è un’altra: i pachidermi delle telco, finora fornitori dell’infrastruttura dell’informazione, potranno adesso competere nella fornitura di contenuti con i servizi specializzati degli OTT costruiti sulla rete fisica controllata dalle telco stesse. Si tratta di conglomerati immensi: Verizon ha un giro d’affari di 120 miliardi di dollari con 180mila dipendenti, AT&T fattura 128 miliardi di dollari e dà lavoro a 250mila persone e Comcast che opera nel settore del cablaggio TV ha ricavi per 68 miliardi e se adesso con l’acquisizione Time Warner Cable raggiunge gli altri giganti, sempeché superi lo scoglio dell’antitrust. Queste imprese possono fare investimenti e acquisizioni di qualsiasi tipo ed entità. Netflix a loro paragone è un puntino nello spazio.

Queste imprese possono veramente, e sono anche avvezze a farlo, mettere in campo delle pratiche brutali per sbarazzarsi della concorrenza e portare il mercato dove vogliono che vada. Ecco da dove deriva la preoccupazione degli investitori che hanno messo ingenti capitali nelle nuove gazzelle di Internet (Netflix, Amazon, Google) e che finora hanno potuto beneficiare dell’inedia dei grandi mammiferi delle telco che hanno lanciato solo qualche ruggito.

Verrebbe da dire, ma che ci interessa? Sono cose senza misura che avvengono in quella terra ipercapitalista che sono gli Stati Uniti. Noi europei siamo differenti, da noi prevale il buonsenso, la misura e il controllo democratico. E invece no: basterebbe guardare alle vicende di Telefonica o a quelle di Vodafone già entrata nel cono d’ombra di AT&T, dopo che Verizon ha staccato un assegno da capogiro per togliersi di mezzo la società presieduta da Colao.

Sul tema della neutralità della rete dopo la sentenza federale è intervenuto sul blog “Bits” del “New York Times” il tech columnist del quotidiano di New York, Nick Bilton indicato da “Wired” come uno dei 90 più influenti opinionisti sulle faccende della Rete. Nick Bilton nella sua rubrica “Disruptions” ha discusso la sentenza della corte federale e le sue conseguenze in un articolo dal titolo “Paying to Travel in the Internet’s Fast Lanes” che proponiamo ai lettori di ebookextra in traduzione.

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Internet libera e aperta
Sulla neutralità della rete l'agenzia governativa per le comunicazioni (FCC) ci si è giocata i cosiddetti.

Sulla neutralità della rete l’agenzia governativa per le comunicazioni (FCC) ci si è giocata i cosiddetti.

Per essere un argomento terribilmente soporifero, la neutralità della rete è la più importante questione che Internet deve affrontare dopo la nascita di Internet. L’idea dietro la neutralità delle rete è che le informazioni che vediamo sui nostri portatili, smartphone e tablet devono circolare liberamente sulla Rete, a prescindere dalla loro origine, dalla destinazione e dal contenuto. Nessuno deve godere di uno speciale trattamento. Tutti i siti vanno trattati allo stesso modo. Ma cosa accade se qualcuno è disposto a pagare per far viaggiare più velocemente i propri contenuti?

La questione è tornata d’attualità dopo che il 14 gennaio una corte d’appello federale ha stabilito che l’agenzia governativa sulle comunicazioni (FCC) non potrà più opporsi ad AT&T, Verizon e altri provider che vogliono creare corsie preferenziali a elevata velocità così da permettere ai fornitori di servizi di consegnare ai loro utenti i dati più velocemente e con una migliore qualità.

Potete scommettere che la battaglia non è ancora conclusa. Il 31 gennaio il presidente Barack Obama ha dichiarato che l’FCC si appellerà contro la sentenza per mantenere “internet libera e aperta“. La discussione sulla neutralità della rete risale ai tempi del telegrafo. Fino agli anni ’70 la FCC ha impedito alle società di telecomunicazioni di stabilire linee telefoniche preferenziali per chiamate a lunga distanza. È come se i fornitori di elettricità stabilissero una tariffa per il consumo di energia del frigorifero e una differente per quella della lavatrice, oppure potessero offrire delle tariffe speciali a coloro che desiderano l’elettricità anche durante l’arresto dell’erogazione.

Far pagare di più turba il mercato?
Se i fornitori di connessione vincolo la battaglia contro la neutralità della rete, succederà che controlleranno Internet?

Se i fornitori di connessione vincono la battaglia contro la neutralità della rete, succederà che controlleranno Internet?

La domanda è: Internet è diventata così fondamentale per la nostra esistenza da richiedere una specifica regolamentazione? Per aziende come la AT&T, Comcast e Verizon la risposta è no. Se Google o Netflix vogliono pagare di più per viaggiare su una corsia preferenziale non dovrebbe essergli impedito. Pure i consumatori ne trarrebbero giovamento. L’FCC e altri temono che questa situazione consenta ai provider di fare favoritismi a chi è disposto a pagare di più. Come fa una nuova startup a competere con Google o Netflix se i loro contenuti non viaggiano alla stessa velocità o con la stessa qualità di ricezione? E cosa impedirebbe a qualcuno di bloccare definitivamente determinati contenuti?

Onestamente molti non si fidano delle tante AT&T e Verizon sparse nel mondo. “Da sempre le aziende di telecomunicazioni dicono: ‘Faremo i bravi, rispetteremo le regole’ e poi sei mesi dopo le violano”, dice Christopher Libertelli, un ex-consulente legale dell’FCC che oggi lavora a Netflix come responsabile delle relazioni globali. Nel 2007, per esempio, l’operatore via cavo Comcast ha rallentato il traffico per il protocollo pear-to-pear BitTorrent e l’FCC l’ha multata. Nel 2012 la AT&T ha imposto ad alcuni utenti di FaceTime, un software per video-chiamate della Apple, di passare a un contratto più costoso.

Libertelli aggiunge che Netflix ha già ravvisato episodi di rallentamento del proprio servizio in alcune aree e non ha potuto fare molto per risolvere il problema. In questi e in molti altri casi le aziende di telecomunicazioni e i proprietari dei cablaggi bloccano i prodotti che sono in diretta concorrenza con i loro servizi. I provider dicono che i clienti dovrebbero poter decidere in base alle proprie disponibilità economiche, passando a un altro operatore se non sono soddisfatti delle pratiche di business del loro fornitore. Ma negli Stati Uniti le possibilità di migrazione sono praticamente nulle. Un rapporto sui service provider di Internet pubblicato nel 2013 dall’FCC ha dimostrato che quasi un terzo dei cittadini USA ha un unico provider attraverso cui connettersi a Internet a una velocità di sei Megabyte al secondo o superiore. Un altro 37% della popolazione ha solo due opzioni disponibili.

Le telco, il convitato di pietra della Rete
Le telco non combattono solo con i fornitori di contenuti che utilizzano la loro rete, ma subiscono anche la concorrenza diretta degli OTT telefonici come Skype, Viber, WhatsApp che competono sul loro stesso terreno. La vignetta qui sopra dà bene l'idea della battaglia che si sta sviluppando.

Le telco non combattono solo con i fornitori di contenuti che utilizzano la loro rete, ma subiscono anche la concorrenza diretta degli OTT telefonici come Skype, Viber, WhatsApp che competono sul loro stesso terreno. La vignetta qui sopra dà bene l’idea della battaglia che si sta sviluppando.

Susan Crawford, visiting professor della Harvard Law School, nel suo libro Captive audience The Telecom Industry and Monopoly Power in the New Gilded Age, osserva che le telco stanno già effettuando profitti eccezionali pur continuando a investire in nuove infrastrutture. I profitti della Verizon Communications nel terzo trimestre del 2013 sono cresciuti a doppia cifra negli ultimi anni e hanno raggiunto i 2,2 miliardi di dollari nell’ultimo quarto del 2012. Nello stesso periodo la AT&T, il secondo provider degli Stati Uniti dopo la Verizon Wireless, ha registrato profitti per 3,8 miliardi di dollari nello stesso periodo. Tim Wu, il professore della Columbia Law School che nel 2010 ha coniato l’espressione neutralità della rete e che ha scritto largamente sulle questioni della regolamentazione, dice che le aziende di telecomunicazioni sono troppo grandi e potenti per perdere questa battaglia.

“L’FCC è intimorita dalle aziende che deve controllare”, dice Wu. Il professore ritiene anche che questo conflitto potrebbe ritorcersi contro i provider, provocando un irrigidimento legislativo del governo nei loro confronti o spingendo i giganti come Google a vedere il bluff delle telco. Dice Wu:

Le compagnie telefoniche e di cablaggio dovrebbero porre attenzione nel promuovere i loro interessi perché la cosa potrebbe scoppiargli in faccia. Verizon, AT&T e Comcast potrebbero trovarsi di fronte a ingenti richieste economiche. Per esempio Google potrebbe dire a Verizon e AT&T: ‘Bene, ma se volete che i vostri clienti accedano a Google, temo che dovrete pagarci?’.

Per il momento siamo in una situazione di stallo, e resterà tale finché non s’imboccherà una direzione oppure quella opposta. A quel punto però il futuro d’Internet potrebbe cambiare per sempre.

 

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