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E le tipografie?

Giuseppe Di Pirro

11 Maggio 2014

[Tempo di lettura: 8 minuti]

La lettura a video

tipografiaDa un punto di vista economico Internet ha messo al tappeto la stampa e il video sta soppiantando la carta stampata come mezzo di distribuzione dei contenuti. La più consistente voce dei fatturati delle imprese editoriali non è più legata alla carta. Per l’industria tipografica è scesa la notte. Un’industria secolare di grandissimo prestigio e protagonista dal XVI secolo fino all’epoca dei mass media, oggi si sta interrogando sulla propria sopravvivenza

I tipografi sono sempre stati nell’élite delle professioni e dei mestieri. Alle origini del movimento sindacale, la confederazione dei tipografi e degli stampatori era al vertice delle trade unions di tutto il mondo grazie all’alto grado di alfabetizzazione e alla reputazione sociale della loro merce (giornali, libri, stampe) che veicolava la conoscenza il sapere e l’arte. Per esempio l’International Typographical Union (ITU), fondata nel 1852 ad Albany nello stato di New York, è stata la prima categoria sindacale ad ammettere le donne. Il Sindicato de Obreros Tipógrafos, fondato nel 1897, è stato il primo sindacato cattolico della Spagna. Si potrebbe continuare a lungo citando anche i tipografi editori italiani che hanno dei nomi che hanno percorso la storia culturale del nostro paese.

Oggi nei paesi sviluppati i numeri dell’industria tipografica sono orribili: si parla di contrazioni fino al 40% dei fatturati e anche di percentuali maggiori per quel che concerne la perdita di posti lavori, tassi da far impallidire quelli dell’industria mineraria inglese negli anni Settanta.

Il futuro
L'industria tipografica, che a livello mondiale produce 800 miliardi di dollari di beni (poco meno della pubblicità), nei paesi sviluppati ha perduto molto terreno con flessioni fino al 40%.
L’industria tipografica, che a livello mondiale produce 900 miliardi di dollari di beni (poco meno della pubblicità), nei paesi sviluppati ha perduto molto terreno con flessioni fino al 40%.

Nonostante questi trend atroci, l’industria della stampa può risollevarsi dagli attuali “dire straits”. Come? Con la tecnologia. Non è uno scherzo, è come funziona quando l’innovazione colpisce un settore industriale come un meteorite un lago. La tecnologia ha scardinato l’industria tipografica, la tecnologia è l’unica che la può mandare avanti.

La tipografia automatizzata gestita con tecniche lean è la risposta alla sfida di Internet e alla migrazione della lettura a video. È quello che emerge da un’inchiesta sull’industria tipografica inglese dal titolo “Più snelle ed efficienti, le tipografie britanniche avanzano nell’era digitale” pubblicata dal NYTimes a firma di Georgi Kantchev.

Siamo lieti di offrire l’articolo in traduzione italiana, facendo un grande augurio ai lavoratori dell’industria tipografica.

* * *

Sopravvissuti
Il nuovo print centre di
Il nuovo print centre di “The Guardian” inaugurato nel 2005 con le migliori tecnologie dell’epoca.

Pochi anni fa nel corso di una conferenza stampa, il direttore del quotidiano “The Guardian”, contemplando il futuro della stampa, ricordò l’installazione delle nuovissime macchine da stampa del suo giornale nel 2005. “Avevo una sensazione nelle ossa che potessero essere le ultime“, ha detto il direttore, Alan Rusbridger.

Gli sforzi dei dirigenti del settore della stampa tradizionale di cercare a tentoni una propria strada nel futuro digitale sono stati narrati molte volte. Ma cosa si sa dei dirigenti ancor più strettamente legati alle macchine da stampa – le persone che gestiscono le grandi tipografie? Lo chiedo a Roy Kingston, il 55enne direttore operativo di Wyndeham, una società privata che è una delle maggiori tipografie della Gran Bretagna e il cui portafoglio comprende la tiratura di “The Economist” e della rivista “Men’s Health”.

Un protagonista nella partita della stampa per tre decadi, ha sofferto l’assalto del digitale. E finora, è sopravvissuto per farne un resoconto, anche se non tutti nel suo settore sono stati altrettanto fortunati. A un visitatore, seduto a un vecchio tavolo da conferenze nel cuore della tipografia di Wyndeham, dice:

Questa sala riunioni è l’unica cosa che non è cambiata. Tutto il resto in questo stabilimento è diverso. Tutta l’attrezzatura è stata cambiata, e così le persone.

L’automatizzazione della tipografia
Nello stabilimento automatizzato che stampa
Nello stabilimento automatizzato che stampa “The Guardian”, la quasi totalità delle funzioni sono svolte da macchine a controllo numerico,

Da più punti di vista, la stessa stampa si è andata digitalizzando. Le stampanti laser di capacità industriale permettono ai grandi impianti tipografici di rendere veloce e conveniente una produzione di piccoli lotti su richiesta. Le grandi macchine offset di Wyndeham – le quali stampano mediante lastre litografiche create da file digitali – sono così automatizzate che un personale di appena una dozzina di persone circa può farle andare al proprio ritmo.

Kingston camminando per l’enorme sala perlopiù deserta della tipografia precisa:

È un’attività che adesso non richiede quasi personale. Ad un certo punto abbiamo avuto 350 persone in questo stabilimento. Ora ne abbiamo 114. Ma la mole di lavoro è più che raddoppiata. Negli anni ’90, l’impianto aveva tre macchine da stampa che potevano completare circa 20.000 copie di una pubblicazione di 32 pagine in un’ora. Ora ci sono due macchine che sono in grado di produrre il triplo di quella quantità. Le persone stanno perdendo il lavoro e non c’è modo di invertire tutto ciò. Oggi devi essere snello, eccellente ed accurato per avere successo in questa attività.

Per ribadire il concetto, l’impianto di Wyndeham stava per stampare un numero di “The Economist”, con una copertina su cui si leggeva “L’ascesa dei robot”.

Calo drastico nei paesi industrializzati, crescita in quelli emergenti
La quota di mercato dei differenti settori dell'industria tipografica nel 2009. La stampa commerciale è il settore più grande, seguito da quello dei piccoli lavori di stampa.
La quota di mercato dei differenti settori dell’industria tipografica nel 2009. La stampa commerciale è il settore più grande, seguito da quello dei piccoli lavori di stampa.

Nel 2001, l’industria della stampa britannica aveva circa 200.000 dipendenti. Ora ve ne sono meno di 125.000, in base ai dati forniti dalla British Printing Industries Federation. L’industria della stampa britannica, sebbene vasta, non è la più grande al mondo. Si posiziona al quinto posto per fatturato dietro Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania. Eppure le sue sfide e le sue opportunità sono emblematiche. I ricavi delle tipografie britanniche sono stati in costante declino negli ultimi 20 anni, secondo i dati dell’Office for National Statistics del governo, e non c’è alcuna tregua in vista.

Il fatturato del settore è destinato a ridursi a circa 10 miliardi di sterline, pari a circa 17 miliardi di dollari, entro il 2017, calato dai più di 15 miliardi di sterline degli anni ’90, secondo Key Note, una società che si occupa di ricerche di mercato.

L’industria della stampa mondiale, con un fatturato stimato di 880 miliardi di dollari lo scorso anno, continuerà a crescere di circa il 2 per cento l’anno fino al 2018, grazie soprattutto ai mercati dei paesi emergenti, secondo le previsioni di Smithers Pira, un’altra società di ricerca. Quest’anno la Cina supererà probabilmente gli Stati Uniti come il più grande mercato al mondo della stampa, ha detto Smithers Pira, mentre l’India, entro il 2018, salirà al quinto posto davanti alla Gran Bretagna. Le tipografie europee hanno avuto un percorso particolarmente duro, data l’economia stagnante della regione. La graduale ripresa non si è tradotta in una ripresa della domanda di stampa in Europa, e Smithers Pira ha dichiarato che la maggior parte di ciò che è stato perduto non verrà recuperato.

Alcune pubblicazioni, tra cui “Maxim”, una rivista che si occupa dello stile di vita maschile, e “Accountancy Age”, un periodico commerciale, hanno abbandonato del tutto il mercato della stampa, optando per edizioni esclusivamente on-line.

La ricerca del prezzo più basso

La Gran Bretagna, con la sua forza lavoro fortemente sindacalizzata, è vulnerabile anche alla concorrenza proveniente da altre parti d’Europa. Dice Robert G. Picard, professore di economia dei media presso l’Università di Oxford:

Gli italiani offrono una qualità molto elevata, ma anche un prezzo più basso per via del minore costo del lavoro. E la Germania ed i paesi scandinavi hanno un’industria della stampa molto efficiente, che elimina alcuni dei problemi di prezzo. Quindi, a parte le cose che sono urgenti, come le riviste, che devono essere fatte all’interno della regione, il miglior affare si potrebbe trovare al di fuori del Regno Unito – e potete avere i vostri prodotti qui la sera prima.

Ipex 2014 ha visto un calo delle presenze vistoso confermando la tendenza degli ultimi anni. Se prima occorrevano dei giorni per visitare la fiera, oggi bastano delle ore.
Ipex 2014 ha visto un calo delle presenze vistoso confermando la tendenza degli ultimi anni. Se prima occorrevano dei giorni per visitare la fiera, oggi bastano delle ore.

Gli editori di libri, che non sono sottoposti agli stessi vincoli temporali dei giornali o delle riviste, stanno guardando molto più ad est, con la stampa che si sta sempre più spostando verso l’Asia, dove il costo del lavoro è ancora più basso. “Tutto questo porta ad un eccesso di capacità produttiva ed elimina una quantità enorme di margine dalle tipografie”, ha affermato Picard. Se i malanni del settore potessero essere individuati su un mappa, il centro espositivo ExCel a Londra potrebbe servire a tale scopo.

Quest’anno la Ipex, un’esposizione internazionale del settore della stampa tenutasi presso il centro ExCeL a marzo, ha richiesto solamente il 30 per cento dello spazio espositivo di cui necessitava nel 2010, secondo “PrintWeek”, una pubblicazione del settore. Kingston della Wyndeham, che ha partecipato ad Ipex fin dagli anni ’80, è stato impressionato dal mutamento. Ha commentato:

Si tratta di una esposizione che ancora quattro anni fa avrebbe richiesto un giorno per essere visitata, adesso lo si può fare in appena un’ora. Il caffè non riuscirebbe nemmeno a raffreddarsi.

Oltre l’editoria
L'imballaggio è uno dei settori che offre alle tipografie nuove opportunità di business.
L’imballaggio è uno dei settori che offre alle tipografie nuove opportunità di business. Forse le maggiori.

I sopravvissuti del settore stanno resistendo, in parte spingendosi oltre l’editoria nell’imballaggio e nell’etichettatura – componenti del mondo fisico dove un equivalente digitale non può seguirli facilmente. Dice Picard: “compriamo tutti delle cose contenute in scatole di cartone o in barattoli che recano un qualche tipo di etichetta, in tal modo il settore della stampa sta realmente espandendo il proprio lavoro in quell’area”.

Kingston considera l’imballaggio “il più grande settore di crescita della stampa, senza alcun ombra di dubbio”. Cita uno studio svedese sugli acquirenti di un supermercato che ha rilevato come il prezzo fosse spesso secondario rispetto all’etichettatura nelle decisioni di acquisto delle persone. “Molte persone acquistano prodotti che nemmeno conoscono, in base alla confezione, sulla base di cosa viene posto loro di fronte”, ha dichiarato. Wyndeham, come gli altri sopravvissuti, non è più votato esclusivamente a carta ed inchiostro.

L’azienda ha sviluppato un prodotto che chiama “emagine”, un genere di software di gestione della produzione che le aziende del settore dei media possono utilizzare per la stampa e la consegna on-line. Essa ha inoltre istituito una divisione che si concentra sulle applicazioni multimediali on-line, “che si tratti di dispositivi mobilI, smartphone o iPad,” ha detto Paul Utting, amministratore delegato di Wyndeham. Le tipografie stanno rispondendo anche al mutamento delle richieste degli inserzionisti, che sono cresciuti avvezzi a personalizzare la propria merce in vendita a nicchie ristrette grazie ai media online.

La stampa digitale – la versione professionale della stampa desktop laser o inkjet – rende possibile per i rivenditori stampare cataloghi personalizzati indirizzati ai gusti dei singoli clienti. Lo stesso vale per libri e riviste, Kingston dice:

Adesso possiamo fare un’edizione personalizzata di qualsiasi rivista; possiamo rilegarla in modo diverso ed utilizzare colori speciali. Siamo in grado di personalizzarla ed inviarla. C’è un valore aggiunto molto più elevato in ciò.

Per il numero di aprile della rivista britannica dedicata al cinema “Empire”, per la quale Wyndeham ha stampato le copertine, l’editore ha voluto celebrare l’imminente film Godzilla facendo uscire un “megazine” – quasi un terzo più grande rispetto alla consueta pubblicazione – che viene commercializzata come un oggetto da collezione. Grazie alle sue funzionalità di personalizzazione, Wyndeham ha potuto adattarsi facilmente.

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