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Libro o ebook? No! La posta è la lettura

Mario Mancini

24 Ottobre 2015

[Tempo di lettura: 8 minuti]

La posta in gioco

readerIl punto non è libro o ebook. Il punto è l’erosione del tempo di lettura ad opera della brutale concorrenza di altre e più gratificanti narrazioni consumate tutte sullo stesso mezzo: uno schermo connesso a Internet. Che la posta in gioco nel nuovo scenario digitale sia proprio la lettura di libri è l’argomento preferito di Jeff Bezos e di Amazon tanto da farne uno dei leitmotiv della propria proposta commerciale e culturale. Ma chi ascolta più Amazon? E anche Amazon appare sempre meno interessato a farsi ascoltare in certi ambienti. La reputazione del gigante di Seattle tra gli influencer e i decisori dell’industria culturale è pessima, simile a quella della Corea del Nord tra i media occidentali. Recentemente la “Business Harvard Review”, che stila ogni anno la classifica dei miglior CEO del mondo, ha retrocesso Jeff Bezos dalla prima all’87° posizione della classifica dopo aver preso in considerazione altri parametri oltre quello dei risultati finanziari.

Eppure Bezos c’ha visto giusto: lo sguardo dei lettori si alza spesso dal libro per calarsi su uno schermo che ha fatto “bip” lì appresso sul divano, sul tavolo o nella tasca. Alle volte non tornano più sul libro se non dopo parecchi giorni.

La competizione tra i media: tutti contro tutti
La serie televisiva The Walking dead 5, è una delle quattrocento serie TV che combatteranno per ricevere l'attenzione e il tempo dei consumatori americani. È un competitor formidabili anche per gli scrittori di storie d'azione  ed horror.
La serie televisiva The Walking Dead 5, è una delle quattrocento serie TV che combatteranno per ricevere l’attenzione e il tempo dei consumatori americani. È un competitor formidabile anche per gli scrittori di storie d’azione e horror.

Solo negli USA sono in produzione oltre 400 serie televisive avide di pubblico e del loro tempo. Una cifra che spaventa gli stessi soggetti che le stanno producendo. Tre mercati emergenti come India, Cina e Nigeria stanno affiancandosi a Hollywood, New York e Las Vegas come immensi hub globali dell’industria culturale del divertimento. Non serve la giaculatoria della spaventosa offerta di nuovi contenuti sulle piattaforme online, sulle app per i dispositivi mobili e ora anche sulla televisione connessa a Internet. La lettura è il più sublime e delicato modo di immergersi in una narrazione, ma richiede uno sforzo di concentrazione ed è totalizzante. Purtroppo i comportamenti dei consumatori digitali stanno andando in una direzione opposta.

Martin Wolf, il commentatore economico capo del “Financial Times”, ha scritto sul quotidiano di Londra che bisogna iniziare a considerare il mondo come una singola, grande e inseparabile economia. Un concetto tanto radicale quanto visionario e azzeccato. Qualcosa di analogo avviene nell’economia dei media con l’avvento dei dispositivi mobili, sempre più scelti per accedere a contenuti di ogni tipo. Il consumo dei media, prima a compartimenti stagni e distinto per tipo di contenuto, oggi si sviluppa in un unico, singolo, indistinto mercato.

Un libro non compete più soltanto con un libro
Gli americani dispongono in media di circa 6 ore di tempo libero nella giornata. Metà è trascorso in TV, la lettura riceve circa 28 minuti. È l'unico comparto che vede la prevalenza delle donne che in genere dispongono di un tempo libero inferiore agli uomini.
Gli americani dispongono in media di circa 6 ore di tempo libero nella giornata. Metà è trascorso alla TV, la lettura riceve circa 28 minuti. È l’unico comparto che vede la prevalenza delle donne che in genere dispongono di un tempo libero inferiore agli uomini.

Oggi succede che un libro di Stephen King non compete più soltanto con un libro di James Patterson, ma compete anche con la serie televisiva The Walking Dead, con un blockbuster nelle sale, con X-Factor, con il videogioco Clash of the Titans e compete anche con un post di Facebook, con un app scaricata sull’iPhone o con le ultime e compulsive emissioni degli Youtuber. C’è un’intera generazione che sta entrando nel mondo del lavoro, e quindi in quello dei consumatori maturi, per la quale i dispositivi mobili sono una seconda natura. Per questi giovani l’informazione e i contenuti sono digitali e basta e non esiste altra forma di fruirli se non quella attraverso un qualsiasi schermo connesso a Internet e attraverso una piattaforma che serve il contenuto al volo.

Ecco che oggi tutti i media non sono più ognuno per conto suo, come era appena 10 anni fa, e neppure sono distribuiti attraverso mezzi e luoghi differenti nel tempo e nello spazio, ma sono confluiti tutti nello stesso bacino di consumo. È successo inoltre che l’abbassamento drammatico delle barriere d’ingresso ha provocato una crescita titanica dell’offerta che è andata ad attivare pubblico dormiente, ma non al punto da allineare la domanda all’offerta. È qualcosa che deve prima o poi accadere; la condizione perché questo allineamento avvenga è che i consumatori possano avere più tempo libero per divertirsi e informarsi. Ma questa condizione è lontana dal verificarsi nelle famiglie, anzi… E allora succede che alcuni segmenti dell’offerta sono espulsi dal consumo e non sempre succede a quelli peggiori. Alle volte sono proprio i migliori a uscire; i migliori come la lettura.

La lettura perde terreno

lettura_americaniChe occorra iniziare a drizzare il periscopio e ad agire con determinazione lo si evince da un’indagine del Pew Center sullo stato della lettura di libri negli Stati Uniti. La situazione fotografata dal più accreditato centro di indagine statistica degli USA, in un sondaggio con 1097 lettori, non è ancora disastrosa ma mostra dei trend preoccupanti: sette americani su dieci hanno letto almeno un libro in un qualsiasi formato nel corso dell’ultimo anno (marzo 2014-marzo 2015), ma un quarto della popolazione USA non ne ha aperto neppure uno e probabilmente non lo farà neppure nei prossimi anni perché la gente che legge libri sta complessivamente diminuendo. Nel 2011 gli americani ad aver letto un libro erano otto su dieci, in quattro anni uno si è perduto per strada o ha fatto altro dal leggere un libro. A onore del vero negli ultimi anni non ci sono stati grandi bestseller, come le Sfumature di Grigio o Hunger Games, in grado di richiamare un pubblico di non-lettori per via del tam-tam sui media e sui social network.

Se poi parliamo di libri cartacei i lettori sono scesi un poco di più: dal 71% nel 2011 al 63% nel 2015. 120 milioni di americani non toccano un libro cartaceo. Un numero che spaventa o incoraggia a fare qualcosa. I lettori di ebook sono saliti parecchio, del 10% dal 2011 al 2015 (dal 17 al 27%), ma il 2015 ha perduto un punto sul 2014 e quindi anche qui siamo fermi ai box. I guadagni del nuovo medium non riescono a sopperire alle perdite del medium tradizionale. Ricorda qualcosa questa situazione? Non è andata bene neppure per gli audiobook, il segmento a più elevato tasso di crescita dell’intero comparto, che è rimasto sui livelli del 2011.

Identikit del lettore forte
La lettura è un'atttività prevalentemente femminile.
La lettura è un’attività prevalentemente femminile.

È una donna tra i 18 e i 29 anni, con una laurea, domiciliata in un’area non urbana e con un reddito superiore ai 30mila dollari, ecco l’identikit composito del lettore forte. Andiamo ad analizzare più in dettaglio questi dati.

Se guardiamo alle fasce di età notiamo con una certa sorpresa che i lettori più forti sono i giovani compresi tra i 18 e i 29 anni: 8 su 10 hanno dichiarato di avere letto un libro nell’ultimo anno. Si tratta di un dato che contraddice il senso comune che li vede immersi nei loro telefonini ma non il buon senso perché questo è il periodo della vita in cui i libri servono per superare gli esami. Si può dire che sono lettori coatti.

12 è la media dei libri letti in un anno da un americano, il valore mediano è invece di 4 libri. Le lettrici distanziano gli uomini in modo significativo: sono più del 30% di questi ultimi. Non è certo un qualcosa che può sorprendere.

Infine, i lettori forti vanno ricercati tra le persone con un reddito superiore a 30mila dollari che vivono in aree suburbane e rurali e hanno un titolo di studio superiore.

media_lettoriI perché della stagnazione della lettura

Che cosa ci dicono questi dati? Poco che già non sapevamo. In realtà la ricerca del Pew Center conferma una criticità che non si riesce a rimediare. Si tratta della stagnazione della lettura in uno scenario caratterizzato da un forte dinamismo e da una trasformazione strutturale del mercato. Ci sono molte ragioni perché i lettori di libri non crescono in modo apprezzabile nonostante la crescita titanica dell’offerta. Nel 2008 (l’anno successivo al lancio del Kindle) gli ISBN complessivi rilasciati negli USA da Bowker erano 375.200 (289.700 da editori tradizionali e 85.500 da autopubblicati), nel 2014 sono saliti a 774.000 (304.000 da editori tradizionali e 470.00 da autopubblicati).

Una delle ragioni della stagnazione della lettura è che gli editori maggiori non vanno a caccia di nuovi lettori e anche gli autori più importanti stanno alla finestra preoccupati, come sono entrambi, di proteggere e ottimizzare il loro business tradizionale, spesso a scapito dei nuovi media. La lotta degli editori e degli autori con Amazon, che può essere anche comprensibile, si è trasformata in una lotta contro la tecnologia in sé, il che è una pessima cosa. L’innovazione di prodotto, che è quello che occorre nei nuovi media, è diventato il terreno d’azione di quei soggetti, sempre più numerosi, che sono marginalizzati o espulsi dall’ecosistema dell’editoria maggiore e che stanno diventando un fenomeno che non si può più ignorare, ma non ancora in grado di ampliare lo spazio della lettura nei nuovi media.

Forse una delle più antiche e nobili attività umane non è pronta per il balzo nel futuro.

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